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"MAMMA. Piccole tragedie minimali" di Annibale Ruccello, al Teatro Elicantropo di Napoli


'MAMMA. Piccole tragedie minimali' di Annibale Ruccello, al Teatro Elicantropo di Napoli
12/03/2012, 12:03

Sarà in scena al Teatro Elicantropo di Napoli, da venerdì 16 marzo 2012 alle ore 21.00 (in replica dal giovedì alla domenica fino al 25), lo spettacolo MAMMA. Piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello, con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Alessandra Mirra, progetto e regia di Giusy Crescenzo.

Presentato da Ars Musae in collaborazione con Associazione Sant’Alfonso Maria de Liguori, l’allestimento si avvale delle musiche originali di Antonio Saturno, i costumi di Francesca Apostolico, le scene di Antonello De Leo.

Mamma. Piccole tragedie minimali è l’ultimo lavoro, in quattro brevi atti unici, del drammaturgo, attore e regista stabiese Annibale Ruccello, scritto nel 1986.

Ne Le fiabe (primo atto unico) c’è una mamma che racconta la storia di “Catarinella”, di “Miezzucullillo” e de “Il re dei piriti”. Nel secondo breve atto unico, Maria di Carmelo, Carmela è un personaggio che vive in un “ospedale” custodito da suore, ed ha perso completamente l’equilibrio umano. Confondendo la realtà con la finzione, si convince di essere prima la Madonna e poi Orietta Berti.

Il terzo atto unico, Mal di denti, vede come personaggio protagonista Anna, ed è tratto da Notturno di donne con ospiti dello stesso autore. E’ la storia di una mamma che soffre per un mal di denti e scopre, nel giorno del venerdì santo, di avere una figlia incinta: Adriana. Nell’ultimo breve atto unico, La telefonata, la protagonista Maria è il prototipo di ogni perdita della tradizione e la sua quotidianità è rappresentata dalle telenovelas e dalla televisione in generale.

“Pur trattandosi di quattro brevi atti unici, che vedono come protagonista la figura materna – spiega la regista - solo una in realtà, incarna il personaggio Mamma, mentre le altre, Carmela, Anna e Maria, lo rievocano solo nominalmente o immaginariamente. Delle quattro, l’unica che racconta fiabe, come una sorta di figura materna ancestrale e portatrice di calore familiare, è proprio Mamma, mentre le altre, sono isolate nelle loro convinzioni”.

Le mamme si muovono e vivono in una trappola da cui non riescono a liberarsi se non attraverso il loro immaginario che rappresenta l’unica possibilità di evasione dalla realtà. Ogni personaggio, tranne il primo, nasconde un disagio, un malessere, un’ossessione, un’ansia verso il mondo esterno e ognuno oscilla tra la consapevolezza e l’incoscienza, tra la ragione e la follia. Il mezzo per evadere da tale realtà è il sogno-desiderio di poter essere, di potersi autorappresentare, di poter diventare una delle tante icone televisive. E così realtà e finzione diventano un tutt’uno confondendo ed esagitando sempre di più gli animi. A rimettere tutto a posto sarà una sorta di “deus ex-machina” che scuoterà il vissuto dei vari personaggi.

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di Redazione
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