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Delirio e goffaggine del “comandone” di turno

L’ultima settimana di Boss Boss in scena al Lanificio 25


L’ultima settimana di Boss Boss in scena al Lanificio 25
27/05/2012, 15:05

Un’analisi scanzonata e beffarda delle manifestazioni del potere e della brama di possesso, quella proposta e vivacemente rappresentata al Lanificio 25, il 18 e il 19 maggio scorsi, nell’ambito della rassegna Capolavori in Corso. “L’ultima settimana di Boss Boss” è una farsetta patafisica scaturita dalla penna del napoletano Raffaele Rizzo, - patafisico pure lui – la cui regia reca la firma del maestro di guarrattelle Salvatore Gatto in sinergia con Teatro dell’Anima che presenta lo spettacolo. Una scena superbamente allestita che propone allo spettatore un interessante alternanza di attori e burattini che di volta in volta si impongono all’attenzione di chi segue gli avvicendamenti sul palcoscenico tradizionalmente inteso o nel siparietto in cui campeggiano le marionette, calco fedele dei protagonisti “reali”. Boss Boss è un turpe “comandone” ripreso nella sua ultima settimana di vita che segna l’ascesa e insieme la sua rovina alla guida della realtà di Ombrellonia, il paese degli ombrellati. Ridicolo sino alla sino alla goffaggine, Boss Boss è un uomo che, esattamente al pari di tutti i governanti che si sono succeduti nei “corsi e ricorsi storici”, si nutre del consenso sociale e si circonda di una insulsa umanità che raccoglie solo asserviti leccapiedi: Baggibo, il fidato consigliere, Archiatone il medico personale, Halem il folletto oppositore, Miramimi’ lo specchio Parlante, Curtigianna e Cunnegonda, svaporate intrattenitrici o Escort che dir si voglia e Primo Devoto, colui che sa usare la lingua. Il riferimento alle recenti diatribe politiche che hanno puntellato la storia del nostro Paese, non è certo casuale. Ma, a ben guardare, il potere che in ogni dove si ripete uguale a sé stesso, è una realtà di matrice universale. Ed è il cantastorie Cantimbanco, menestrello francese, che ci introduce nelle pieghe della storia di Ombrellonia e, lungo il dipanarsi dei giorni dell’ultima settimana al potere di Boss Boss, rivelerà nei toni di un caustico sarcasmo, tutte le pochezze e le ossessioni del putrido “comandone”, mettendone in evidenza il suo doppio essere uomo-burattino, sino a farlo capitolare. Sullo sfondo del paese, che subisce in virtù del perverso volere di Boss Boss, la pratica dell’ “ombrellatura”, si intravede la “resistenza” del popolino che non accetta di buon grado la boria e la vanagloria dello sciagurato “comandone” e che, come in ogni happy end che si rispetti, è destinato a trionfare. Vince chi non si lascia “ombrellare” e chi, al di fuori di qualsivoglia protezione, ( l’ombrello può infatti riparare dalla pioggia ma, come è dato vedere, altre sono le sue possibili destinazioni d’uso), riesca a mostrare capacità ed autonomia di giudizio. Il cast che si è mostrato all’altezza della messa in scena, annovera: Fabiana Fazio, Delio Fusco, Salvatore Gatto, Eduardo Di Pietro, Tiziana Mastropasqua, Riccardo Pisani, Cira Sorrentino e Barbara Veloce. La manifattura dei burattini merita una menzione speciale perché tutti costituiscono autentiche perle d’artigianato, motivo questo che, in concorso con tutti gli altri elementi della rappresentazione, motiverebbe una riproposizione dello spettacolo anche su altre scene napoletane.

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di Rosa Vetrone
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