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L'OTTOCENTO ITALIANO A MILANO


L'OTTOCENTO ITALIANO A MILANO
14/02/2008, 15:02

Una mostra da cogliere davvero al volo. Durerà infatti solo dieci giorni (dal 3 al 13 aprile), "Ottocento italiano. Maestri e protagonisti" proposta ed allestita dalla Società di Belle Arti nelle sale al pianoterra del Museo di Storia Contemporanea di Milano. L'esposizione, coordinata da Giuliano Matteucci, presenta una quarantina di dipinti, alcuni dei quali inediti, provenienti da importanti raccolte private, per offrire uno spaccato di mezzo secolo d'arte italiana, da prima dell'Unità all'affacciarsi del nuovo secolo. Eccellente il connubio con la sede espositiva, il Museo di Milano, nelle cui sale è possibile rivivere un importante capitolo della storia della città attraverso uno straordinario insieme di vedute, scene di vita urbana ed episodi risorgimentali documentati da alcuni dei maggiori artisti dell'epoca.
"Ottocento italiano" sarà una mostra di eccellenza e di scoperta. Tra le opere: La passeggiata e L'abbandonata di Cabianca, Sul lago di de Nittis, Campagna senese di Signorini, Ritratto della Signora Tommasi di Lega, Ragazza che raccoglie fiori di Zandomeneghi, Monello napoletano che osserva un busto di Re Umberto di Antonio Mancini, L'Arno alle Cascine e Paesaggio con buoi di Fattori..
Nella volontà del curatore, la mostra intende essere un omaggio al ruolo che Milano ha avuto nella valorizzazione dell'Ottocento e, curiosamente ma non tanto, dell'Ottocento toscano.
Il 12 ottobre 1967 Giuliano Matteucci presentava, a Milano, presso la Galleria Levi la mostra Incontro con i pittori toscani dell'Ottocento.
L'episodio avrebbe rappresentato la prima tappa milanese del lungo cursus di appassionato cultore della pittura italiana del XIX secolo. Da quel momento, infatti, entrando in stretto contatto con il mondo del collezionismo lombardo, coltivando l'amicizia di un esperto di vaglio quale Mario Borgiotti e la frequentazione di personaggi di grande acutezza filologica come Lamberto Vitali, avrebbe sempre più arricchito il suo profilo di studioso e conoscitore. All'interesse per l'inedito, al recupero di figure dimenticate (Oscar Ghiglia) e alla catalogazione sistematica dell'opera di grandi artisti (Banti e Lega), si sarebbe unito l'entusiasmo dell'uomo d'azione. Da allora non trascurando quanto può derivare dal mercato in termini di conoscenza e analisi dell'opera in tutti i suoi aspetti morfologici, vi si è direttamente rapportato anche in qualità di consulente delle maggiori case d'asta italiane e straniere. A partire dagli anni ottanta, per circa un ventennio, è stato un nome di riferimento per la Finarte, contribuendo con il proprio rigore ad assicurare alla società una posizione primaria nel settore. Il suo impegno nell'ampliare gli orizzonti del collezionismo dell'Ottocento italiano si è concretizzato oltre che in una serie di eventi caratterizzati da un preciso disegno storico-culturale, nella fondazione della Società di Belle Arti. Da tempo operativa nelle tre sedi di Milano, Viareggio e Cortina d'Ampezzo, sotto la direzione di Francesco Palminteri è andata sempre più assumendo un ruolo leader quale referente di pubbliche istituzioni, fondazioni e amatori privati. E ciò grazie, soprattutto, ai consolidati rapporti fiduciari con gli attuali rappresentanti d'importanti collezioni storiche, nonché ai molteplici contatti maturati in anni di esperienza.
In questa esaltante avventura Milano, con il suo attento e sensibile tessuto sociale, ha avuto ed ha una parte determinante. Ed è proprio al lungo sodalizio con la città dove l'Ottocento italiano ha conosciuto alcuni dei massimi estimatori ed esegeti - come non ricordare, insieme con Mario Borgiotti e Lamberto Vitali, Carlo Carrà, Enrico Somaré, Anna Maria Brizio, Fernanda Wittgens, Marco Valsecchi e Enrico Piceni ? - che la Società di Belle Arti dedica questa rassegna.

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di Redazione
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