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Memory Games: l’omaggio a Malthus di Francesco Cocco


Memory Games: l’omaggio a Malthus di Francesco Cocco
02/08/2011, 15:08

Dinanzi all’Omaggio a Malthus, l’opera di Francesco Cocco esposta in occasione della kermesse artistica CENTOCINQUANTAX150moX150mm presso il Museo Correale di Sorrento, si ha la sensazione di smarrirsi.
Subito, però, si comprende che lo smarrimento non è causato esclusivamente dall’impatto visivo, pur stupefacente e di grande efficacia tecnica ed estetica, infatti, già alla fissazione dello sguardo sulla stessa, l’occhio e poi la mente ed il cuore, si trovano a percepire un insieme di rimandi, di ricordi, appunti di storie, che, come sentinelle o guardiani in un gioco della memoria, ci avvertono e ci riconducono al dramma dell’inconsistenza, della fugacità e dello squilibrio continuo che si trova a vivere la nostra contemporanea società occidentale e noi in essa. Ed è tale riconduzione alla memoria e alla coscienza di ciò che storicamente e antropologicamente stiamo vivendo a provocare tale smarrimento.
Osservando nel dettaglio il lavoro dell’artista, non si può non notare che il tema della memoria come strumento di riconduzione all’attualità e monito del tempo a divenire è ricorrente. Il fatto stesso di forgiare un omaggio ad un personaggio storico, Malthus, filosofo ed economista quanto mai attuale, è di per sé indizio di un gioco della memoria che, intrecciando i fili dei ricordi, delle immagini e delle emozioni, induce a compiere balzi “sinaptici” per comporre in un iperpiano intreccio tra passato, presente e futuro, in una sintesi di pensiero ed emozione che imperano, dalle immagini, dalle evanescenze, dalle forme, anche grafiche, e dai colori dell’opera, nello spazio del presente, come ipoteca del futuro.
Ciò riflette pienamente il pensiero dell’uomo/simbolo omaggiato nell’opera.
Infatti, Malthus nel "Saggio sul principio della popolazione", scritto nel 1798, sostenne che la crescita demografica non è ricchezza per lo stato, poiché, mentre la crescita della popolazione è geometrica, quella dei mezzi di sussistenza è solo aritmetica e tale diversa progressione condurrebbe a uno squilibrio tra risorse disponibili, in particolar modo quelle alimentari, e capacità di soddisfare una sempre maggiore crescita demografica. La produzione delle risorse non potrà sostenere la crescita della popolazione: una sempre maggiore presenza di esseri umani produrrà, proporzionalmente, una sempre minore disponibilità di risorse sufficienti a sfamarli. Tutto ciò può portare, secondo Malthus, a un progressivo immiserimento della popolazione.
Ecco, allora, che quel grafico luminoso campeggiante al centro dell’opera, come uno dei punti focali della stessa, cessa di essere un mero elemento grafico, una forma non-significante, quasi che fosse un divertissment, e disvela tutto il suo drammatico ed attuale significato. Esso rappresenta proprio quelle due curve, una a progressione aritmetica, l’altra a progressione geometrica che, sovrapponendosi e superandosi, segnalano il punto di overshooting, ovvero il punto in cui la crescita demografica supera la crescita delle risorse ed inizia a provocare miseria; fenomeno dovuto al fatto che l’innalzamento dei prezzi delle risorse, sempre più scarse, dovuto all’aumento della domanda di sempre più persone, conduce molti a non poter disporre di tali risorse, spesso fondamentali per la sopravvivenza.
E’ per ciò che detonano le rivoluzioni in Nord Africa, maturate nell’humus del dramma di un ulteriore immiserimento di quelle popolazioni, di quegli individui, che si trovano ad affrontare aumenti vertiginosi dei prezzi delle derrate alimentari basilari come il grano, lo zucchero, il riso e tutte le altre, cui non possono far fronte, costretti così a malnutrizione, se non alla fame.
Allo stesso tempo, per ancor meglio orientarsi nell’opera presentata da Cocco, è necessario far riferimento anche ad Aldous Huxley che, nel suo scritto “Ritorno al Mondo Nuovo”, di commento al suo omonimo romanzo, ci avverte e ci fa comprendere i rischi per la libertà, individuale e collettiva, insiti nella sovrappopolazione.
Tutto questo lo stiamo vivendo oggi e tutto questo è anche figura del passato ed ipoteca sul futuro, gioco di memoria ed immagini che, traversando il presente, legano a doppio filo il passato al futuro, quasi come l’incessante scorrere, avanti e indietro, della pellicola di un film in uno schermo.
Ed ecco, allora, che si acquisisce ulteriormente il senso della costruzione dell’opera dell’artista.
Un box luminoso inserito in una parete di una bianca evanescenza sfumata appena, quasi impercettibilmente, di colori essenziali. Quindi, la metafora dello schermo televisivo o cinematografico, ma anche e soprattutto della visualizzazione mentale, che proietta il film della nostra storia, incorniciato nella parete evanescente ed ormai inconsistente del tempo, dove gli incroci tra memorie passate, ricordi presenti e futuri presagi, si uniscono in una trama unica, quasi a voler definire un contesto o un seppur sfuggente attimo da cogliere nell’istante presente. In tal senso, dunque, la parete è per certi aspetti il tentativo di governare l’ingovernabilità degli eventi attuali, o quanto meno il voler dar loro uno schema interpretativo, per altri aspetti, invece, essa, muta e ferma, evanescente, rispetto al movimento metaforico del box luminoso, diviene infinità impalpabile e al di là di ogni storia o memoria, diventa, insomma, una metafora dell’eternità immutabile dello spirito che, nonostante la ferocia della storia, resta avvolto, intatto ed incontaminato, nella purezza sottile del proprio essere. Così lo sguardo può spostarsi dagli eventi della storia all’eternità dello spirito e, viceversa, dall’immutabilità di questo al tempo storico in tutte le sue contraddizioni. Ancora, dunque, lo sguardo si fissa sulla storia che è un impetuoso gioco di luci, forme, a volte grafiche, a volte evanescenti, quasi a voler dissimulare i fantasmi stessi della storia, colori, pennellate materiche, veloci ed anche violente, a rappresentare la tumultuosità degli eventi ed una salda volontà o accettazione nell’affrontare gli stessi, pur nel loro, almeno apparente, irrazionale dipanarsi.
Tutto questo diviene un insieme di coordinate di geografia vitale, punti di riferimento per trovare un senso, una direzione che si diparte dal passato per trapassare un presente così precario da non offrire indirizzi di futuro: si palesa così che le foto, le frecce segnaletiche, le forme dipinte in evanescenza, sono la base su cui prende inizio una ricerca di verità del presente, tipica di chi ha sete di vita. Tant’è che l’ installazione, a ben osservare, straborda di energia vitale, di energico vigore teso alla ricerca della verità, alla ricerca della “via” smarrita dalla nostra società.
In tal senso tutto il lavoro del giovane maestro è ad un tempo ricerca di verità spirituale e ricerca di verità storica, ma anche lotta, per certi versi politica, per la libertà, non condotta per luoghi comuni; anzi, i motivi conduttori di questa lotta sono disseminati nell’opera quasi come tracce irriverenti e per iniziati, quasi a voler sottolineare l’impossibilità di rivelare apertamente un qualche inconfessabile segreto di cui si è venuti a conoscenza.
Ed è comprensibile, poi, tale alone di mistero e segretezza, quando, soffermandosi dinanzi a quest’opera, se ne scorgono particolari, in apparenza casuali e insignificanti, disseminati ad iosa come indizi rivelatori ed inconfessabili di alcune delle cause fondamentali della crisi del mondo moderno.
Infatti, solo un occhio attento, iniziato o comunque preparato a certi argomenti, può cogliere, oltre il livello emotivo dell’opera che già comunica i propri “segreti” anche al profano, i grafici economici che, con le loro iperbole, comunicano sia il senso di vertiginoso squilibrio cui è giunta la società occidentale, sia una delle cause/effetto di questo squilibrio, insieme al tema malthusiano della sovrappopolazione, e che può ricondursi senza dubbio alla sovversione dell’ordine “naturale” della funzione della moneta che da mezzo per facilitare gli scambi, favorendo l’incontro tra gli Uomini, e preservare il valore del loro lavoro, diventa invece il fine stesso dello scambio e dell’attività economica, così da creare relazioni di scambio in cui non vi è più incontro tra gli Uomini, bensì divisione e scontro. Così l’opera assume anche un altro significante con i conseguenti significati, ovvero la denuncia dei simboli della “religione” sovvertita del nostro tempo: la “religione” del denaro come fine, sul cui altare, disumanizzante, è sacrificata la vita e la creatività e, quindi, in definitiva la libertà.
Infatti, le vittime sacrificali, ovvero noi tutti, possono essere considerate le carni offerte, e poi divorate, all’elefante/mammuth, altro simbolo inserito in questo omaggio a Malthus, e presente anche in altri lavori dell’artista, che è significante anche di una società e di istituzioni, come e soprattutto quelle monetarie, ormai inadeguate ai tempi, sia per lentezza, sia per peso burocratico, ormai kafkiano, che per ciò stesso diventano un leviatano, oppressore e carceriere della libertà e della creatività che è corollario della prima.
Quest’analisi è evidente osservando il sorprendente box luminoso dedicato all’economista e filosofo, in cui campeggia l’elefante/mammuth e, in trasparenza, quasi fantasma evanescente, la digitalizzazione di una foto del nonno dell’artista: ancora il passato che lancia moniti al presente per la continuità della specie. Poi, ben centrato ed evidenziato, sia dal tratto, sia dalla luce, sul box campeggia, quale elemento portante, il grafico della teoria maltusiana, di cui si è scritto prima, per cui alla crescita geometrica/esponenziale della popolazione, corrisponde una crescita lineare/aritmetica delle risorse e ciò, a cicli, conduce a momenti di crisi, come quello attuale, dove le risorse non soddisfano più determinati livelli del tenore di vita. Per cui si presenta e ri-presenta, un altro tema centrale, relativo alla libertà e della volontà di persistenza delle generazioni e della memoria al di là della drammaticità dei momenti di crisi e di conflitto, espresso nel problema della sovrappopolazione e nelle conseguenze che questa può avere, in parallelo con quello della scarsità di risorse, sulle libertà individuali, come ben mise in luce Aldous Huxley oltre mezzo secolo fa nello scritto prima ricordato.
Il lavoro dell’artista fa i conti con questa drammatica realtà, analizzandola e cercando risposte da offrire sia direttamente allo spettatore, sia a coloro che, pur spettatori, qualcosa possono determinare nell’azione politica e sociale. Da qui scaturisce il forte impatto emotivo dell’opera del maestro e in ciò la memoria diviene non mero atto nostalgico, ma punto di partenza da cui muovere una re-azione alla disfatta, e diviene appassionata volontà di resistere delle generazioni e dell’umanità, dal passato al futuro, irrompendo nel presente con le armi della creatività. Alfredo Pauciulo.

MEMORY GAMES / OMAGGIO A MALTHUS di Francesco Cocco a “CENTOCINQUANTAX150moX150mm.” - In collaterale negli spazi esterni del Museo  6-28 Agosto 2011 Museo Correale di Terranova Sorrento (NA).

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di Redazione
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