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Intervista all'Autore di "Polentoni"

Lorenzo Del Boca e l'unità d'Italia


Lorenzo Del Boca e l'unità d'Italia
12/05/2011, 10:05

In occasione delle conferenze sull’unità d’Italia: Festeggiamo o celebriamo? Ho conosciuto e intervistato Lorenzo Del Boca, giornalista e saggista piemontese e autore, fra l’altro, del noto libro: “Polentoni, come e perché il Nord è stato tradito” della Casa Editrice Piemme, 2011.

 

Dott. Del Boca, chi si è avvantaggiato dell’unità d’Italia?

Dell'unità d'Italia si sono avvantaggiati pochi affaristi che facevano affari in piccolo e hanno potuto fare affari in grande. Il Sud è stato occupato, massacrato e depredato. Il Nord non ci ha guadagnato: sei settimane dopo la conquista, da Napoli, hanno chiesto alla banca di Torino di mandare i soldi necessari per pagare gli stipendi agli impiegati. Avevano preso milioni di ducati a Palermo e a Napoli e non ne avevano più...in parte erano stati sprecati e in parte rubati.

I professori universitari raccontano la vera storia dell’unità d’Italia?

All'università e sui libri di testo che si usano a scuola, la storia del Risorgimento (e in generale la storia) non è raccontata correttamente. Sembrano dei racconti a metà fra la mitologia e la leggenda, lontani parenti con i fatti come sono accaduti. All'estero c'è maggiore equilibrio. Negli Stati Uniti, per esempio, hanno vissuto vicende analoghe a quelle che hanno animato il nostro Risorgimento. Addirittura nello stesso periodo storico intorno agli anni 1860. Anche là c'è stato un conflitto fra Nord e Sud e anche là, immediatamente dopo la guerra, esisteva soltanto la versione dei vincitori. Ma, immediatamente dopo, le biblioteche hanno cominciato a popolarsi di libri che davano conto di un'altra verità e, alla fine, è stata trovata una sintesi capace di offrire una versione condivisa di quegli avvenimenti. A cominciare dalla definizione: "civil war" guerra civile, fratelli contro fratelli, senza scomodare il Risorgimento o la Resistenza che, di per sé, propongono versioni già ideologicamente orientate. I vincitori hanno vinto ma non sono arroganti, i perdenti hanno perso ma non sembrano ignobili. Perché non è possibile in Italia? Soprattutto per l'ignavia di coloro che, per primi, dovrebbero occuparsi di storia. Gli storici di professione.

Terroni e polentoni hanno delle analogie?

Terroni e polentoni sono due tesi complementari. Uno dimostra che il Sud è stato massacrato e derubato mentre l'altro aggiunge che da questa sistematica rapina il Nord non ha guadagnato.

Il Sud va recuperato in chiave economica e civile. Può analizzare questa considerazione?

Il Sud va recuperato innanzi tutto con un'operazione di trasparenza. E' del tutto evidente che il meridione è l'ultimo vagone e corre con una marcia in meno. Ma il riscatto non passa - non solo, perlomeno - dalla costruzione del ponte di Messina o da una quantità di sovrastrutture indispensabili. Il riscatto deve essere prima di tutto culturale. Occorre dire la verità, fare luce sul passato, convenire che sono state commesse azioni ignobili e temerarie, chiedere scusa...poi si può ricominciare, dire che siamo tutti fratelli, e che questa Italia - bene o male - dobbiamo mandarla avanti.

Si parla di meritocrazia. Secondo lei, poi, va avanti il suo contrario?

Si parla di meritocrazia e vanno avanti i raccomandati...

Per quali motivi si sente orgoglioso di essere italiano?

Sono orgoglioso di essere italiano perché tutto il mondo vuole vedere e conoscere l'Italia. Io ho la fortuna di esserci.

Qual è la politica estera che segue l’Italia?

La stampa estera segue poco le vicende italiane e per quel poco le segue anche male perché non è facile comprendere i riti e gli atteggiamenti di un popolo. Anche noi facciamo fatica a spiegare i cinesi, i giapponesi, gli inglesi e i francesi. Comprendiamo perché a Londra c'è ancora una monarchia e perché gli inglesi spendono una quantità di soldi per portarsi a casa un piatto con la faccia di William e Kate? Comprendiamo il successo francese della figlia di Le Pen? Ci risultano chiari i motivi che hanno indotto Zapatero a rinunciare a candidarsi la primissima volta?

Si può parlare, oggi, di Europa Unita?

Si parla di Europa Unita in termini economici. C'è una moneta unica e c'è un unico mercato ma per il resto è nebbia profonda. Non esiste una politica comunitaria e ognuno si muove in ordine sparso. Per la guerra in Irak, l'Inghilterra era uno stato belligerante, la Spagna di Aznar si definiva "belligerante ma non combattente" (poi Zapatero si è ritirato), l'Italia è entrata per la ricostruzione. E, adesso, per la crisi del Nord Africa non mi sembra che esistano posizioni almeno prossime. La Francia è per le bombe, la Germania assolutamente contraria, l'Italia vorrebbe bombardare senza lanciare bombe. Per le questioni interne dell'emigrazione sono immense le distanze fra Italia e Francia e il resto dell'Europa, anziché tentare una sintesi, resta a guardare.



 

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di Rossella Saluzzo
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