Cultura e tempo libero / Letteratura

Commenta Stampa

Intervista alla scrittrice Chiara Santoianni

Le avventure di una docente precaria


Le avventure di una docente precaria
31/03/2011, 14:03

Settembre. Suono di campanella. In un’aula disadorna una professoressa al primo incarico si avvia a vivere l’inizio della sua carriera con ancora. Con una scrittura agile, ironica, graffiante ma coinvolgente perché mai banale, capace di fondere il racconto del passato studentesco con la cronaca divertita ma preoccupata del presente, Chiara Santoianni ritrae alcuni aspetti sconosciuti del variegato universo della scuola italiana nel libro Il lavoro più (in)adatto a una donna.Le avventure semiserie di una docente precaria. edito da Cento Autori per la collana Palpiti.
Ha iniziato a pubblicare giovanissima come giornalista e scrittrice. È autrice di un saggio sulla popular music, di un manuale di sicurezza informatica e di guide turistiche, oltre che di alcuni racconti.

Il suo romanzo “Il Diario di Lara” è stato selezionato al concorso “ChickCult” 2008. Attualmente scrive sulla rivista “Internet Magazine” e lavora nella scuola; cura inoltre il sito Internet per le donne Chiara’s Angels.

L'abbiamo intervistata. 
L.G.:Partiamo dal titolo del libro... Ironizza sul lavoro generalmente considerato perfetto per le donne.

C.S.:Le amiche insegnanti, soprattutto quelle di una certa età, me lo ripetevano come un mantra: “È il lavoro più adatto a una donna! Lascia tantissimo tempo libero…”. Peccato che, nel mio caso, le cose non stessero proprio così! Da ciò è nata l’idea per il titolo del libro, che non poteva che essere un testo molto autoironico: proprio perché non avrei mai voluto trovarmi nel ruolo di docente, ho sempre osservato tutto ciò che avveniva nel mondo della scuola da un’angolazione particolare: quella di chi guarda dall’esterno, pur essendo all’interno. Questo mi ha consentito di poter usare l’arma dell’ironia. Oggi, comunque, l’insegnante non è più per nessuna “il lavoro più adatto a una donna”: tra riunioni, progetti, programmazione, correzione dei compiti a casa, il suo impegno equivale a quello di un lavoro da impiegata.

 

L.G. :Una descrizione, dall'interno, della scuola italiana. Quali pecche ha?

C.S.: Il difetto principale della scuola italiana, per me che ricordo ancora come era un tempo (e mi piaceva), è di disperdersi in mille rivoli, che forniscono molta apparenza ma poca sostanza. Intendo dire che, mentre un tempo l'obiettivo principale degli insegnanti era di istruire i ragazzi il meglio possibile nelle ore di lezione, oggi si impiegano moltissime risorse (forza-lavoro, tempo, soldi) per portare avanti una miriade di progetti, che certo rendono più varia la vita degli studenti (e incentivano anche economicamente il lavoro degli insegnanti), ma gli fanno perdere di vista lo scopo per cui si alzano presto ogni mattina: imparare le nozioni fondamentali che gli serviranno ad andare avanti nella vita. Oggi gli alunni conoscono più lingue, ma non sanno scrivere in italiano; suonano per ore gli esercizi al pianoforte, ma non riescono ad applicarsi su quelli di matematica. Penso, poi, che un'altra mancanza della scuola sia quella di non valorizzare adeguatamente i propri insegnanti, non solo nel senso di attribuirgli più importanza, e di conseguenza guadagnargli più rispetto da parte della società, ma anche nel senso di sottoporli a prove di valutazione più severe all'atto dell'assunzione, in modo da mandare avanti solo chi è realmente motivato e preparato.

 

L.G.:Un altro punto molto attuale trattato dal libro è la condizione del lavoratore precario.

C.S. Nel mio caso, si tratta di una doppia precarietà. Sono un’insegnante di ruolo, quindi non rischio di ritrovarmi senza un posto di lavoro, ma mi sono sempre sentita precaria nel mondo della scuola, per gli innumerevoli cambiamenti a cui, a volte per mia volontà e a volte “di ufficio”, la mia figura di docente è stata sottoposta. Anche quando rivesto un ruolo che in apparenza dovrebbe essere (ed è) regolamentato dai contratti scolastici, le istituzioni sembrano sempre metterlo in discussione: appena conquisto una certezza, una legge me la toglie. Per questo, mi sento precaria una seconda volta: perché non so cosa mi riserva il futuro. Oggi, purtroppo, il precariato degli insegnanti è un problema molto sottovalutato: come si può pensare che possa vivere serenamente, basandosi nel migliore dei casi sulle supplenze annuali, un/una docente di oltre cinquant'anni e con famiglia a carico? Le cronache ci hanno riportato anche il caso di un insegnante che è arrivato precario addirittura alla pensione.

 

L.G.:La sua scrittura sceglie come chiave l'ironia. È il solo modo per uscirne vivi?!

C.S.:Direi proprio di sì! Soprattutto nel caso della scuola, che pone di fronte a situazioni davvero alienanti, sia che si lavori in classe che negli uffici, l'ironia è l'unica chiave di lettura di una realtà spesso troppo assurda per prenderla sul serio. Affrontare le disavventure della vita con il sorriso è l'unico sistema che abbiamo per farci strada con meno danni possibili tra le difficoltà, che comunque ci colpiranno; ma solo uno sguardo ironico permette il necessario distacco per poter sopravvivere, almeno quando ritorniamo a casa.

 

L.G.:Il punto di forza della protagonista, come insegnante, è di ricordare molto bene il suo passato studentesco...

C.S.:Credo sia un punto di forza di ogni essere umano riuscire a non dimenticare mai come si è stati da giovani, con le proprie debolezze, le proprie incertezze, le proprie immaturità. Quando sono a contatto con i giovani, tengo sempre presente che quello che per un adulto può essere un dettaglio insignificante a un ragazzino può sembrare un ostacolo insormontabile. Questo mi ha permesso, se non di fare lezione come vorrei, almeno di essere vicina ai miei alunni. Nel libro, ricordo anche il periodo che ho trascorso, da studentessa, nello ‘storico’ Liceo Umberto I di Napoli: un periodo bellissimo per me che ero giovane, forse non altrettanto per gli insegnanti che con noi ragazzi avevano a che fare! Soprattutto le giovani supplenti... Insomma, ho visto la scuola da due punti di vista diversi e complementari: quello di chi siede in cattedra, ma anche quello di chi è dietro un banco.

 

L.G.:Quali sono i suoi futuri progetti editoriali?

L.G.:Ho sempre progetti editoriali, se non fosse per la scuola li avrei già realizzati! Appena troverò il tempo, ho in mente di scrivere il sequel del mio romanzo di chick lit Il diario di Lara (ARPANet Edizioni, 2009), di trovare un editore per un libro per ragazzi che ho già scritto, di accogliere l'invito di un altro editore a curargli un volume per una collana. E poi, non so quando, ma nel mio futuro c'è la scrittura di un giallo.

 Questo il link al libro:
http://www.centoautori.it/Dettaglio.aspx?IDLibro=202&Page=libro

Commenta Stampa
di Lucrezia Girardi
Riproduzione riservata ©