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Parla Maria Basile in scena tra Santanelli e De Filippo

Maria Basile e Ivano Schiavi con Cocco di mamma al Penguin Cafè


Maria Basile e Ivano Schiavi con Cocco di mamma al Penguin Cafè
14/05/2009, 21:05

Sarà l’attrice Maria Basile, al Penguin Cafè di Santa Lucia, la protagonista, di “Cocco di mamma” lo spettacolo nato da un’idea di Francesco Silvestri e diretto da Antonello de Rosa, imperniato sui testi dello stesso Silvestri, Manlio Santanelli, Enzo Siciliano ed Eduardo De Filippo. Presentata in coppia con l’altro interprete Ivano Schiavi , la pièce esplorerà le gioie, i dolori ed i tormenti di uomini e donne, madri e figli tra amori, gelosie, ricordi e passioni incestuose. Agendo su di una scenografia essenziale, attraverso un sapiente gioco di luci, gli attori, presteranno i loro corpi ad animose mamme ed ai loro figli, tanto che, ad alzarsi decise saranno ora voci mischiate, confuse, violente e rauche, ora voci che si consumano nel silenzio, nel chiasso, nelle pause. Unico filo conduttore di tutto il lavoro, quello di mamme carnefici e mamme vittime. Figli deviati, sconsolati, rassegnati. Figli vincitori, orgogliosi, vendicativi che vivono tra speranze future e ricordi dimenticati.

Quanto  c’è di Maria Basile donna nei personaggi che interpreta e quanto si identifica in loro?

“Molto - risponde l’attrice- e soprattutto in questo spettacolo dove si  parla del rapporto madre-figlio. Osservando la realtà che ci circonda si possono notare mamme  talvolta eccessive e trasgressive, talvolta violente. Io che vivo la maternità in prima persona ritengo che la stessa sia una cosa molto difficile, ecco perché cerco di rafforzarne il concetto anche sulla scena. Nei personaggi che porto in teatro c’è sempre molto di me così come la mia carica umana e la mia forza. Credo, infatti, di essere una donna forte ma non dimentico tuttavia che, a volte, essere forti, significa anche essere deboli e vulnerabili. Questo momento della mia vita è molto incentrato in senso positivo sul mio essere madre e sui figli, una cosa che viaggia di pari passo da sempre con il mio lavoro. Per me i figli sono molto importanti così come penso sia fondamentale, tra madre e figli, continuare a cercarsi nel tempo”.    

Cosa la  lega come donna e come attrice ai quattro autori che danno vita al testo

“Soprattutto le scritture piene di significato alle quali una donna ed un’attrice non può rimanere indifferente. Mi sento molto vicino a questi autori perché ripropongono delle storie vere e delle situazioni che tutti i giorni trovano riscontro nella realtà e purtroppo nei fatti di cronaca. Nei loro testi ad emergere è la debolezza di quel sottile filo che separa la normalità dalla follia ed il bene esasperato dall’ossessione violenta che porta persino ad uccidere. Si tratta di quattro autori meravigliosi e davvero non saprei chi mettere al primo posto”.   

Un testo imperniato sulla figura delle mamme ma che forse volutamente dimentica quelle famose di Ruccello e delle sue  Piccole tragedie minimali?

“L’assenza di Ruccello, a proposito di Mamme, è casuale, anche perché le sue “piccole tragedie minimali” sono state abbastanza viste in teatro. Noi, invece, abbiamo cercato di trovare dei testi poco rappresentati quindi più meritevoli di spazio”.

Tirando in ballo l’antica parola morale c’è un messaggio che lo spettacolo vuole lasciare?

“Anche se credo che il confine tra la normalità e la follia sarà sempre labile con conseguenti tragici avvenimenti tra mamma e figlio, il nostro lavoro può diventare un messaggio per quelle madri troppo spesso lasciate sole. Il mestiere di mamma per molte donne è troppo gravoso e molte di loro non ce la fanno. Per costruire un rapporto con un figlio bisogna sentirsi preparati dentro altrimenti può accadere di tutto come gli abusi che spesso restano celati ed impuniti tra il falso calore delle mura domestiche”.

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di Giuseppe Giorgio
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