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Sviluppare uno spirito di comprensione per il bene civico

La multinazionale della solidarietà


La multinazionale della solidarietà
29/12/2010, 15:12

 
Il “Manuale operativo di buona cittadinanza umanitaria”, curato dal professore, avvocato Ermanno Bocchini, Past Direttore Internazionale Rappresentante del Lions Clubs International presso il Consiglio d’Europa, trova il suo fondamento associativo nell’articolo 3 dello Statuto internazionale del Lions Clubs International che pone come scopo dell’Associazione “creare e stimolare uno spirito di comprensione tra tutti i popoli del mondo” e “promuovere principi di buon governo e buona cittadinanza”.
“Ogni analisi della buona cittadinanza – scrive Ermanno Bocchini - deve partire dalla distinzione concettuale tra cittadinanza attiva e solidarietà passiva. La nozione di solidarietà ha due significati: solidarietà attiva e solidarietà passiva.
La solidarietà passiva è anche detta solidarietà corta, perché incide sugli effetti e non sulle cause dei bisogni umani. Ad esempio: la solidarietà passiva seppellisce i morti di una frana, la cittadinanza buona si batte per ottenere l’approvazione tempestiva di un Piano Regolatore del territorio in grado di eliminare le cause dei disastri idrogeologici. La solidarietà passiva raccoglie fondi per i poveri, la buona cittadinanza attiva si batte per eliminare le cause della povertà. La solidarietà passiva fa la carità a chi non ha i mezzi per vivere, la cittadinanza attiva si batte per la soddisfazione da parte dello Stato dei bisogni sociali elementari dei cittadini. La solidarietà passiva cura, con carità, gli effetti della malasanità, la cittadinanza attiva si batte per una sanità efficiente”.
In breve la solidarietà passiva presuppone la povertà e il bisogno, la cittadinanza attiva si batte per eliminare il bisogno e, quindi, realizzare la prima libertà dell’uomo, che è la libertà dal bisogno. La solidarietà corta, dunque, lungi dall’eliminare, presuppone la violenza e con essa convive.
Essa costituisce l’ospedale della storia dell’umanità e svolge un ruolo di supplenza delle disfunzioni del sistema.
Nella storia dell’umanità la convivenza dell’umanità con i grandi bisogni sociali (fame, malattia, disoccupazione) si sviluppa secondo tre tappe. Nell’800 la solidarietà passiva è chiamata storicamente beneficenza. In quelle epoche segnate dalla lesione irreversibile dei diritti umani fondamentali, in concreto non esisteva alternativa valida alla beneficenza. Ma la carità tradizionale non ha eliminato i bisogni. Gli esperti delle Nazioni Unite ci dicono che nessun paese è uscito dal sottosviluppo grazie agli aiuti umanitari.
In tempi più recenti, la beneficenza, fondata sulla elemosina, ha ceduto il passo al volontariato, fondato sulla attività personale nella cura dei bisognosi. Anche il volontariato incide, però, sugli effetti, ma non sulle cause.
“Nasce da qui l’idea – sottolinea Ermanno Bocchini - della buona cittadinanza intesa non come forma di solidarietà passiva alle vittime, ma come attività di partecipazione fondata sulla professionalità e sul controllo sociale dei pubblici poteri. La cittadinanza attiva ha fatto la sua prima apparizione in un celebre saggio di Marshall, nel 1949. da allora si sono confrontate due concezioni della cittadinanza: la concezione individualistica – liberale e la concezione socialecivica.
La prima considera la cittadinanza uno status, che spetta dalla nascita ad ogni essere umano, che abbia la fortuna di nascere in un Paese democratico e sviluppato. In forza di tale status di cittadino il privato ha il diritto di essere lasciato solo, assenteista e totalmente libero di non fare assolutamente nulla per la vita pubblica. La seconda concezione considera la cittadinanza una pratica sociale e, pertanto, non è cittadino chi non pratica una cittadinanza attiva, fondata sulla partecipazione alla vita pubblica. Non è cittadino di Milano o di Palermo chi non fa niente per la propria città, oltre il proprio lavoro professionale.
L’Associazione dei Lions è stata la più grande organizzazione di servizio umanitario del mondo nei primi novant’anni della sua storia, diventando, di fatto, una grande multinazionale della solidarietà per i poveri e i deboli di tutto il mondo”.
La sfida dei nuovi tempi è di passare dal servizio umanitario al diritto umanitario. In questa battaglia Ghandi, Martin Luther King, Mandela e Papa Woytila sono stati i pionieri di un mondo nuovo. La battaglia è comune: è la battaglia per i diritti umani fondamentali, è la battaglia per i diritti dei popoli, per dare un nuovo volto al genere umano, fondato sulla giustizia sociale. Nelson Mandela, Premio Nobel per la pace, diceva: “Noi chiamiamo carità un’opera di giustizia”!
 

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di Rossella Saluzzo
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