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'La Grande Bellezza' di Sorrentino, il rumore della mondanità

La pellicola vince l'Oscar come Miglior Film Straniero

'La Grande Bellezza' di Sorrentino, il rumore della mondanità
04/03/2014, 12:33

Paolo Sorrentino vince l'Oscar con il suo 'La Grande Bellezza', film destinato agli annali del cinema italiano. Dopo la galleria di personaggi oscuri, cupi, grotteschi, presentataci dal regista napoletano in questi anni, arriva Jep Gambardella 're dei mondani', giornalista con un passato da scrittore di opera prima e nulla più, anima delle serate romane. Jep, come Sorrentino e lo stesso Servillo che lo interpreta, mostra quella 'tomità' tutta napoletana, capacità di osservare le cose con un certo distacco ironico, proveniente, forse, dal fatalismo delle origini greche, forse dall'incombente Vesuvio. Il tema è antico, quell'horror vacui , secentesco e barocco, che impone di nascondere il vuoto coprendolo di frivolezze, ma, il rumore che impedisce di pensare, rumore cercato e voluto proprio con questo fine, è più che mai attuale.
Questa volta Paolo Sorrentino si prende tutto il tempo per mostrare gli sfondi nei quali ambienta la storia, con movimenti di camera lenti e approfonditi, a mostrare le diverse prospettive di ogni singola scena. Nelle immagini di Sorrentino si vede una Roma vuota e splendida, sfolgorante nel suo contrasto di capitale religiosa e mondana. Figurine di ecclesiastici si muovono nelle scene del film e la musica stessa unisce sacro e profano, a significare, forse, la doppia anima della città eterna, dove la 'grande bellezza' pare essere ovunque, seppure sfugge completamente a Jep che è incapace di catturarla per metterla di nuovo su carta. Oltre al protagonista, splendidamente interpretato da un Toni Servillo capace come non mai di rappresentare rimpianto e nostalgia, anche di ciò che non si è conosciuto o non si è saputo di desiderare, spicca Sabrina Ferilli, interprete di una donna ferita dalla vita, ma che conserva una spontaneità alla quale Jep, forse, non è più abituato, e una serie di personaggi che, splendidamente diretti da Sorrentino, completano il quadro, interpretati da Carlo Buccirosso, Carlo Verdone, Iaia Forte, Pamela Villoresi.
Molte i riferimenti impliciti a Fellini, com'è normale che sia per una pellicola di questo argomento, che restano però più come omaggio che come citazione.
In un mondo in cui anche la santità viene mondanizzata, in cui Roma rappresenta tutte le aspettative che ciascuno coltivava per se stesso e che ha inesorabilmente deluso, in cui parlare dell'anima fa paura anche a un prete, in cui perfino un funerale diventa mostra di sé, l'ansia di apparire è così ingombrante da far desiderare solo di sparire, inghiottiti da quel vuoto di cui prima si aveva così orrore.

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di Lucrezia Girardi
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