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La televisione e gli agenti di socializzazione

La mediazione familiare nell'ascolto televisivo


La mediazione familiare nell'ascolto televisivo
06/09/2010, 10:09

Dopo anni in cui si è parlato di bambini come fruitori televisivi “spugna”, si è passati a restituire un ruolo importante alle caratteristiche personali del bambino, per poi avvicinarsi anche al contesto in cui agisce. La famiglia diventa l’oggetto di numerose ricerche che focalizzano l’attenzione sul ruolo che svolge, nell’agire da filtro, nel processo di mediazione del messaggio televisivo, evidenziandone le diverse dinamiche nei processi di fruizione.
In relazione ai processi di governo familiare sull’uso della televisione, le ricerche hanno rilevato quattro modelli genitoriali: autoritario, indulgente, autorevole e lassista. George Comstock, che molto si è occupato del rapporto televisione-bambini, propone una tipologia familiare così strutturata: famiglia permissiva, in cui non vengono incoraggiate le relazioni, i bambini non ricevono né ricompense, né punizioni per il loro agire, né ricevono alcun tipo di guida. L’influenza della televisione può risultare rilevante, in assenza dello sviluppo di un atteggiamento critico; famiglia protettiva, in cui vengono promosse le relazioni interpersonali, ma il bambino viene protetto da qualunque informazione esterna conflittuale rispetto alle norme familiari. La televisione può essere strumentalizzata al fine di confermare gli equilibri affettivi e relazionali; famiglia pluralistica, relativamente libera da restrizioni e pregiudizi sociali, la televisione costituisce una delle possibili fonti di informazione e di contatto con la realtà; famiglia consensuale, in cui sono promossi gli scambi di idee e le relazioni interpersonali, ma il bambino è indotto a sviluppare norme di comportamento consone a quelle familiari. L’incidenza della televisione è riconducibile all’attività di rinforzo di tali norme.
In generale, le ricerche evidenziano nelle famiglie di tipo protettivo la maggiore fruizione televisiva dei ragazzi in termini di tempo, che invece è minima nelle famiglie pluralistiche. Rispetto alla scelta dei programmi, la fruizione più elevata di trasmissioni informative avviene da parte di ragazzi appartenenti alle famiglie consensuali, mentre gli ascolti più bassi si rilevano nelle famiglie permissive. In queste famiglie sono elevati i tempi di esposizione, dedicati in prevalenza a programmi di intrattenimento, ed è scarso l’interesse verso le trasmissioni informative ed educative. I bambini appartenenti alle famiglie restrittive guarderebbero meno televisione rispetto agli altri, si tratterebbe comunque di un consumo televisivo solitario. Nelle famiglie promuoventi i bambini sembrano essere assidui fruitori, ma il loro ascolto è più di frequente mediato dalla presenza dei familiari ed è più spesso rivolto a programmi educativo-informativi. Anche le famiglie selettive fanno registrare elevati livelli di ascolto, sebbene inferiori a quelli delle famiglie promuoventi. I bambini sono assidui fruitori di programmi educativi e discriminano le scelte che risultano fortemente caratterizzate in senso pedagogico. In tutte le famiglie l’influenza dello stile genitoriale si fa sentire sempre meno, man mano che il bambino cresce.
Il rapporto tra il bambino, la televisione e gli altri agenti di socializzazione, tra i quali la scuola e il gruppo dei pari, porta Comstock ad affermare che “… il medium è un importante agente di socializzazione”.
La televisione è diventata una forza importante che compete con gli altri agenti di socializzazione che orientano lo sviluppo del bambino.
 

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di Rossella Saluzzo
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