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La prima delle due tappe del progetto Cechov Contemporanea Mente


La prima delle due tappe del progetto Cechov Contemporanea Mente
02/01/2012, 09:01

All’ Arci Teatro Cavalleggeri d’Aosta

6,7,8 gennaio 2012


Come sono tutti nervosi, e quanto amore,
oh lago stregone!
ovvero
IL GABBIANO
di Anton Cechov

adattamento e regia di Riccardo De Luca

con
Elisabetta De Luca, Roberta De Pasquale, Gennaro Maresca, Anna Rosa Confuorto, Milena Cozzolino, Annalisa Renzulli, Michele Romano

assistenti
Anna Olivieri, Serena Scagliarini, Giovanni Sicignano

prima delle due tappe del progetto Cechov Contemporanea Mente

“IL GABBIANO”: apre il progetto con una particolare lettura in cui i quattro atti vengono contratti liricamente condensati in quattro quadri. In una sola, scandalosa ora. La presenza di Cechov in persona si fa già sentire.

“LE NOZZE”: le piccole Nozze vengono al contrario dilatate in un imponente, molto contemporaneo, napoletano atto unico.

“IL SOCIALISMO!”: Due corrosivi atti unici sulla rapacità e l’arroganza umane, La corista e Un nome equino, a cui si aggiunge una doppia trasposizione scenica di due racconti: La fidanzata e Il monaco nero, sull’azione e la reazione di una donna libera a quella rapacità e all’arroganza di cui sopra, dove Cechov raggiunge vette di liricità.


“L’ORSO”: Il celebre divertissiment in un intreccio di sesso, sessi, danze e canti.

“SIGNOR CECHOV RACCONTI”: la vita di Anton Cechov passando per l’Isola di Sakhalin e Il reparto numero sei.

“TRE SORELLE”: dove il signor Cechov appare definitivamente in scena a dirigere le sue personalissime danze e a spingere le tre sorelle ad andare finalmente a Mosca e a trasportarsi verso il sol dell’avvenir. Su Il gabbiano Ho incentrato lo spettacolo sulle azioni — più o meno mentali — dei personaggi principali: Nina (riguarda tutti il tema della vocazione che sconfigge la paura della vita), Trepliov (la ricerca della verità fino alle estreme conseguenze), Mascia (la bellezza della spregiudicatezza e l’infelicità dell’amore divorante), Trigorin (il successo nemico della vita), Arkadina (l’esibizionismo che mortifica l’arte), Medvedenko (la lamentazione che deprime la vitalità) e ho creato intorno a loro un fool cechoviano, Evgenja, dal nome dell’amata madre di Anton, che tesse le trame e riprende quello che di Cechov hanno i personaggi qui esclusi: Dorn, Sorin, Polina Andreevna, nonché la descrizione dei luoghi dove si svolge la storia attraverso le splendide didascalie cechoviane. Il tutto attraverso una ricerca di laboratorio/studio dove hanno lavorato i sette attori, una metà allievi, una metà ex allievi, tutti giovani che hanno in sé quel futuro radioso di cui Cechov era meravigliosamente convinto. Introduzione comune a Il gabbiano e a Le nozze Il Gabbiano e Le nozze sono due famosi testi di Anton Cechov. Li abbiamo affrontati insieme perché sono speculari e assieme racchiudono il suo universo. Il gabbiano è — ma non è, “sembra” — la quintessenza del dramma cechoviano. Grandi passioni incompiute, triangoli amorosi incompiuti, suicidi incompiuti. Ma anche questo “sembra”. Sì perché alla fine le passioni nel loro consumarsi si compiono, i triangoli si riformano, i suicidi si attuano. Tutto nei testi di Cechov “sembra”. Sembra che non accada niente — Cechov stesso nel descrivere ironicamente Il gabbiano parla di “poca o nessuna azione” ma Stanislavskij ne ribalta il senso: “Le sue opere teatrali sono molto ricche di azioni, non nello sviluppo esterno, ma in quello interno.” Sembra che ci sia troppa banalità nei drammi di Cechov, sembra, perché è proprio il disgusto verso il grigiore e la banalità che muove Cechov a proiettarsi verso futuri effervescenti e luminosi. Sempre Stanislavskij: “Nonostante le banalità che continuamente egli sembra rappresentare, Cechov parla sempre attraverso il suo fondamentale leitmotiv spirituale, non del casuale, non del particolare, ma dell’Umano scritto con la maiuscola.” Il centro del teatro di Cechov è l’animo umano e nessuna delle anime che incontriamo è felice anzi, in questo mondo l’infelicità regna sovrana ma anche questo “sembra”, perché se attraverso la coscienza di questa infelicità qualcuna di quelle anime, o di queste nostre, riuscisse a intravedere la via felice, tutto si ribalterebbe. Ancora Stanislavskij:
Il fascino delle opere di Cechov sta in qualcosa di intraducibile a parole, ma nascosto sotto di esse o nelle paure, negli sguardi di intesa tra gli attori, nella emanazione del loro sentimento interiore.
Mentre l’azione esterna sulla scena diverte, distrae o eccita i nervi, quella interna contamina, afferra la nostra anima e se ne impadronisce.
Con Le nozze prendiamo Cechov dal lato dell’azione esterna: piena di dinamiche comiche Le nozze “sembra” un atto comico. Ma non lo è. Attraverso le clownerie, allo stato potenziale presenti anche ne Il gabbiano, Cechov ci porta in un mondo pacchiano dove regnano sovrani l’interesse e la buffa superficialità, dove i personaggi si perdono e si avviluppano nello loro stoltezze e ci si perdono dentro e ancora sentiamo l’eco dell’invettiva del Cechov de Il Gabbiano: “rozza è la vita!”
Ecco che ne Il gabbiano attraverso l’azione interna e ne Le nozze attraverso l’azione esterna si compie e comincia il nostro viaggio cechoviano, attori e spettatori, a raggranellare passi per intravedere una vita finalmente non più “rozza”.

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di Redazione
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