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I temi e gli intrecci della fiction

La rappresentazione della "realtà" nella fiction televisiva


La rappresentazione della 'realtà' nella fiction televisiva
06/09/2010, 10:09

Tra i programmi che i giovani mostrano di gradire e di seguire maggiormente, la fiction è ai primi posti. Come tutte le forme di narrativa, la fiction dimostra “una specifica inclinazione per la continua riproposta dei temi, di intrecci e di situazioni”. Comstock, facendo riferimento all’influenza del mezzo sul processo di socializzazione dei bambini, parla di “immagini e impressioni che diventano parte del tessuto sociale”.
La rappresentazione della “realtà”, presentata dalla fiction televisiva, è nel complesso riduttiva, semplificata e stereotipata. L’universo femminile, ad esempio, è generalmente sottorappresentato nelle soap opera rispetto alla realtà e la loro immagine è generalmente valorizzata limitatamente ai soli aspetti estetici, come la giovinezza e la bellezza. Nella fiction televisiva anche i bambini e gli adolescenti sono di solito sottorappresentati, sono caratterizzati in modo stereotipato. I maschi sono più attivi e aggressivi delle femmine. La popolazione anziana non subisce migliore trattamento. L’anziano è presentato come litigioso, irritabile, ridicolo ed eccentrico. Anche i personaggi appartenenti ad altri gruppi etnici sono raramente protagonisti o comprimari nei programmi di fiction. Si tratta di figure maschili coinvolte, come autori o vittime, in episodi criminali e raramente occupano posizioni di potere e di prestigio, come invece frequentemente accade per i maschi adulti bianchi.
In relazione all’attività professionale e al ceto sociale si rileva nella fiction una frequenza maggiore delle professioni redditizie e prestigiose e di personaggi di ceto sociale alto. La classe agiata è spesso rappresentata da personaggi arroganti, prepotenti, infidi e traditori, destinati a scontare in qualche modo i beni di lusso e la vita comoda. E su tutti, buoni e cattivi, incombe la vita con i suoi imprevisti, lo stesso destino baro contro il quale nulla possono denaro e potere.
Piuttosto che uno specchio fedele o infedele della realtà, ciò che attraverso la storia viene offerto al pubblico è una rappresentazione dei rapporti sociali, mediata dalle esigenze della fiction.
Milly Buonanno afferma che, in misura più ampia di quanto si voglia credere, “il reale è immaginario e la fiction è realistica nei termini di quel realismo emozionale e simbolico che non restituisce un’immagine speculare e fedele della realtà, ma allarga l’orizzonte delle esperienze a sfere immaginarie che sono ormai parte integrante del vivere quotidiano. E, in misura più ampia di quanto si voglia ammettere, dunque, l’immaginario è reale”.

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di Rossella Saluzzo
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