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Le foreste di cartone di Eva Jospin inaugurano la stagione “al blu di prussia”


Le foreste di cartone di Eva Jospin inaugurano la stagione “al blu di prussia”
20/09/2011, 12:09

Anticipare lo spazio, per condensare, astrarre le forme, per concentrare, osservare la natura per creare illusioni. Le foreste come arte, l'attenzione al discorso sull'ecologia, sul territorio, sull'ambiente è tra i più recenti punti della ricerca della giovane scultrice francese Eva Jospin, nata nel 1975 a Parigi, dove lavora alle sue elaborazioni, originali intagli di cartone che prendono forma di scultura e parlano al mondo contemporaneo.
Con Eva Jospin si inaugura la stagione espositiva 2011/2012 della galleria “Al Blu di Prussia”, lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo e diretto da Mario Pellegrino in via Filangieri 42: il vernissage, che di fatto apre gli appuntamenti napoletani delle gallerie d'arte, è per giovedì 22 settembre, alle 18. La mostra è proposta in collaborazione con la la galleria parigina “Pièce Unique” di Marussa Gravagnuolo e Christine Lahoud, che dagli inizi affianca l'attività dello spazio di via Filangieri. Arte internazionale, dunque, nel solco di una “cifra” che da sempre ha caratterizzato il “Blu di Prussia”, nella sua versione storica, a c avallo degli anni Cinquanta, patron il mecenate Guido Mannajuolo, che in quella moderna, rilanciata dal nipote Giuseppe tre anni or sono.
La Jospin è artista giovane, ma con un curriculum di tutto rispetto alle, giovani, spalle: diplomata alla Ecole de Beaux arts della sua città, ha partecipato a numerose esposizioni in giro per l'Europa, Italia compresa: Bologna, Roma, Venezia, Milano, Napoli (nel 2005) e in altri luoghi. Il cartone come materiale, quindi, e il paesaggio, o meglio la sua rappresentazione, come obiettivo: ma nella ricerca di Eva ci sono diversi media, il disegno, il collage, la pittura, ovviamente la scultura, negli ultimi due anni si è concretizzato il nuovo approdo rappresentato dal discorso sull'ambiente, sul paesaggio e dall'uso di una materia da arte povera come il cartone. Intagliato, scolpito, per fornire – è stato sottolineato - in uno spazio costretto e schiacciato il massimo dell’illusione e delle figure. “E’ l’altezza del pannello che permette - afferma Dominique Paini - la profondità, è lo spessore dei vari strati incollati che garantisce la lontananza dei sottoboschi. Eva Jospin sembra ritrovare così nei suoi stupefacenti intagli di un cartone ordinario le antiche procedure dei pannelli reliquiari o delle teche medievali- metalli preziosi schiacciati, lavorati a cesello sbalzati o dentellati sul malleabile avorio- ma estesi a misura di una parete di una galleria d’arte o museo d’arte contemporanea. Le procedure sono le stesse : anticipare lo spazio per condensare, astrarre le forme per concentrare, osservare la natura per creare illusioni. Eva Jospin, medievale contemporanea”.
Una contemporaneità di discorso per riflettere, far riflettere, su una natura che ha le sue esigenze, e che gli uomini a volte, spesso, sono portati a non considerare. Un'arte, quella di Eva Jospin, pienamente calata nelle problematiche della contemporaneità, in un gioco esistenziale, e tuttavia non priva di una valenza estetica, con una sua bellezza formale. Chi ha seguito il percorso dell'artista sottolinea anche che “le opere di Eva sono nate per sovrapposizione di piani e livelli idealmente infiniti, e costituiscono un perenne “work in progress”, una natura in continua germinazione. Ma il trompe-l’œil, non gioca alla mimesi: le foreste non vogliono “sembrar vere”, ma piuttosto evocare, suggestionare, intrufolandosi silenziose nello spazio, impercettibili.
Tra i mille particolari, e da lontano, con effetto stereoscopico, lo sguardo si perde. Vedere una foresta è un'esperienza ottica che sfida le leggi tipiche della prospettiva nella rappresentazione occidentale. Di fronte visivamente la profondità di una foresta significa dimenticare l'orizzonte, significa perdersi. E non è il pericolo di perdersi l'unico rischio legato fino a quel labirinto naturale che è una foresta? ... Eva Jospin non dimentica ciò che si trova in queste boscaglie, sotto il fogliame e le radure: Dare un groviglio infinito indietro, superare, attraverso il virtuosismo di eradicazione e il taglio, le illusioni di profondità, sperimentare i limiti di un telaio e di un superficie che trucchi l'occhio".
Ma come nasce la scelta di affidarsi al cartone come mezzo del linguaggio espressivo della giovane scultrice? Eva Jospin sorride al ricordo, e racconta:”L’approccio a questa tecnica è nato per caso, una storia tutta particolare che merita di essere raccontata … Capita spesso nella vita di molti artisti che un cambiamento di stile coincida con un cambiamento di atelier. E capita anche ad ognuno di noi, al termine di un trasloco, di trovarsi pieni di scatoloni di cartone vuoti, e non sapere che farne.
Capita spesso, agli artisti, di aver bisogno di tempo per ambientarsi nel nuovo atelier, di aggirarsi quasi come animali randagi, per i suoi luoghi, in cerca di ispirazioni, delle proprie “marche stilistiche”… Ogni giorno, osservavo a lungo queste pile di cartone, un bel mattino mi è venuta l'idea di creare qualche cosa con tutto questo cartone...”.

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di Redazione
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