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LE ALPI DAVANTI IN MOSTRA NELLA METROPOLITANA MILANESE


LE ALPI DAVANTI IN MOSTRA NELLA METROPOLITANA MILANESE
30/05/2008, 11:05

Gli spazi sotterranei e chiusi della Metropolita Milanese per rappresentare e raccontare l'immensità della montagna. Ma non per un'operazione di marketing turistico ma per rivivere, attraverso uno spaccato territoriale specifico ma in qualche modo universale, la millenaria storia del vivere e del godere la montagna.

L'idea è del Credito Valtellinese che, per celebrare i suoi primi cent'anni di attività, ha deciso di portare le vette della Valtellina e della Valchiavenna, le loro storie, i loro personaggi, all'interno di una stazione della Metro milanese. La scelta non poteva che ricadere sulla stazione Sondrio della Linea Gialla MM3, visto che di quelle vallate e di quei monti Sondrio è il capoluogo. La mostra, davvero spettacolare, si intitola "Le Alpi Davanti" e milanesi e turisti l'avranno a disposizione dal 5 al 17 giugno, un tempo certo breve ma non per i tempi degli spazi della metrò. Con il Credito Valtellinese collaborano all'iniziativa il Club Alpino Italiano - Sezione Valtellinese e la Provincia di Sondrio.

L'allestimento, curato dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese sotto il coordinamento di Tiziana Colombera, si compone di oltre 60 immagini - tra fotografie, documenti e testi - a grande formato riprodotte sopra un leggio continuo. Questa lunga "strada dell'informazione" si dispone negli spazi abitualmente deputati al transito dei passeggeri presso il piano ammezzato della stazione, adattandovisi, oltre che in termini ambientali anche in senso simbolico, utilizzando i medesimi standard comunicazionali ed estetici. L'impianto strutturale a supporto dei contenuti della mostra infatti, è fatto di parole, titolazioni e frasi lapidarie in grado di evocare il senso profondo della singolare vicenda umana che lega un territorio marcatamente produttivo, qual è la Valtellina, con le incredibili vette che da sempre lo racchiudono e lo caratterizzano. Il tutto ha, come fonte, "Montagne di Valtellina e Valchiavenna. Immagini dall'esplorazione all'alpinismo moderno", volume e mostra curati da Antonio Boscacci per conto del Credito Valtellinese nel lontano 1983, che l'autore ha rivisto ed attualizzato per l'esposizione milanese. E' una storia di pionieri, di straordinarietà e quotidianità, di vita grama e di esplorazioni ad alta quota, di scorci paesaggistici dal grande forza (affascinanti, ad esempio, le immagini di Vittorio Sella), e altre che attengono più alla ricerca antropologica. Storie di mondi che cambiano, di sviluppo del turismo e di crisi dell'economia tradizionale e delle ricadute che ciò ha comportato sul territorio.

Ad esservi raccontata è la storia della vita in montagna, a partire dai primi insediamenti umani documentati dalle celebri incisioni rupestri di Grosio.
Di Valchiavenna e Valtellina scrisse anche Leonardo nel Codice Atlantico, ricordando gli orsi che popolavano queste montagne e l'abitudine dei valligiani della Valchiavenna di cacciare i camosci facendoli precipitare dalle alte rupi. Della Valtellina, Leonardo sottolinea invece il pregio della produzione vinicola.
Scorrendo la storia si giunge alla nascita, nella seconda metà dell'Ottocento, del turismo moderno. A scalare i monti di queste vallate furono spesso intrepidi tedeschi e inglesi, accompagnati da guide locali. Tra loro Lesley Steven, padre di Virginia Wolf, che compì con Edward Kennedy, presidente dell'Alpin Club di Londra, l'ascesa al Monte Disgrazia. La cronaca di quella ascensione comparve nel primo numero dell'Alpin Journal inglese, creando una vera e propria moda. Eravamo nel 1863 e nasceva il moderno alpinismo che ebbe in queste vallate uno dei suoi fulcri tanto da richiedere, dieci anni dopo, la pubblicazione di una prima guida dei sentieri e dei percorsi, edita in occasione di uno dei primi congressi nazionali del Club Alpino Italiano.
In mostra non poteva mancare l'eco della Grande Guerra che ebbe su queste montagne uno dei suoi teatri. Lo sconquasso del conflitto influì anche sui lavori caratteristici di queste vallate, ricordate da suggestive immagini d'epoca, come la coltivazione del grano saraceno necessario per i pizzoccheri o il lavoro di arrotino che, durante i lunghi inverni, portava i montanari della Valmalenco a offrire il loro servizio sino nella lontana Roma.
Negli anni del turismo di massa, questi monti si distinguono diventando il luogo di elezione per sport estremi come il sassismo, fenomeno nato per l'Italia proprio in Val Masino, formulazione originale del free clibering, o lo sci alpinistico su pelli di foca.
Il particolare per l'universale: ed ecco che, nella sezione finale, la visione aerea delle vallate intorno ai 4.050 metri del Pizzo Bernina si confronta con altri luoghi topici delle nostre Alpi, dalle Tre Cime di Lavaredo, al Gruppo del Brenta, ai contrafforti tra Italia e Svizzera. E l'emozione solitaria di queste meravigliose visioni naturali sembra allargare a dismisura anche gli spazi chiusi e affollati della Metro.


 

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di Livio Varriale
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