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I compromessi: un malcostume non solo italiano

La cantante Liliana Tempesta racconta il prezzo del successo


La cantante Liliana Tempesta racconta il prezzo del successo
15/09/2010, 09:09

“Quelli eran giorni, oh sì, erano giorni, al mondo non puoi chiedere di più e ballavamo anche senza musica nel nostro cuore c’era molto più e ballavamo anche senza musica di là passava la nostra gioventù”, è il ritornello di una canzone che ricorda il tempo che fu e che mai più ritornerà. Quando, invece, i giorni luminosi di una carriera artistica lasciano, a distanza di anni, una scia ancora più brillante, vuol dire che le luci della ribalta non si sono mai spente. Così Liliana Tempesta, protagonista delle notti napoletane nel prestigioso Arts Cafè di Ciro Giorgio, nei pressi del Museo Nazionale a Napoli, illumina la scena con la sua fisicità, allietando il pubblico con la musicalità della sua voce, soave e argentina. Tempesta coinvolge, con elegante disinvoltura, il pubblico di ogni età, con la padronanza di una veterana dello spettacolo. Dietro di sé ha accumulato anni di carriera. Ha iniziato con la posteggia nella penisola sorrentina e, poi, nella costiera amalfitana. Si è esibita in feste di piazza, ha intrattenuto gli ospiti di cerimonie e di circoli sociali. Ha voluto, da sempre, dare il suo contributo artistico agli spettacoli organizzati a favore dei meno fortunati.
Le sue performance canore e coreografiche hanno ricevuto i favori del pubblico di tutte le latitudini. Nata a Torre del Greco, da brava corallina, ha viaggiato a bordo di navi da crociera, e qui ha incontrato un pubblico variegato ed esigente. La cantante show-girl, negli anni ’80-90, alternandosi tra orchestre e sodalizi con virtuosisti della musica, si è poi imposta come solista. Complice il magnetismo dei suoi occhi color topazio. Occhi che brillano come due gemme circondate da una setosa chioma dorata. Amante della moda, indossa, sovente, sue creazioni.
All’età di quattro anni, Liliana muove i primi passi nel mondo della musica. Ha al suo fianco papà Enrico che l’accompagna alla chitarra. Le note di famosi brani degli anni ’50 come “Cerasella”, “La casetta in Canadà” e “Tuppe, Tuppe mariscià” e la sua graziosa voce, vengono incise su un vecchio magnetofono a bobina. L’età dell’infanzia trascorre per Liliana con l’ascolto di musica jazz, swing e di romanze delle più belle opere liriche. Quest’ultimo genere, particolarmente amato dalla mamma Anna che, con la sua voce di soprano, allietava le serate agli amici, ha esaltato ancor più l’estro musicale di Liliana.
I generi musicali dell’infanzia porteranno la cantante show-girl alla maturità artistica. Questo momento le farà comprendere l’indirizzo più consono alla sua voce. Liliana, in questi anni, sceglierà la musica leggera, spaziando dai ritmi sudamericani a quelli del liscio romantico, non disdegnando i classici della straordinaria musica napoletana, riscuotendo successo di pubblico e di critica soprattutto all’estero.
Signora Tempesta, ha dei rimpianti del suo passato artistico?
"Nella mia lunga carriera artistica ho riscosso un notevole successo all’estero, soprattutto in Germania, in Medio – Oriente e nel Nord Africa. La popolarità l’ho raggiunta in quei luoghi tanto lontani dal mio Paese. In Italia, le offerte di lavoro avevano come contropartita, spesso, l’adesione a compromessi. Non ho mai accettato questo logoro modo di fare show business. E’ contro i miei principi. Con la tenacia ho raggiunto l’affetto del pubblico che incontravo sulle navi da crociera e nelle feste di piazza: mi incoraggiava a continuare su questa strada."
E’ un malcostume nazionale far carriera a patto di una certa disponibilità?
"Gli approfittatori sono in agguato ovunque. In Italia, però, ci sono molti che improvvisano il mestiere di impresario. Per arginare questo odioso fenomeno, la carriera di un artista dovrebbe essere affidata a veri professionisti del settore. I talent scout, ad esempio, dovrebbero essere investiti di serietà e di competenze musicali, di deontologia professionale e lavorare per conto e in nome delle case discografiche, quale segno di garanzia e di trasparenza."
Perché ciò non avviene?
"Per superficialità. Talvolta, anche per poca intelligenza da parte di chi non ti fa arrivare a certi livelli perché sta inseguendo il filone musicale del momento, trascurando la qualità del prodotto."
Dove ha trovato la forza di reagire?
"Dentro di me. Sono sempre andata avanti per la mia strada, non calpestando mai nessuno. Ho sempre favorito chi consideravo capace di fare questo difficile mestiere. E poi, come dicevo prima, sono stata sostenuta dall’affetto del pubblico."
Quali erano le dimostrazioni d’affetto del pubblico?
"Al termine dei miei spettacoli ricevevo e ricevo, allora come oggi, fiori accompagnati da lettere di ammiratori che si complimentano per le emozioni che regalo. I messaggi di stima e di affetto li custodisco gelosamente nel beauty-case che porto sempre con me nelle tournée."
Può leggere qualche testimonianza di ammirazione?
"Certo. Un giornalista mi ha definita “’Na voce, ‘na musica d’inta ‘a musica” e mi ha scritto perfino una poesia. Altri hanno usato il mio nome d’arte per aggiungere vari aggettivi. “Una tempesta di fuoco”, “Una tempesta di musica” (titolo di un articolo scritto da Giuseppe Giorgio e pubblicato sul quotidiano Roma il 10 agosto 2010, ndr), oppure qualcun altro ha preso spunto dalla mia mail - tempestamonsonica@libero.it - dicendo che con la mia verve sono “Una vera tempesta monsonica e che faccio faville come se fossi una Star di Hollywood”. Per il mio manager Dover, sono “un mare in tempesta che accarezza le bianche scogliere scozzesi”. Da altri fan sono stata definita “una pantera dalle sinuosità feline e dalla voce incantevole di un usignolo”. In questa frase mi riconosco davvero. Nel senso che sono un animale da palcoscenico. Non mi risparmio mai. Ah, dimenticavo, c’è chi ha paragonato la mia apparizione sulla scena ad un raggio di Sole che illumina anche il giorno più grigio. Un complimento molto lusinghiero che fa piacere ricevere a qualsiasi donna."
Il pubblico maschile l’adora. E quello femminile?
"Tra donne in genere scatta la competizione, specialmente tra colleghe. Mentre il pubblico femminile, una volta che ha compreso che io non seduco i loro accompagnatori per fini personali, ma che sono una donna di spettacolo, diventa la mia forza trainante. Le spettatrici diventano così le mie più grandi sostenitrici."
Si sente una donna affermata nella vita professionale come in quella privata?
"Sì, come donna e come madre mi sento soddisfatta. Da artista ho un grande desiderio: dare il mio contributo allo spettacolo italiano e statunitense. Vorrei volare ancora più in alto."
Cosa direbbe ai giovani che vogliono intraprendere la carriera artistica?
"Di fare attenzione ai facili guadagni e al circo mediatico di questo secolo che confonde l’arte, la vera arte, con l’effimero successo di uno spettacolo. Consiglio ai giovani di studiare per gestire con stile la loro vita, di credere con tutte le forze nelle proprie capacità, di rispettare gli impegni, in qualsiasi circostanza. The show must go on è la ferrea legge dello spettacolo. Se si fa bene il proprio lavoro si deve dare e pretendere il dovuto rispetto. Questo è un lavoro in cui una buona dose di ironia può essere una buona alleata. I momenti bui prima o poi arrivano per tutti. Reagite! Datevi la carica da soli. L’adrenalina è l’unica sostanza che vi fa del bene e vi tiene attivi. Non posso fare altro che augurare ai giovani, ai sognatori, a chi ha avuto una battuta di arresto di riprovarci, perché non è mai troppo tardi per ricominciare. Il canto, il ballo, la musica e qualsiasi forma di arte sono una sorta di pozione di eterna giovinezza. Cantare per me è probabilmente il modo migliore per affrontare la vita. In fondo, come diceva Rossella O’Hara nel film Via col Vento - Domani è un altro giorno.

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di Giuseppe Giorgio
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