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Lettera al governo per sottolineare il conflitto d'interessi

L'Antitrust sugli incroci tra stampa e tv:"Non può decidere Berlusconi"

Il grante:"Inopportuno che la sceltia spetti al premier"

L'Antitrust sugli incroci tra stampa e tv:'Non può decidere Berlusconi'
01/03/2011, 20:03

ROMA - A quanto sembra, almeno in questo caso, il conflitto d'interessi che da sempre viene associato al nome di Silvio Berlusconi e che pare non conoscere limitazioni anche solo ponderabili, è stato notato dall'Antitrust.
In riferimento alla disposizione contenuta nell'ultimo decreto Milleproroghe che aboliva, dal prossimo primo aprile, il divieto per i proprietari di network televisivi di acquistare dirattamente anche i giornali, l'Antitrust ha inviato una segnalazione ufficiale ai presidenti delle Camere ed al governo con un messaggio chiaro: è "inopportuno" che il titolare del più grande impero massmediatico italiano possa decidere di approvare una legge grazie alla quale potrà espandere ulteriormente il proprio potere editoriale.
"Senza una modifica in questa direzione della norma - scrive infatti il garante - l'adozione o la mancata adozione dell'atto di proroga, anche senza integrare automaticamente una fattispecie di conflitto di interessi, dovranno essere valutati dall'Antitrust, per verificare l'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del presidente del consiglio e il danno per l'interesse pubblico". In altri termini e con buon senso a questo punto obbligatorio, l'autorità si preoccupa di precisare che la disposizione "ad aziendam" contenuta nel milleproroghe, non potrà essere ritenuta valida ed opportuna se sarà lasciata così com'è.
Del resto, ricorda ancora l'Antitrust "già il 20 gennaio scorso aveva  si era ricordato al governo che l'estensione della validità temporale del divieto, direttamente disposta dal decreto legge, era stata esplicitamente auspicata dall'autorità per le garanzie nelle comunicazioni per tutelare il pluralismo dell'informazione: per tale ragione, non poteva essere configurata come un vantaggio patrimoniale del presidente del consiglio. Tuttavia - ha concluso l'Antitrust - la disciplina di un settore sensibile come quello editoriale, richiedeva un atteggiamento di precauzione che evitasse l'attribuzione di ogni potere discrezionale in capo al premier".
Eppure il concetto dovrebbe essere fin troppo chiaro anche per i più "distratti": è inconcepibile, in uno stato che intende definirsi democratico, che una sola persona, da presidente del Consiglio, possa agire direttamente e così smaccatamente per aumentare il profitto della propria azienda, eliminare ampie fette di concorrenza e garantirsi un quasi monopolio in un settore delicato e vitale come quello dell'editoria.

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di Germano Milite
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