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Michele Mariotti e Giuseppe Andaloro al San Carlo


Michele Mariotti e Giuseppe Andaloro al San Carlo
13/11/2012, 15:13

Venerdì 16 novembre, ore 20.30: debutta sul podio del Teatro di San Carlo Michele Mariotti,  “Oscar della Lirica2012”, direttore stabile del teatro Comunale di Bologna che il 5 dicembre  prossimo sarà protagonista anche del titolo inaugurale della Stagione Lirica 2012-13 del Lirico di Napoli, “La Traviata” di Giuseppe Verdi per la regia di Ferzan Özpetek.

 

Pesarese, classe 1979, Mariotti ha già al suo attivo una serie di successi:  dal suo debutto nel 2005 con “Il Barbiere di Siviglia” al Rossini Opera Festival, fino alla recente “Carmen”, lo scorso settembre in scena al Metropolitan di New York, dove è atteso nuovamente nel 2013 con il “Rigoletto” verdiano.

 

Venerdì 16, per la Stagione Sinfonica 2012-13, Mariotti dirigerà l'Orchestra stabile ed il solista Giuseppe Andaloro.

 

Il pianista palermitano, classe 1982, Premio Busoni 2005, per la prima volta al San Carlo, è impegnato nell'esecuzione del “Concerto in Re Maggiore, Hob. XVIII/11 – All'ungherese” di Franz Joseph Haydn, opera di grande popolarità, celebre per la sua freschezza melodica e la raffinatezza delle armonie. Si è conquistata la sua popolarità, tra i molti  concerti per strumento a tastiera composti da Haydn, il “Concerto in re maggiore Hob. XVIII n.11”, scritto all'inizio degli anni Ottanta. Una  fortuna, attestata già all'epoca dalle numerose edizioni a stampa: primato alla  viennese di Artaria, nel 1784,   repliche a Parigi, Amsterdam e Londra.

Freschezza melodica,  raffinatezza delle armonie, architettura chiara e trasparente.  Haydn sembra qui raccontarci, quasi sentire l'influenza dei concerti mozartiani nel sottile trattamento dell'orchestra e nel gioco che il solista intrattiene con gli altri strumenti, perfettamente esemplificato dall'elegante cesello del movimento centrale in tempo lento.

 

In  apertura e chiusura di serata due pagine del repertorio di Wolfgang Amadeus Mozart: l'ouverture da “Le Nozze di Figaro” (brano concepito come del tutto autonomo dal contesto dell'opera, nel quale si ritrovano elementi musicali innovativi per l'epoca) e la “Sinfonia n. 40”, dagli spiccati elementi introspettivi, considerata“una delle sinfonie per antonomasia”, sintesi sublime di un’opera che nel tempo è diventata paradigma di eccellenza compositiva coniugata a popolarità.

La sinfonia in sol minore n. 40 K 550 di Mozart viene composta  nell’estate del 1788 (esattamente il 25 luglio, come testimonia l’autografo) insieme alla n.39 inmi bemolle e alla n.41 inDo maggiore, famosa come Jupiter.  Il grande affresco delle ultime tre sinfonie mozartiane nasce e si sviluppa in soli tre mesi, nella nuova casa di Amadè alla periferia di Vienna. Dell’inafferrabile k550, tra le pagine più celeri della letteratura mozartiana, si  conoscono due versioni: quella originale senza i clarinetti e una rielaborazione successiva con due clarinetti che affiancano i due oboi della partitura originale. In entrambi i casi “orchestrazione leggera, senza trombe e senza timpani”. Il successo della sinfonia n.40  risiede nella sua straordinaria architettura formale, con una strumentazione che aderisce pienamente alle esigenze espressive e con un rilievo dinamico che sottrae al profilo melodico “ogni traccia di smielata zuccherosità”.  Una sinfonia difficile, in fondo, “nella sua somma bellezza”, che nel tempo è stata sentita in maniera opposta a seconda delle epoche e dei gusti: due esempi per tutti? Schumann   vi respirava “un’aleggiante grazia greca”, mentre la critica moderna  ne intravede “i segni del demonismo di Mozart”. Einstein, sintetizza in generale sulle Sinfonie K543, 550 e 551: “esse non hanno  causa né scopo immediato, ma rappresentano un appello all’eternità”.

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di Redazione
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