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I programmi contenitore - discutibili modelli culturali

La TV dei ragazzi e la qualità dei programmi


La TV dei ragazzi e la qualità dei programmi
06/09/2010, 10:09

Informare, educare e divertire erano le finalità esplicite che contraddistinguevano i primi vent’anni della televisione italiana. I programmi erano diversificati rispetto all’età e al sesso. La televisione era caratterizzata da una struttura ad appuntamenti settimanali per alcuni generi “forti” della cultura televisiva – varietà, teatro, quiz, informazione, intrattenimento musicale – con l’intento pedagogico di orientare il pubblico verso un consumo compatibile con gli impegni scolastici e lavorativi. I programmi iniziavano alle 16.30 e fino alle 17.30 andavano in onda i programmi per i più piccini, e tra le 17.30 e le 18.30 vi era uno spazio dedicato alla TV dei ragazzi. Con l’inizio delle trasmissioni del secondo canale della Rai, nel 1961, l’obiettivo era di far assumere alla televisione un posto di primaria importanza nel sistema dei media e nella vita del pubblico.
Una novità importante di quegli anni è rappresentata dal progressivo aumento degli spazi pubblicitari e dell’ampliamento dell’orario dei programmi, che passa da quattro a dodici ore giornaliere. I programmi contenitore iniziano a prendere forma, la commistione dei generi è rappresentata dalla proposta di Raidue in prima serata di “Gulp! I fumetti in TV” - un programma che presenta gli eroi dei fumetti di autori come Bozzetti, Hugo Pratt e Jacovitti con il linguaggio dei comics. A partire dal 1982 la Rai deve fare i conti con la concorrenza delle reti Mediaset, allora Fininvest, che propongono programmi contenitori come Bim Bum Bam e Ciao Ciao.
Con il progressivo aumento degli spot, anche i cartoni animati sono spesso concepiti in un’ottica di mercato che prevede la commercializzazione di prodotti specifici e adatti al giovane pubblico. Blocchi consistenti di spot vengono inseriti subito dopo la sigla di inizio e subito prima di quella finale, anch’esse oggetto di mercato. Si sollecita in tal modo, la percezione di una sostanziale continuità tra programma e pubblicità, la confusione tra programma e spot diviene totalizzante. Qual è, allora, la TV più auspicabile per il futuro dei ragazzi? Immergere i giovani in un flusso di programmi contenitore, di cartoni e telefilm con valori e modelli culturali lontani e spesso discutibili oppure collocare i programmi rispettando i tempi e i ritmi della vita quotidiana? Ai posteri l’ardua sentenza.
 

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di Rossella Saluzzo
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