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In programma con il “Symposium di Studi Vitruviani”

"L’Arte? Un’occasione per esser felici": dialogo sulla tutela del patrimonio storico-artistico italiano


'L’Arte? Un’occasione per esser felici': dialogo sulla tutela del patrimonio storico-artistico italiano
09/11/2012, 08:57

Fano (Pesaro e Urbino, Marche), 7 novembre 2012- Parlano entrambi di una responsabilità che coinvolge anche loro, gli accademici, quando presentano la disastrosa situazione italiana in tema di tutela del patrimonio storico-artistico e della valorizzazione dell’arte.

 

Uno è Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte moderna all'Università “Federico II” di Napoli e autore del libro omonimo “A cosa serve Michelangelo?” (Einaudi, 2011), l’altro è Bruno Zanardi, Docente dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, autore del libro “Il restauro. Giovanni Urbani e Cesare Brandi, due teorie a confronto” (Skira 2010), tra i più importanti restauratori d’Italia.

 

Montanari e Zanardi affronteranno il tema durante l’incontro in programma domani, giovedì 8 novembre, alle ore 21.15, nella sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano (Pesaro e Urbino, Marche), dal titolo “A cosa serve Michelangelo? Dialogo sulla rovina dell’arte” nell’ambito del “III Symposium di Studi Vitruviani” in programma fino all’11 novembre a Fano, Cagli e Fossombrone.

 

“A partire dalla denuncia fatta da Montanari nel suo libro, riferita al caso del crocifisso attribuito a Michelangelo –ha detto Paolo Clini, coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani- parleremo delle pecche nella gestione del patrimonio storico-artistico italiano. Una questione che vede il Centro Studi in prima linea. L’associazione ha infatti, tra gli obiettivi, il cercare di divulgare la conoscenza dell’arte e della storia per arricchire la società”.

 

“Stiamo vivendo in uno dei momenti peggiori per ciò che attiene alla tutela del patrimonio artistico italiano. C’è una confusione di idee sullo scopo che devono avere conservazione e valorizzazione delle testimonianze del passato” ha detto Tomaso Montanari che ha aggiunto: “Durante il dibattito, insieme al professor Zanardi, parleremo delle leggi, delle competenze, dei finanziamenti e delle responsabilità di chi, in questi decenni, ha ostacolato la conservazione e divulgazione dell’enorme ricchezza italiana”.

 

Una ricchezza, l’arte, che, secondo Montanari, non deve essere ritenuta “il petrolio d’Italia. La cultura, l’arte, il patrimonio presente nel nostro Paese, devono essere vissuti come un’occasione per essere felici. Dobbiamo ridare voce al nostro patrimonio”.

 

Le responsabilità della situazione “tutta italiana” sono, a detta di Montanari, “della classe politica che ha distrutto il ruolo dell’arte nella società” ma anche “degli accademici, troppo autoreferenziali, e delle università, che hanno sfornato ‘operatori’ senza la giusta preparazione e, quindi, condannati alla disoccupazione. In Italia servono ricercatori, non mediatori culturali”.

 

E, se da una parte Montanari sottolinea la necessità di “centralizzare” le università nelle grandi città “sedi di musei, teatri, dove lo studente può vivere e assaporare la vera cultura”, dall’altra stimola la nascita di Centri di ricerca come il Centro Studi Vitruviani di Fano “che esaltano l’antica storia accademica italiana e il sapere diffuso”.

 

Compito di Bruno Zanardi, sarà invece, analizzare il rapporto tra l’arte contemporanea e l’arte del passato, tema del suo ultimo libro. “Il pubblico presente –spiega- sarà coinvolto in un dibattito sul ruolo della storia dell’arte e sul senso da dare alla presenza del passato nel mondo d’oggi. La tutela dei beni italiani è arrivata a toccare il punto di massima regressione. Il disinteresse verso questo settore è sempre più evidente”.

 

Le soluzioni? Zanardi, ricorda, in primo luogo, che “la normativa vigente fa ancora riferimento alla ratio della legge promulgate durante il periodo fascista” e che è quindi necessaria l’elaborazione di nuovi regolamentazioni. Altro passo necessario è, per Zanardi, rivedere l’insegnamento scolastico della storia dell’arte nell’intero ciclo di studi “le scuole, sempre più multietniche, devono parlare della cultura italiana”.

 

 

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di Redazione
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