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Parla l'erede della più grande famiglia teatrale europea

L'umorismo secondo Luigi De Filippo


L'umorismo secondo Luigi De Filippo
08/09/2009, 16:09

Mentre il teatro italiano è in grave crisi, quello napoletano continua a catturare interesse e ciò per effetto dei suoi grandi autori di ieri e dei giovani validi attori che continuano ad affacciarsi alla ribalta”. Queste le parole dell’attore, autore e regista, Luigi De Filippo, erede, insieme con il cugino Luca, della più grande famiglia teatrale del Novecento. “Il teatro Italiano - ha detto l’autorevole artista- è in letargo, invece, il nostro e ne sono personalmente testimone, grazie al successo che riscuotono le commedie che porto in scena dal nord al sud, è più che mai vivo e vegeto”.

Cosa andrebbe fatto, secondo lei, per migliorare la situazione teatrale in Italia a livello artistico ed economico ?

“Innanzitutto, bisognerebbe smettere di piangersi addosso e poi rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per comunicare al pubblico soprattutto emozioni. Se non si fa questo, si va incontro alla fine. Occorrerebbe inoltre, ridurre le tasse e le spese a cui noi teatranti siamo sottoposti e moderare tutti quegli oneri esagerati come quelli relativi ai trasporti ed alle scenografie, per proporre degli spettacoli a prezzi più accessibili al pubblico. Bisognerebbe dire basta a coloro che aspettano sempre la manna dal cielo ed impegnarsi  per attrarre il pubblico con un’alternativa valida alle cretinate della Tv che continua a proporre spettacoli banali, inutili e volgari. E’ deleterio, insomma, continuare a piangere ed a chiedere soldi ed aiuti. Tanto non ce li daranno mai!”

Chi, oggi, secondo lei, parlando di teatro napoletano, può continuare sulla scia dei grandi autori di ieri e naturalmente dei De Filippo ?

“ Intanto ci sono io, degno continuatore dei De Filippo. Per quanto riguarda gli altri, sinceramente, non me la sento di fare nomi. Nel Novecento Luigi Pirandello ed i De Filippo sono stati i grandi fari del teatro a livello europeo. Oggi più che commediografi ed attori, vi sono solo i cosiddetti personaggi che, provenendo per lo più dalla televisione, si basano su di un divertimento spesso volgare dimenticando il vero umorismo che sta alla base di un buon attore ed autore”.

Come definirebbe i De Filippo?

“Noi De Filippo, siamo un poco come San Gennaro. Mentre lui, il Santo, fa due miracoli all’anno, noi ne facciamo soltanto uno, confermando il valore delle commedie che rappresentiamo con circa duecento repliche per stagione. Nessuno, credetemi, riesce a fare altrettanto”.

Come osserva il tentativo di restituire ai napoletani la Festa di Piedigrotta?

“A Napoli, basta che si fa “ammuina” sono tutti contenti, quindi è importante che la Festa di Piedigrotta ritorni per fare dimenticare, almeno per qualche sera, le tante cose brutte. Anche se non credo, per quanto riguarda le canzoni, che riuscirà a fare nascere gli stessi capolavori immortali di ieri, ritengo che sia un’iniziativa molto valida per Napoli ed i napoletani”.

Quali sono i suoi impegni attuali e futuri e qual è, in sintesi, il suo intento artistico?

“Ho appena debuttato in prima nazionale al Festival di Borgio Verezzi a Genova, con la commedia “La fortuna con la effe maiuscola” scritta da mio zio Eduardo insieme con Armando Curcio e già i consensi del pubblico sono stati entusiasmanti. Con lo stesso lavoro girerò l’Italia. Sarò tra l’altro a Firenze, a Roma ed a Napoli, dal 12 novembre, al teatro Delle Palme. Il mio intento artistico è quello di riproporre il grande Teatro Umoristico dei De Filippo senza mai dimenticare che l’ umorismo  è la parte amara della comicità. E’ quello che ti fa ridere e pensare e che ti fa riflettere al di là delle volgarità teatrali importate dalla televisione”.

    

             

 

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di Giuseppe Giorgio
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