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Libri, Storia del giardino europeo


Libri, Storia del giardino europeo
10/03/2011, 17:03

Come tutte le storie del giardino anche questa inizia dalle civiltà più antiche e dedica molta attenzione alla Roma dell'Impero.
Questo percorso, consueto, non ha nulla di rituale o di scontato, ma è dettato dalla necessità di dare testimonianza di quelle che furono le origini del giardino occidentale, che non solo non sono andate perdute nei lunghi e molti secoli che si sono succeduti, ma che, anzi, hanno costituito una continua fonte di ispirazione per le civiltà che si sono avvicendate all'interno del bacino del Mediterraneo.
Il Mediterraneo, per un periodo estremamente lungo che va dal 2000 a.C. fino a tutto il XIV secolo, è lo scenario quasi esclusivo della cultura occidentale. Popoli diversi acquistano egemonia economica e politica, impongono leggi, comportamenti, forme artistiche, che si fondono con ambienti e usi preesistenti e si allargano nei paesi del Nord d'Europa e dell'Africa.
Attraverso il Mediterraneo filtrano le idee dell'Oriente, della sua scienza, della sua religione e delle sue forme artistiche. Alle rive del Mediterraneo calano i popoli nomadi del Nord. Culture ed usi si confrontano per molti secoli in un ambito relativamente ristretto.
È ai bordi del Mediterraneo che si formano e si confrontano le due idee fondamentali dell'arte del giardino: quella formale e quella informale.
Il giardino come idealizzazione di un mondo perfetto ed immutabile, ed il giardino come mimesi della natura. Il giardino come rivissuto romantico di una naturalezza estetica benedetta dagli dei è donata agli uomini, ed il giardino come perfezione simbolica e rappresentazione del creato. Due concezioni che non sono mai separate o contrapposte, ma che si integrano, lasciando prevalere ora l'una ora l'altra: così in Egitto il rigore geometrico sembra prevalere nell'organizzazione degli spazi, mentre in Mesopotamia la natura diventa paradiso, incanto, meraviglia ma conserva un impianto ordinato ed armonioso; così in Grecia il giardino non è altro che il sogno della trasposizione terrena dell'età dell'oro, dove frutti e fiori crescono spontaneamente e non ci sono stagioni, mentre a Roma le forme accuratamente studiate e definite dai topiarii organizzano gli spazi aperti, privati e pubblici secondo schemi che ancora oggi permangono. Non è solo il giardino, spazio definito e recinto, che muta a seconda dei popoli che lo vivono e lo costituiscono, ma è il paesaggio stesso che lo comprende che è oggetto di continue trasformazioni e cambiamenti.
Ambienti che oggi ci appaiono familiari - come le piante del Ravennate o i fianchi terrazzati ad agrumi della Costiera Amalfitana o i mandorli della valle di Agrigento - hanno una loro data di nascita, mentre in tutto il Mediterraneo vite ed olivo convivono con peschi e melograni solo dal IX secolo in poi, ed in modo analogo fichi e cipressi hanno imparato felicemente a coesistere con piante di agrumi. Prima della conquista araba il paesaggio dell'Italia meridionale e della Sicilia in particolare era ancora quello del I secolo d. C., caratterizzato da una varietà di piante e di paesaggi assai ridotta in tutta la penisola. Com'è noto i fiori e gli alberi usati dai Romani fanno riferimento a poche specie e solo in qualche raffinata pittura pompeiana possiamo vedere come elemento decorativo eccezionale un albero di limoni che spunta da un tripudio di piante di alloro e di rose. La rosa ha dominato i secoli, percorso le civiltà; recisa, intrecciata in ghirlande, posta in vasi: rigoglioso e vitale ornamento di giardini mistici o profani. Rosa bianca dei Tudor, complemento indispensabile di ogni ritratto di Elisabetta I d'Inghilterra, rosa mistica simbolo della purezza della Vergine o rosa d'amore incarnazione della giovinezza, della cavalleria e dell'amor cortese nel Roman de la Rose.
E nel tempo, alla rosa si sono aggiunte varietà incredibili di fiori. Dal vicino Oriente prima sono arrivati in Europa garofani e tulipani, poi da terre sempre più lontane, narcisi, fiori della passione, convolvoli, e ancora agavi, fucsie ed una varietà incredibile di nuove specie con una gamma infinita di colori, che hanno invaso gioiosamente tutti i giardini.
Muta il gusto, il sentimento, il senso estetico e la forma del giardino. Si passa dal chiostro, racchiuso, profumato, oasi di pace e di tranquillità, lontano dalle miserie del mondo, all'esaltazione della ragione e della capacità dell'uomo, interprete e misura di tutte le cose e successivamente alla grandiosità scenografica e celebrativa del potere dell'uomo - re, che consacra il suo trionfo e la sua glorificazione; quell'uomo diventa il sole, motore unico di tutte le cose, colui che fa vivere la natura intorno a lui, sovrano per volere divino che celebra se stesso attraverso i fasti del suo giardino. Nuovi valori si affermano, la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese pongono le basi di una diversa organizzazione sociale e di un rinnovato senso estetico.
La Natura, madre di tutte le cose, permea l'idea del progetto del giardino e, gradualmente, invade la città.
Albero, erba e fiore: fragili e mutevoli elementi che compongono il giardino e che diventano presenze simboliche che percorrono i secoli e pervadono le civiltà, testimoni dei sentimenti e delle aspirazioni degli uomini, sogni incantati intrisi d'arte e di poesia. E la storia dei giardini si identifica con la storia delle idee, del modo di vivere insieme, delle forme di governo, del gusto e della capacità organizzativa delle diverse società. E la storia del giardino è storia di immagini, di sogni e di memorie: è, in fondo, semplicemente la storia degli uomini.

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di Redazione
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