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Afrodita: è di scena un insolita veglia funebre

La traduzione teatrale di uno dei romanzi più amati di Isabel Allende

Cibo ed Eros a Il pozzo e il pendolo

La traduzione teatrale di uno dei romanzi più amati di Isabel Allende
26/11/2011, 16:11

Il Teatro di Piazza San Domenico Maggiore ha presentato ieri in prima assoluta, Afrodita, cibo, eros e il funerale più bello che c’è, uno spettacolo scritto e diretto da Ciro Sabatino e ispirato ad alcuni racconti di Isabel Allende. Partendo dalla doverosa premessa che la transcodificazione dal genere narrativo a quello teatrale è sempre impresa non poco ardimentosa, resta difficile affermare che le aspettative impresse nel sottotitolo di questo spettacolo, siano state vagamente soddisfatte. A chi mai non sarà capitato di doversi trovare a vivere, suo malgrado, l’incresciosa esperienza di un funerale di una persona cara? Ciro Sabatino ha provato a trasferire, dalle pagine del romanzo alla scena teatrale, i sentimenti che hanno percorso i cinque protagonisti tratteggiati dall’autrice cilena, che, a loro insaputa, si ritrovano coinvolti in una situazione che ha per lo meno del grottesco : dopo aver ricevuto una lettera, accorreranno al capezzale di un misterioso cadavere, si scruteranno, si misureranno, tenteranno di svelare, e svelarsi, il segreto per cui si sono ritrovati tutti, nella stessa casa, nel giorno in cui l'unica persona che hanno amato, ha scelto il suicidio come sola via possibile di liberazione. L’allestimento scenico introduce lo spettatore in un ambiente che ha tutta l’aria d’essere uno spazio già vissuto, portatore di una sua feconda storia. Non già così per i cinque attori che si avvicendano in scena - Elena Pasqualoni, Margherita Romeo, Simona Di Maio, Lucia Rocco e Valerio Gargiulo - che lasciano solo trasparire in nuce, quelle che avrebbero potuto e dovuto essere le dinamiche interne di un inedito gruppo che, dinanzi a quella che è normalmente percepita dalla sensibilità comune come una tragedia, si trova invece, quasi per un dispettoso scherzo del destino, a rievocare ironicamente “racconti, ricette e altri afrodisiaci”. La stravagante veglia funebre, che dovrebbe attraverso le incursioni della memoria gettare un ponte tra gola e lussuria, tra cibo ed erotismo, far passare la sensualità attraverso il palato -Sesso e appetito sono i grandi motori della storia, conservano e diffondono la specie, provocano guerre e ispirano canzoni… L’intero creato è un processo ininterrotto di digestione e fertilità - scrive la Allende nel suo romanzo, non riesce ad accarezzare i sensi dello spettatore che, passivamente, subisce l’over promise di una rappresentazione che sembrava possedere tutti i requisiti per appagare un innato voyeurismo ma che, nei fatti, non consente allo spettatore di osservare l’evolversi della vicenda dall’ ideale buco di una serratura. Trasgressioni maliziose solo lievemente palpabili e percorso erotico-gastronomico sono accompagnati da una sapiente e originale scelta di brani musicali. Il racconto a cinque voci si trascina senza eccessivo clamore verso un epilogo che riconosce nell’amore e nell’invito al gioco e alla complicità il più potente fra gli afrodisiaci. In replica fino a domenica 4 dicembre.

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di Rosa Vetrone
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