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L’infinito di Tiziano Scarpa alla Sala Assoli di Napoli


L’infinito di Tiziano Scarpa alla Sala Assoli di Napoli
30/11/2012, 09:10

Sarà la Sala Assoli di Napoli a ospitare, mercoledì 5 dicembre 2012 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 9), il debutto partenopeo de L’infinito di Tiziano Scarpa, nella regia di Arturo Cirillo, in scena anche come interprete con Andrea Tonin e Margherita Mannino.

In occasione delle repliche a Napoli dell’allestimento, giovedì 6 dicembre alle ore 17.00, in collaborazione con l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa, si terrà, sempre alla Sala Assoli di Napoli, l’incontro con i protagonisti, cui parteciperanno, Dott. Cristiano Esposito (Ermeneutica Leopardiana), Dott.ssa Helga Sanità e Dott.ssa Marzia Mauriello (Antropologia delle arti e della performance, laboratorio teatrale DEA).

La pièce, prodotta dal Teatro Stabile del Veneto e presentata da Fondazione Salerno Contemporanea, prende spunto dalla poesia più celebre di Giacomo Leopardi e mette in scena le ansie giovanili di ogni tempo, tra sogni e disperazione, atteggiamenti spavaldi e senso d'inadeguatezza, oggi come duecento anni fa, in un ritmo drammaturgico trascinante, che tiene insieme pirotecniche battute e momenti di profonda riflessione.

L’autore catapulta il poeta di Recanati nella camera di un diciannovenne il giorno prima degli esami. Un incontro folgorante tra coetanei, anche se li separano quasi duecento anni. Andrea (Andrea Tonin) presenta ad uno smarrito Giacomo (Arturo Cirillo) il mondo contemporaneo, con la sua tecnologia, le sue ansie e anche la sua fidanzata Cristina (Margherita Mannino) che irrompe come un ciclone. Tre ventenni, spaventati e curiosi, che cominciano a capirsi e a diventare complici. Tutto ha inizio con L’infinito, che Andrea sta studiando, cercando di capirci qualcosa. Giusto in quel momento compare Leopardi.

L’infinito è una commedia drammatica che giudica il mondo di oggi con la forza di una delle opere più intransigenti del nostro passato: le poesie e i pensieri di Giacomo Leopardi, la sua teoria dell’illusione che tanta presa ha ancora sul modo in cui impostiamo la vita.

Una grande distanza e una penetrante prossimità creano una sorta di cortocircuito fra l’immagine che abbiamo di Giacomo Leopardi e quella che ci restituiscono di se stessi gli adolescenti di oggi.

L’originale e acuto testo di Scarpa, fra battute salaci e momenti di potente riflessione, racconta l’angoscia dei giovani di ogni secolo, spavaldi e futili, incoscienti, illusi, disperati, appassionati. Stati d’animo che fanno da “comune denominatore” fra Leopardi e le generazioni che a scuola conoscono il suo animo tortuoso e cupo.

Il risultato è la scoperta di affinità incredibili fra i due mondi, uniti, in fondo, da un comune sentire come dimostra la meravigliosa poesia evocata dal titolo dello spettacolo.

La scenografia è a cura di Dario Gessati, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Francesco De Melis &”Intrinsic”, le luci di Pasquale Mari.

 

 

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di Redazione
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