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Paquito Catanzaro recita la storia del giovane Umberto

Le "Ebbrezze" di Umberto Feola al Teatro dell'Arte di Torre del Greco


Le 'Ebbrezze' di Umberto Feola al Teatro dell'Arte di Torre del Greco
19/04/2010, 19:04

L’angoscia della perdita di un figlio è incommensurabile. Con essa muore l’innocenza. Va via un pezzo della vita dei genitori e di quanti hanno sognato di vivere un futuro insieme.
Quando è morto Umberto Feola, stroncato improvvisamente da un aneurisma aortico all’età di soli 30 anni, il dolore ha sconvolto non soltanto la famiglia, ma anche gli amici, i colleghi, un’intera città che amava un figlio che aveva tanta voglia di vivere.
Chi l’ha conosciuto lo ha subito amato. Giovanni, suo fratello, afferma che la  passione di Umberto per la sana competizione sportiva aveva la forza di contagiare tutti.
Umberto è stato un educatore allo sport che non si è fermato, semplicemente, al regolamento del gioco, ma ha diffuso la cultura dello sport, ha profuso, in chi gli era vicino, il rispetto per il calcio e l’amore per questa disciplina, ispirandosi al paradigma decubertiano che, appunto, esalta i valori formativi dello sport.
Lo sport e il suo ruolo di forgiare l’identità dei giovani, di avvicinare le persone con i valori della solidarietà, del rispetto degli altri, della partecipazione e del fair play è stato il motore trainante dell’attività del giovane Feola. Egli ben ha compreso quanto lo sport contribuisca alla socializzazione dei giovani e in che modo particolare esso possa svolgere la funzione di coesione sociale tra la gioventù meno fortunata. L’infondere i valori etici e l’ideale olimpico per evitare i rischi causati dall’eccessivo sviluppo della dimensione economica dello sport è stato, tra l’altro, l’obiettivo che Umberto perseguiva costantemente.
Ha curato la vita calcistica del gruppo seguendolo anche nelle ore non destinate all’allenamento, curandone la formazione scolastica e le debolezze, le carenze affettive ed economiche. Ogni soggetto del gruppo trovava in Umberto quell’appoggio morale necessario ad ogni individuo per proseguire la propria corsa della vita.
Per questi motivi gli amici hanno voluto fondare l’Associazione Feola, perché Umberto vivesse sempre nei loro cuori ricchi di affetto e capaci di farlo amare anche da chi l’ha conosciuto soltanto attraverso le pagine del suo libro.
L’attore e giornalista Paquito Catanzaro non ha mai incontrato Umberto, eppure leggendo il suo testamento spirituale, “Ebbrezze” ha sceneggiato una commedia dal titolo “Storia di un ragazzo che amava il calcio” che ha interpretato insieme a due giovani artisti: Gabriella Vitiello e Cosimo Sinforini. I tre raccontano la vita di Umberto, leggendo le sue poesie.
L’evento si è svolto dal 16 al 18 aprile sul palcoscenico del Teatro dell’Arte.
In questi giovani attori torresi c’è, oltre al talento, la volontà di far avvicinare le persone al teatro.
“Lo scopo che ci prefiggiamo - afferma Antonio Crispino – che unitamente alla sua famiglia dirige l’Associazione Teatro dell’Arte –  è quello di fornire al pubblico gli strumenti necessari a comprendere le opere teatrali partendo da quelle più semplici fino alle più complesse, ricche di aspetti sociologici, soggettivi e, comunque, fortemente legati al pensiero umano e al divenire della vita”.
 

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di Rossella Saluzzo
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