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La nave dei folli in scena all'orto botanico di Napoli


La nave dei folli in scena all'orto botanico di Napoli
21/07/2011, 15:07

Napoli, 21 luglio 2011 – MutA e La Nave dei folli sono le due proposte di domani della rassegna AggregAzioni organizzata da Il Pozzo e il Pendolo all'Orto Botanico di Napoli.
MutA, Comme steve accussì stonghe è uno "studio di non-attori sulla fine del mondo che avanza", presentato da Manovalanza teatro. La struttura dello studio è quella delle Metamorfosi di Ovidio. Le vicende si intrecciano come in una grande storia dell’umanità, laica e biblica insieme, scandita dall’avanzare della fine del mondo. La fine dà il tempo alla vita e la annega nei suoi diluvi universali, per poi rigenerarla, rifondarla e di nuovo distruggerla, bruciarla, per poi ancora risorgere dalle sue ceneri e consumarsi nello stress.In questo ciclo prevedibile di nascita e morte forse c’è una piccola, meravigliosa scoperta. La regia è di Adriana Follieri.
La nave dei folli, regia e drammaturgia di Luigi Imperato e Silvana Pirone, con Annamaria Palomba, Silvana Pirone, Domenico Santo, Salvatore Veneruso, "accoglie - spiegano gli autori - corpi-relitti, storie di oltraggi, di umanità ripudiata. Anime sopravvissute a se stesse, personaggi senza più nome in un ambiente senza più nome: brandelli di esistenze appartenute forse ad alcuni ma ormai rifiutate, come si rifiutano oggetti vecchi in cui non ci si riconosce più e che denunciano una parte di sé. Quella parte che è comodo non mostrare e soprattutto non guardare".
"I nostri folli - precisano Luigi Imperato e Silvana Pirone - aspirano ad aggirarsi nelle nostre menti e sotto la nostra pelle, godono a metterci di fronte ad un dubbio, uno specchio distorto che ci fa domande e che non sa dare risposte. Loro stessi vivono nel continuo dubbio della realtà che li esula a volte esitanti nel credere a se stessi: si sorprendono a fingere, a recitare ruoli o a sentirsene doppi involontari. Sono soli eppure uniti dalla comune solitudine, si tengono per mano, si abbracciano in un amplesso di male comune, ma si fanno anche la guerra, si odiano, si amano e sperano. Sono uomini".
"La nostra attenzione - concludono Luigi Imperato e Silvana Pirone - non è concentrata sulla follia come stato psichico, ma sulla ritualizzazione scenica dell’esilio che si trasforma lentamente nel rito del ricordo e della disperazione".

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di Redazione
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