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MAX racconta Haiti, l'isola dove si muore prima di invecchiare


MAX racconta Haiti, l'isola dove si muore prima di invecchiare
02/03/2011, 12:03

MAX, in edicola da venerdì 4 marzo, squarcia l’assordante silenzio calato sul dramma di Haiti con un reportage firmato da Andrea Amato con le foto di Alberto Giuliani che racconta la storia di Padre Richard Frechette, da oltre 20 anni in campo in favore dei bambini e dei poveri che vivono sull’isola del diavolo.

Il terremoto dello scorso anno ha ucciso più di 230.000 persone, ne ha ferite oltre 300.000 e ha costretto oltre un milione di persone a vivere dentro le tendopoli. Dramma nel dramma, l’emergenza colera esplosa in autunno che ha fatto più di 5.000 vittime e 150.000 contagi. Le cifre parlano chiaro, Haiti è una nazione con un’aspettativa di vita che non supera i 55 anni e con un’età media di 16. Un Paese che non riesce a invecchiare, affamato da dittatori spietati, martoriato dal voodoo e in cui la morte arriva troppo presto. Il sisma del gennaio 2010 ha portato alla ribalta del mondo le drammatiche condizioni dell’isola ma dopo qualche mese è calato il silenzio, lasciando il sostegno alla popolazione solo all’iniziativa delle associazioni e dei volontari.

Come padre Frechette che racconta: “Nemmeno i morti hanno diritto a una degna sepoltura. Tutti i giovedì con i miei volontari andiamo all’obitorio dell’ospedale civile a prelevare, dagli stanzoni fatiscenti più simili a un mattatoio, i morti che nessuno reclama. Li avvolgiamo nelle lenzuola, li mettiamo in bare di cartone e li portiamo col furgone sulla collina di fronte al mare che ho scelto come luogo per il riposo eterno. Celebriamo un vero e proprio funerale collettivo. Se non lo facessimo noi questi corpi finirebbero nel camion della nettezza urbana e verrebbero buttati in una discarica assediata da maiali selvatici”.

MAX ripercorre così senza sconti le strade di questo Paese, con un viaggio fatto di storie, immagini, drammi, speranze e con le parole di padre Frechette che sintetizza perfettamente le condizioni di Haiti: “Per stare qui bisogna essere professionisti dell’impossibile, altrimenti è meglio andarsene…”.

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di Redazione
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