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La storia di Giancarlo Siani


La storia di Giancarlo Siani
31/03/2009, 19:03

Fortàpasc è il soprannome che, Giancarlo Siani, diede alla sua Torre Annunziata negli anni 80, poco prima di essere assassinato a colpi di rivoltella da due sicari. Aveva solo 26 anni e, da qualche mese, era riuscito a realizzare il suo sogno: lavorare come giornalista praticante al Mattino di Napoli. Marco Risi, regista di questo ottimo e coraggioso titolo, riesce con sorprendente realismo e altrettanta maestria a raccontare una storia vera e drammatica che, dopo lo straripante successo di Gomorra, rischiava di passare per fotocopia posticcia del "collega" più conosciuto.
Fortapàsc riesce infatti a ritagliarsi una sua precisa identità e a raccontare, grazie ad un ottimo cast (diversi attori, tra l'altro, sono gli stessi comparsi in Gomorra), una coinvolgente sceneggiatura e la mano sapiente di Risi, una storia che urla rispetto e rabbia; senso di ingiustizia ed impotenza. Siani non viene raccontato come un superuomo o come un eroe sprezzante del pericolo. Il giovane giornalista Napoletano viene dipinto per quello che era: un ventenne ambizioso e con un forte senso del dovere.
Un ragazzo con le sue paure, le sue contraddizioni, le sue pene amorose e i suoi rapporti con gli amici. Un ragazzo con i suoi sogni. Sogni spenti in un attimo dalla luce degli spari di due assassini. Giancarlo Siani, ennesima vittima della Camorra, lancia, grazie a questo film, l'ennesimo sasso nell'altrimenti placido mare della coscienza umana. Gli occhi di Libero De Rienzo (che, nel film in questione, interpreta il ruolo di Siani) poco prima di essere ucciso, sono indimenticabili. Occhi che parlano, occhi che trasmetto paura, dolore, rassegnazione ma, anche, consapevolezza, coraggio; rabbia.

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di Germano Milite
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