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L'India di Fabio Donato in mostra allo Spazio Nea di Napoli


L'India di Fabio Donato in mostra allo Spazio Nea di Napoli
04/06/2013, 14:15

Un viaggio in India. Il '68 giusto alle spalle. La voglia di esprimere in modo nuovo un'esperienza unica. Oggi, più ancora di ieri, appare come non mai visionaria e anticipatrice la lezione di fotografia di Fabio Donato, autore tra i più interessanti e ricercati del panorama italiano, tra gli artisti di Pelle e Pellicola, progetto espositivo dello Spazio Nea.  
Con India' 70, questo il titolo della personale a cura di Pasquale Lettieri e Isabella Valente (vernissage giovedì¬ 6 giugno 2013 alle ore 19.30 - in programma fino al 3 luglio), l'artista, docente all'Accademia di Belle Arti di Napoli, ripresenta la mostra che quarant'anni fa lo fece conoscere al grande pubblico. Nel 1971 in molti affollarono la libreria Guida a Port'Alba, incuriositi dalla stravolgente e peculiare visione che Donato volle dare di quel Paese raggiunto dopo un avventuroso itinerario on the road. La sua idea di arte e di fotografia desta stupore e alimenta polemiche inevitabili, frutto, forse, dell'incapacità all'epoca di comprendere il suo messaggio innovativo e la sua sperimentazione nel campo della fotografia e nel reportage.

Come rivivere l'esperienza in India  di quegli anni? Donato scelse di non accontentarsi del racconto oleografico, che si sarebbe trasformato nell'ennesimo deja vu sull'argomento. Un talento acerbo, pronto ad esplodere, lo spinse oltre, cercando l'espressione più sincera di un'emozione irripetibile, quella di chi vive e vede l'India per la prima volta. Esperienza che le parole riescono a descrivere parzialmente e che solo l'immagine riesce a plasmare, e conservare, con completezza e complessità .
Una miriade di piedi, gambe, caviglie circondano il visitatore della mostra, il viaggiatore, l'avventuriero. L'India di Fabio Donato è tutta nella scelta di un solo tipo di immagine, ripetuta, quasi, all'infinito: un soggetto che sembra unico, ma che in realtà non lo è, per raccontare l'intero subcontinente, la sua gente, la sua atmosfera, la sua multiforme  irripetibilità. Donato scatta le sue foto ancora da studente di architettura. Appena due anni dopo il viaggio e la mostra, è il vincitore della prestigiosa targa d'argento alla Biennale del Fotoreportage. 
 

"Vivevamo un clima particolare negli anni'70- spiega l'autore con una lunga esperienza anche come fotografo di scena- Stavamo per vivere uno dei decenni più creativi del '900. Si stava ricostruendo un immaginario ed eravamo tutti alla ricerca di nuovi modelli e linguaggi. Quando mi fu proposto di fare una mostra dopo il viaggio, mi chiesi cosa raccontare. Scelsi di trasferire il mio sentire a partire da un momento particolare. Ero accovacciato sul ciglio di una strada con il mio compagno di viaggio, che inizia a suonare la chitarra. Chiusi gli occhi e quando li riaprii, pochi minuti dopo, mi ritrovai totalmente circondato. Il mio amico, come un pifferaio magico, aveva attratto folle di persone, ammaliate dalla sua musica. Il gesto più naturale fu quello di afferrare la macchina fotografica. Ecco la mia India: impossibile vivere anche un solo attimo senza sentire ben evidente la presenza di un'umanità  immanenteâ

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di Redazione
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