Cultura e tempo libero / Cultura

Commenta Stampa

LA PARETE LAVICA DI GIACOMO MONTANARO


LA PARETE LAVICA DI GIACOMO MONTANARO
18/09/2008, 08:09

Parete lavica, la nuova personale di Giacomo Montanaro alla galleria “Il ritrovo di Rob Shazar” di S. Agata de’ Goti (BN) è un progetto costruito in più fasi, una sorta di work in progress, realizzato in tre luoghi e in tre momenti diversi.
Si parte da un piccolo reportage composto da serie di fotografie scattate a Pompei: volti, anfore, corpi, reperti di una catastrofe lontana nel tempo, sviluppati, dapprima, su carta fotografica; segue l’intervento dell’artista, con la sua personale tecnica che utilizza gli acidi, ha avvolto il tutto in una nube di fuoco.
Una performance, a quota mille sul Vesuvio (nell’ambito di Eruzioni Festival), il cui risultato è visibile all’ingresso della galleria, mostra una serie di figure avvolte dal fuoco, resti di un’umanità sull’orlo dell’abisso, spazzate via dalla furia della natura.
Infine, cinque grandi pannelli di carta fotografica, di due metri di altezza ciascuno, nella sala principale della galleria, disegnano una visione potente e allucinatoria, da “Ultimi giorni dell’umanità”. Un inestricabile viluppo di corpi, sovrastati dal fuoco lavico alla disperata ricerca di un’impossibile quanto vana via di fuga.
Un senso di caducità, di precarietà, aleggia su tutta la scena, esaltato dall’utilizzo degli acidi: corpi ridotti all’essenziale, scarni, scheletrici; ciò che ne risulta è una visione interna della struttura corporea piuttosto che della sua massa esterna.
Le figure di Montanaro sembrano distante anni luce dai corpi assuefatti e, tuttavia, indistinti della contemporaneità. “Ciò che mi interessa veramente, con la mia pittura, è mostrare il fondamento ultimo dell’Umano. Quel che di umano ancora resiste, in una società completamente disumanizzata,  che viene fuori, soprattutto, nei momenti meno felici dell’esistenza: catastrofi, guerre e quant’altro. La follia e la malvagità che solo l’uomo riesce ad escogitare” ha affermato l’artista. Una rappresentazione pessimistica dell’esistenza, ma non priva di una certa ironia. L’ultima opera mostra il frammento di un volto che sembra scrutare tutti dall’alto, invitando silenziosamente ad andare oltre le miserie e le crudeltà del presente.

 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©