Cultura e tempo libero / Cinema

Commenta Stampa

LUSSURIA. SEDUZIONE E TRADIMENTO


LUSSURIA. SEDUZIONE E TRADIMENTO
05/02/2008, 14:02

Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia a distanza di due anni. Solo ad Ang Lee può accadere una cosa simile, perché il regista di Taiwan di adozione hollywoodiana riesce, con questa nuova pellicola, a superare un capolavoro del calibro de “I segreti di Brokeback Mountain” (Leone d’oro 2005).
“Lussuria. Seduzione e tradimento” questo il titolo e anche il sunto di un film che ha fatto scalpore per le scene di sesso spinto tra i protagonisti, ma attenzione, per vedere le tanto attese scene erotiche  bisogna attendere quasi novanta minuti, ma sono novanta minuti che scorrono seducenti e intriganti, sullo sfondo Hong Kong e Shangai, trait d'union fra Oriente e Occidente (che rispecchia anche la doppia anima del regista), la resistenza, forse in immagini un po’ oleografiche, ma ciò che interessa al regista è filmare l'amore come si filma un delitto e viceversa, proprio come insegnava Hitchcock il cui capolavoro “Il sospetto” è citato in una scena centrale.
Un magnifico Tony Leung e una novella Mata Hari, Tang Wei. Lui è Yee, potente uomo politico che combatte con i giapponesi; lei è Wang Jiazhi, studentessa catapultata in un mondo di spionaggio, sesso e inganni da un giorno all’altro, da una serata entusiasmante di un palcoscenico teatrale, al palcoscenico della vita dove, come ha scritto Milan Kundera, non c’è la possibilità di provare, dove si va in scena direttamente. E lei in scena va verso la morte, si percepisce sin dal principio, ci va ancora presa da lui, da quello che sarà il suo carnefice; lei che preferisce morire torturata piuttosto che avvelenandosi, per la sola possibilità di rivederlo, lei che non riesce ad andare fino in fondo, lei che gli salva la vita, lei che è vittima del sesso spinto, violento, unico modo per un uomo spietato di raggiungere una qualche sorta di umanità.

Commenta Stampa
di Serena Riviezzo
Riproduzione riservata ©