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Materdei, tra antico e contemporaneo


Materdei, tra antico e contemporaneo
13/10/2009, 10:10


Domenica prossima l’Associazione Siti Reali Onlus condurrà alla scoperta dei tesori dell’antico e poco conosciuto rione di Materdei, dove fu ambientato e girato uno degli episodi del film L’oro di Napoli, di Vittorio de Sica, che vede protagonista una Sofia Loren-pizzaiola tanto fedifraga quanto affascinante. Per chi volesse partecipare alla visita guidata, l’appuntamento è alle ore 9,45 in via Santa Teresa degli Scalzi 27 (presso la cartoleria Perris): gli operatori dell’Associazione Siti Reali Onlus accompagneranno i visitatori in un percorso che partirà dalla chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, recentemente riaperta, fino a giungere alla stazione metropolitana che, inaugurata nel 2003, accoglie opere di artisti contemporanei di fama internazionale. La chiesa, costruita agli inizi del Seicento e prima tappa del nostro percorso di visita, rappresenta ancora oggi, con le sue superfici quasi totalmente decorate, un palinsesto degli stucchi napoletani dal XVII al XXV secolo, ai quali hanno lavorato, nei secoli, artisti del calibro di Giovan Giacomo di Conforto e Lorenzo Vaccaro. Danneggiata dal terremoto dell’Ottanta, è una delle più importanti chiese della città, un tempio barocco che solo recentemente è stato riaperto, dopo una chiusura di oltre venticinque anni ed un accurato lavoro di restauro che ha riguardato, riportandoli all’originale splendore, i marmi, gli arredi, gli intagli in legno e i preziosi dipinti in essa conservati. La seconda tappa sarà, come anticipato, la metropolitana di Materdei, alla quale si giungerà attraverso un percorso che, snodandosi per i tipici vicoli del rione, illustrerà le più importanti evidenze storico-artistiche presenti, tra cui gli esterni del Complesso cinquecentesco di Santa Maria di Materdei e la guglia settecentesca in piazza Falcando. La stazione della metropolitana, infine, rappresenta un vivace esempio di architettura contemporanea ed un vero e proprio museo-obbligato, come lo ha definito il noto critico d’arte Achille Bonito Oliva, alla cui realizzazione hanno partecipato artisti di fama internazionale come Sandro Chia, Sol Lewitt e Luigi Ontani.

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di Redazione
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