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L'artista stabiese rivive a Vico Gerolomini

Mamma. Piccole tragedie minimali. Al teatro Elicantropo è di scena un toccante omaggio a Ruccello


Mamma. Piccole tragedie minimali. Al teatro Elicantropo è di scena un toccante omaggio a Ruccello
18/03/2012, 13:03

A venticinque anni dalla sua prematura scomparsa in un tragico incidente, Napoli rievoca la straordinaria forza espressiva e drammaturgica di Annibale Ruccello. Non pochi i teatri in città che ne celebrano grandezza e straordinaria attualità con la rappresentazione delle sue pièce. Così il Teatro Elicantropo in Via dei Gerolomini, dove dallo scorso 16 marzo è di scena Mamma. Piccole tragedie minimali presentato da Ars Musae in collaborazione con Associazione Sant’Alfonso Maria de Liguori, musiche originali di Antonio Saturno, costumi di Francesca Apostolico, scene di Antonello De Leo, per la regia di Giusy Crescenzo, con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi e Alessandra Mirra. L’ultimo lavoro, in quattro brevi atti unici che Ruccello scrisse nel 1986, ritorna superbamente sulla scena nell’ allestimento ideato e diretto da Giusy Crescenzo, alla sua prima prova registica.Il confronto con una drammaturgia così densa, che riesce, nel solco del tragicomico, a fondere antropologia, tradizioni popolari e attualità, che anticipando i tempi, aveva già previsto l’invadente intrusione e corruzione operata dai mass media a danno dell’ auspicabile capacità di poter scegliere, capire e perché no, cambiare la realtà di cui si è parte, trova nella regia di Giusy Crescenzo un riuscito adattamento. Le mamme di Annibale Ruccello sono fredde, quasi sradicate dal ventre che le ha generate e scagliate in dimensioni dell’immaginario che rappresentano l’unica possibile via di fuga dalla trappola del proprio disagio, del proprio malessere, della propria tensione verso il mondo esterno. La messinscena è corroborata da una perfetta sincronia delle voci delle tre validissime attrici: dal testo monocorde allo spettacolo sinfonico a tre voci il passo è breve ma attentissimo, privo di qualsiasi tipo di sbavatura. Una scelta che consente a chi ascolta non solo di poter cogliere la musicalità della scrittura ruccelliana, ma anche di attraversare quasi fisicamente il viaggio in caduta libera, da un colore all’altro, dalla modulazione affabulatoria del primo atto ( con le fiabe “Catarinella”, “Miezzuculillo” e “Il re dei piriti”, fiabe napoletane alla cui raccolta Ruccello aveva collaborato con De Simone), passando attraverso le ombre di Carmela ed Anna ( secondo e terzo atto, rispettivamente “Maria di Carmelo” e “Mal di denti” ) sino al disincanto per la perdita delle identità culturali e la brama forsennata verso l’omologazione, nell’ultimo breve atto unico “La telefonata”, quando sarà tristemente chiaro che queste mamme, che nulla di materno recano in loro stesse, possono riuscire ad “essere” solo in una dimensione estranea alla realtà. Esistono solo in virtù del proprio sogno-desiderio di potersi autorappresentare, di poter diventare una delle tante icone televisive, sintomo ineluttabile della corruzione operata dai mass-media, nutrita di un linguaggio da telenovelas, da festival di canzonette e miti da rotocalco, che impietosamente ritrae la gente piccola nel suo raggelante vuoto esistenziale e nella sua vana illusione di poterlo colmare attraverso televisori, telefono e computers. Realtà e finzione si intersecano sino a diventare un groviglio inesplicabile che troverà il suo bandolo solo nello scioglimento finale quando, il terremoto, come un vero e proprio “deus ex machina”, scuoterà animo e vissuto dei personaggi. Annibale Ruccello muore a soli 30 anni, ma a distanza di un quarto di secolo le luci della ribalta sono ancora puntate sulla sua arte. E a giusta ragione. Dalla pazzia al suicidio, dalla freddezza all’egoismo, la rappresentazione teatrale è garanzia di risate fragorose malgrado la profondità dei temi trattati. In scena fino a domenica 25.
Per la particolare struttura del Teatro Elicantropo è consigliata la prenotazione.
Info e prenotazioni 081296640
teatroelicantropo@iol.it
 

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di Rosa Vetrone
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