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Struttura urbana e sviluppo della fascia costiera

La città vesuviana di Aldo Vella e Filippo Barbera


La città vesuviana di Aldo Vella e Filippo Barbera
08/11/2010, 10:11

Il termine Città Vesuviana fu utilizzato per la prima volta da Aldo Vella nel Convegno PRG di Portici – Città ed Area Metropolitana, organizzato dal PCI il 9 gennaio 1988 nella Sala Garibaldi della Casa Materna di Portici (tra gli altri relatori: Giuseppe Luongo, Fabrizio Mangoni, Antonio Sigillo). Tale concetto è espresso nel volume “Il territorio storico della città vesuviana – struttura urbana e sviluppo della fascia costiera” – scritto da Aldo Vella e Filippo Barbera. Pubblicato nel settembre del 2001 e dedicato a Maria Orsini Natale e a Carlo di Borbone - consapevoli interpreti del territorio vesuviano in due fasi cruciali della sua storia, il volume rilancia un approccio sistemico legato al concetto di “Città Vesuviana” che già lo storico Strabone, così descriveva nel testo Geografia, V, 4, 8 “Tutto il golfo è trapunto da città, edifici, piantagioni, così uniti tra loro da assumere l’aspetto di un’unica metropoli”.
Gli architetti Aldo Vella e Filippo Barbera così descrivono il paesaggio vesuviano: “Vi è l’opportunità di discutere di Vesuvio come di un insieme complesso in cui la parte antropizzata va presa nella sua interezza, con caratteri non generalizzabili nei desueti termini di città-dormitorio e di conurbazione napoletana. Il continuum edilizio caratterizzante specie la fascia costiera, non è oggi né periferia, né metropolitana, né città a sé, ma fondamento di una città vesuviana con caratteri unitari da qualificare. Il termine si è oggi liberato dai segni dell’invenzione e dell’utopia per indicare una particolare realtà urbana in cui le singole municipalità non sono episodi isolati, bensì partecipi di una più complessiva realtà territoriale in cui l’urbano ed il rurale, il naturale e l’artificiale sfumano di continuo l’uno nell’altro”.
L’area vesuviana è, fisicamente, il prodotto del più famoso vulcano della Terra, l’unico attivo dell’Europa continentale ed il più abitato (20 Comuni per un totale di circa 700.000 persone in 225 Kmq). Tutta la piana campana, migliaia di anni fa, e la costa - secoli fa - sono il prodotto di successive eruzioni che hanno continuamente modificato la morfologia del luogo, in particolare, nel periodo che va tra l’eruzione del 79 d. C. e quella del 1631. E’ ormai ampiamente dimostrato che l’area vesuviana è indissolubilmente legata alla forte presenza umana e che non analizzare questa presenza significa non comprendere importanti caratteri formativi dell’area stessa. L’antropizzazione del territorio compreso tra lo scomparso fiume Sebéto a Nord e il Sarno a Sud può approssimativamente dividersi in 10 periodi: greco e osco-sannita, fino all’annessione di Pompei a Roma dopo l’assedio di Silla dell’89 a. C.; romano, fino all’eruzione del 79 d. C.; post pliniano, fino al 476 – caduta dell’Impero Romano d’Occidente; medievale – moderno, fino all’eruzione del 1631; pre-borbonico, fino al 1745 (costruzione della Reggia di Portici); borbonico, fino al 1839 (ferrovia Napoli – Portici); del primo novecento, fino al 1930 – autostrada Napoli – Pompei; del secondo dopoguerra, fino all’eruzione del 1944; del boom edilizio, fino al 1970 – effetti della legge urbanistica 765 “legge ponte” e l’ultimo periodo della città vesuviana, periodo attuale.
Oggi si vive in un contesto in cui vi è un aumento abnorme del rischio vulcanico, crisi del rapporto uomo/natura, rottura dell’equilibrio idrogeologico vesuviano, quello stesso sistema organizzato da intelligenti opere di ingegneria idraulica di Borbone, è ormai saltato. Nelle zone urbanizzate – scrivono gli architetti Vella e Barbera – “gli alvei sono diventati fogne a cielo aperto e successivamente coperti, strade senza nessuna preventiva sistemazione dei bacini imbriferi a monte. Un danno incalcolabile in una zona vincolata da un complesso di norme di tutela, non ultima quelle del Piano Paesistico dell’area Vesuviana, quelle del Parco Nazionale del Vesuvio e quelle del Piano di Bacino. Si è passati da un’estrema disinvoltura di intervento ad un regime vincolistico con scarse possibilità di investimenti e di interventi di restauro e valorizzazione delle risorse in un preoccupante sistema di economia bloccata”.
L’augurio dei due autori è che l’idea della “Città Vesuviana”, rifondi una forte cultura urbana, capace di coniugare insieme e contemporaneamente la cultura dell’”analisi”, della “salvaguardia dell’identità e dell’individualità della città vesuviana” e dello “sviluppo ecosostenibile”.

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di Rossella Saluzzo
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