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"La lotta contro le mafie come narrazione collettiva" di Pasquale Iorio


'La lotta contro le mafie come narrazione collettiva' di Pasquale Iorio
13/04/2011, 11:04

Dopo il primo volume dedicato al “Sud che resiste. Storie e protagonisti per la cultura della legalità”, a cui ha fatto seguito nel 2010 una raccolta di saggi su “Impresa sociale, innovazione e legalità”, nelle librerie è arrivato il terzo lavoro curato da Pasquale Iorio, sempre per la Ediesse: “La lotta contro le mafie come narrazione collettiva”.
A sottolineare l’impegno del sindaco e dell’amministrazione comunale, il libro verrà presentato a Napoli nella prestigiosa Sala Giunta di Palazzo S. Giacomo lunedì 18 aprile alle ore 11,00.
Con la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo delle imprese e delle associazioni, l’incontro sarà introdotto dall’assessore allo sviluppo Mario Raffa. Sono previsti gli interventi del curatore del volume, del Rettore della Federico II Massimo Marrelli, di Geppino Fiorenza (Libera Campania), di Valentina Sanfelice di Bagnoli (Presidente Nazionale giovani Imprenditori Confapi), dell’Assessore alla Legalità Luigi Scotti e del presidente Piccole Imprese CONFINDUSTRIA Campania Bruno Scuotto.
L’incontro sarà concluso dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. Coordinerà il dibattito la giornalista de Il Mattino Daniela De Crescenzo.
La lotta alle mafie è una narrazione collettiva, perché la cultura mafiosa isola e colpisce i suoi avversari lasciati soli, come ricorda Giovanni Falcone quando lamenta l’isolamento istituzionale . “Narrazione” perché la medesima cultura mafiosa alligna e prospera negli anfratti dell’omertà, non a caso diventata parola-simbolo delle mafie nell’immaginario collettivo. Narrazione come quella dei giornalisti dell’Ora o della Radio Aut di Peppino Impastato o ancora di Giancarlo Siani del Mattino di Napoli, tutti condannati a morte dalle mafie proprio per l’insopportabilità della parola.
Narrazione collettiva, dunque, come doppia sfida alla cultura mafiosa, prima ancora che alle mafie stesse, quella cultura che è, ancora Falcone, “contiguità morale” tra mafia e non-mafia e che è quindi a maggior ragione più insidiosa, se mai possibile, dell’adesione aperta.
Il lavoro di Pasquale Iorio ha tre distinte benché interrelate chiavi di lettura. La prima è il contenuto stesso del libro. La seconda è la sua narrazione itinerante. La terza è la narrazione sulla narrazione. Tutti e tre i modi di leggere l’opera riportano all’idea di narrazione collettiva . Il Sud raccontato nel libro è già di per sé una testimonianza di un percorso altro, possibile proprio perché reso reale e concreto, di affermazione di
giustizia sociale e diritti di cittadinanza, come sottolineato da Luigi Ciotti nel suo intervento in questo volume.
Nell’epoca dei social network virtuali la tessitura paziente di un reticolo reale di parole e di ascolti rappresenta un esperimento straordinario. La costruzione collettiva di questo volume, la pluriformità delle visuali d’osservazione, la ricchezza del dibattito generato e delle intelligenze mobilitate, la varietà dei luoghi delle discussioni, delle generazioni coinvolte, la fatica del narratore itinerante, la mobilitazione degli ospiti e delle istituzioni ospitanti, la convivialità e la buona disposizione al confronto rendono l’esperienza delle “narrazioni collettive” dell’Italia che resiste una “buona pratica”, sia come contributo alla resistenza contro la cultura mafiosa, sia come restituzione della dignità ad un popolo oppresso, sia come, infine, metodologia efficace di produzione collettiva di conoscenza. Sono questi tre motivi per considerare il lavoro di Pasquale Iorio come, semplicemente, indispensabile.

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di Redazione
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