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La fantascienza giapponese al servizio del bene

Mazinga Z - La tecnologia nella sua valenza salvifica


Mazinga Z - La tecnologia nella sua valenza salvifica
27/07/2010, 09:07

Ryo, Actarus e Hiroshi sono tre eroi immaginati dalla fantasia nipponica che, ha portato avanti negli anni ’70, un filone fantascientifico rivolto ai ragazzi, sotto forma di cartoni animati che, per l’innovazione e gli ottimi disegni, ottenne un enorme successo inizialmente più di pubblico che di critica.
Ryo è il pilota di Mazinga Z, il primo anime giapponese (anime deriva dall’abbreviazione di animeshōn, traslitterazione giapponese della parola inglese animation, “animazione”), parte integrante di una trilogia che vede protagonisti il Grande Mazinga e Goldrake. Actarus, invece, è il pilota di Goldrake e proviene dalla stella Fleed. E’ un extraterrestre dal cuore tenero.
Seguirà, poi, un altro robot che rimanda alla storia giapponese, ma ha una particolarità che i suoi predecessori non hanno. Hiroshi ha il potere di trasformare il suo corpo, spiccando un volo e capovolgendosi come un abile acrobata, in una parte fondamentale di Jeeg, la sua testa, ovvero il motore pulsante del robot dai super poteri.
Il primo anime giapponese, in ordine cronologico, fu Mazinga Z, creato da Gō Nagai nel 1972 insieme all'analogo manga (è un termine giapponese che indica in Giappone i fumetti in generale, mentre nel resto del mondo viene usato per indicare “storie a fumetti giapponesi”).
In Italia venne trasmesso per la prima volta solo nel 1980 da Rai 1 (all'epoca Rete 1).
L'idea di un grande robot pilotato venne a Gō Nagai mentre guidava nel traffico, immaginando cosa sarebbe potuto accadere se alla vettura fossero usciti dei grandi arti, in modo da poter scavalcare gli altri mezzi. Alla produzione della Toei Animation l'idea piacque e iniziarono i lavori per una nuova serie fantascientifica, in cui il robot si chiamava "Iron Z". La Fuji TV, che avrebbe dovuto trasmetterlo, chiese però un cambio di nome e alla proposta di "Energer Z", seguì quella di Nagai, che divenne il nome definitivo: Mazinga Z.
Il nome in giapponese è scritto in caratteri katakana: (Ma) (ji) (n) (ga)(allungamento della vocale); i Majin nella mitologia giapponese sono degli esseri magici e il termine viene usato anche per indicare entità demoniache. Il termine "majin" è una parola composta: "ma" vuol dire "demone", mentre "shin" o "jin" vuol dire "divinità", quasi ad indicare che Mazinga è una macchina potentissima che può essere usata per il bene o per il male, in base alle intenzioni del pilota.
La storia narra di un enorme robot costruito dall'anziano scienziato Juzo Kabuto e lasciato in eredità, alla sua morte, al nipote adolescente Koji Kabuto (in Italia Ryo in questa serie, poi Koji nel Grande Mazinga e poi Alcor in Goldrake). Compito dell'automa sarebbe stato quello di contrastare i piani del Dottor Hell (in Italia Dottor Inferno in Mazinga Z e poi Dr Hell nel Grande Mazinga e Mazinkaiser), uno scienziato tedesco che nel 1962 aveva partecipato con Kabuto e altri colleghi a una spedizione archeologica nell'isola greca di Bardos (Rodi nell'adattamento italiano), alla scoperta dei resti dell'antica civiltà micenea. Ritrovato l'esercito di mostri meccanici costruiti dai Micenei (Mikenes in originale), il dottor Hell svelava le sue reali intenzioni uccidendo tutti i presenti (tranne Kabuto, che riuscì a fuggire) e impossessandosi dell'antica tecnologia, con lo scopo di dominare entro pochi anni il mondo.
Il Professor Kabuto tornato in patria diresse il centro ricerche per l'Energia Fotoatomica, per poi lasciarlo al professor Yumi appena scoperta la lega Z e andare a costruire altrove Mazinga Z. Nell'Istituto viene creata Afrodite A, un robot meno potente, dalle fattezze femminili, costruito dal Professor Yumi e pilotato da Sayaka Yumi, giovanissima figlia del direttore dell'istituto. Più avanti si unì a questi il Boss Robot (che Koji nell'originale giapponese prende in giro, chiamandolo col gioco di parole Borot, sinonimo di ferraglia), guidato da Boss, Nuke e Mucha, compagni di scuola di Koji, le cui imprese costituivano il lato comico della serie.
Dal canto suo, anche Hell affidò le missioni di guerra a due subalterni alquanto strani: il barone Ashura (il cui corpo è diviso in una metà maschile e una femminile) e successivamente il Conte Blocken (la cui testa è staccata dal corpo), ex ufficiale nazista, riportato in vita nel corso dei suoi esperimenti durante la seconda guerra mondiale. A seguito delle ripetute sconfitte Hell si rivolge al Duca Gorgon, che invierà un ufficiale, l'ambizioso Marchese Pigman, "centauro" col mezzo busto superiore di uno stregone Pigmeo, attaccato sulle spalle del corpo di un gigantesco guerriero Watusso.
Il Duca Gorgon, ambasciatore del regno delle tenebre, concesse a Hell alcuni suoi mostri che, pur impegnando duramente il robot terrestre, non furono in grado di eliminarlo. Nel corso di questi combattimenti venne distrutta Afrodite A, sostituita dalla più forte Diana A.
Il Duca Gorgon, che non aveva preso parte alla lotta, ordinò, per conto del Grande Generale Nero di Micene un attacco in massa da parte della grande armata di mostri guerrieri di Micene. Questa volta Mazinga Z subì gravissimi danni e a salvarlo dalla fine intervenne il nuovo robot Grande Mazinga, che era stato costruito in segreto da Kenzo Kabuto, figlio di Yuzo. L'episodio è quindi preludio della serie del Grande Mazinga, nel cui finale Mazinga Z riapparirà.
 
In questo primo anime giapponese si può notare l’uso della tecnologia nella sua valenza salvifica. Il rapporto uomo-tecnologia, in particolare costituisce anche il versante privilegiato attraverso il quale gli anime recepiscono e rielaborano la modernità, risultando un connubio inscindibile di antico e di nuovo. Le forze del male, i mostri guerrieri dell’antica civiltà di Micene, vengono annientate e giustizia è fatta.
I personaggi delle serie giapponese degli anni ’70 sono diventati un topos letterario, nonché un elemento di identificazione generazionale, permeando l’immaginario collettivo e la cultura popolare anche a livello di massa. 
Anche in ambito scientifico ed accademico si moltiplicano testi e saggi, spesso scritti proprio da ricercatori e studiosi di quella generazione, che trattano di anime e manga riscoprendoli e rivalutandoli come fenomeno culturale e sociologico. L’animazione giapponese è, inoltre, sempre più spesso argomento di interesse universitario. Sono nate diverse riviste accademiche quali Manga Accademica, dedicata alle tesi ed alle pubblicazioni universitarie sul fumetto e sul cinema d’animazione giapponese.

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di Rossella Saluzzo
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