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La dimensione del tempo

L'uomo e il tempo


L'uomo e il tempo
18/08/2010, 10:08

       L’uomo è presumibilmente soggetto al tempo! Sin dai prodromi della storia della filosofia, tale assunto è semplicemente un’elucubrazione mentale, un prodotto della mente. La concezione relativista del tempo risale ad alcuni autori vissuti già oltre 2000 anni fa, ancor prima della venuta di Gesù Cristo. L’uomo, secondo quanto era ritenuto, poteva in qualche maniera controllare il tempo o, perfino, sospenderne l’azione con un semplice atto della mente.
       La concezione relativista del tempo, così come sostenuta dagli antichi studiosi è che la realtà, quella vera, è formata da un regno che oltrepassa il tempo. In occidente, per esempio, tale regno è l’eternità.
        Esistono due realtà: mentale e fisica. Qual è, quindi, la natura del tempo? E’ questo il grande interrogativo! Eternità e fugacità. La dualità tra le due definizioni fa affermare a Platone che la mutevolezza del mondo nel quotidiano rappresenta un effimero riflesso del mondo delle idee che occupano una sfera di atemporalità.
         Le religioni sono infinitamente dibattute tra caducità temporale e tempo infinito. Dio, ci si chiede, è nel tempo o è al di fuori di esso? Diviene o è? Il filosofo neoplatonico Plotino (III Sec.) afferma che esistere nel tempo significa esistere in modo imperfetto. Dio, quindi, non può che essere, in quanto essere perfetto, che al di fuori del tempo. Per gli esseri umani il tempo può considerarsi come una forma di prigione. Per la Massima Entità il tempo non esiste. Dio non avverte il trascorrere del tempo perché Egli ha la conoscenza di tutti i tempi simultaneamente. Questo produce considerevoli interrogativi sulle relazioni di Dio con la realtà effimera.
        Aristotele dà una definizione del tempo più aderente all’aspetto scientifico. Secondo il filosofo, infatti, il tempo era misura del movimento. Concezione del tutto legittima: il movimento del sole ci rivela il trascorrere del tempo!
        Il primo a considerare il tempo come una quantità misurabile fu Galileo Galilei. In quel tempo, il mondo stava evolvendo le sue conoscenze anche grazie all’incrementarsi della navigazione dei mari. Si sentiva sempre più l’esigenza di dotarsi di strumenti efficaci per misurare il tempo.
        In Principia mathematica, Isaac Newton svela l’importanza del tempo. “Il tempo assoluto, vero e matematico, per sua natura scorre allo stesso modo senza alcuna relazione con l’esterno” affermava Newton nella premessa al suo lavoro. Nella teoria di Newton è fondamentale l’ipotesi che i corpi, costituiti da materia, si muovessero secondo percorsi facilmente prevedibili, grazie all’applicazione di rigorose leggi matematiche. Proprio attraverso le leggi della matematica lo scienziato ebbe la facoltà di indagare il moto dei pianeti e le traiettorie dei corpi sulla Terra. Di qui prese consistenza l’idea di un cosmo simile ad un enorme meccanismo che custodisse nel suo interno, quale dimensione privilegiata, il tempo. Dimensione scissa dallo spazio ma, con la concezione di un Dio orologiaio, che garantisse ordine al dispositivo Terra.
         E’ un tempo assoluto quello di Newton, così come quello di Aristotele. Questa dimensione, il tempo, è dunque il “criterio di giudizio” sostanziale posto alla base di tutte le valutazioni quantitative e di tutte le leggi della fisica. Con Newton, il cosmo smette di essere un organismo vivente, con tutti i limiti che questo comporta, per diventare una realtà rigida, deterministica, puramente matematica. Fu così che Newton, partendo dal fluire universale del tempo, sviluppò la sua teoria delle flussioni, quel campo della matematica meglio conosciuto come calcolo infinitesimale.
         Dopo Newton e il suo determinismo, per molti anni non si poté più argomentare il tempo quale illusione umana atta a criptare l’incapacità di afferrare quella trascendenza temporale definita “eternità”, “nirvana”, “moksha” e “tempo del sogno” rispettivamente dagli occidentali, dai buddhisti, dagli Indù e dagli aborigeni australiani. Il tempo newtoniano trascorre sempre allo stesso ritmo. Ogni variazione cadenzale è da ritenersi inaccettabile in quanto sbagliata!
         Le leggi termodinamiche, invalse nel XIX Secolo, posero l’attenzione sull’idea di un universo che si degenerasse e che, quindi, fosse suscettibile di morte termica. A tale idea si contro poneva, contemporaneamente, la teoria dell’evoluzione che vedeva nel mondo un continuo progresso deterministico che passasse dal semplice al complesso. Erano gli anni del positivismo.
        Soltanto nel XX secolo, l’impianto di Newton sul tempo naufragò inesorabilmente. Una nuova e rivoluzionaria concezione pervase la comunità scientifica. Fu, in particolare, Albert Einstein con i suoi studi a dare una nuova visione all’immagine del tempo. Svincolando la sua teoria da ogni concezione mistica degli antichi, sciolse il tempo da ogni dimensione di assoluto, associandolo all’individuo. Non c’era più il tempo, bensì il tempo di ognuno: mio, tuo … e via dicendo.
          Sarà il futuro, comunque, attraverso la ricerca scientifica ad aiutarci a comprendere, fino in fondo, questa affascinante dimensione. 
        
 

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di Rossella Saluzzo
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