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Minzolini e Masi asserragliati nel bunker Rai


Minzolini e Masi asserragliati nel bunker Rai
06/01/2011, 12:01

Più passa il tempo e più si complica la situazione del direttore generale della Rai Mauro Masi e del direttore del TG1 Augusto Minzolini. Sono stati messi lì con una funzione precisa e la stanno fallendo.
Mauro Masi è stato scelto da Giulio Tremonti (ed è facile immaginare su suggerimento di chi) per ridimensionare la Rai a favore di Mediaset, oltre che ad assoggettare il TG3 allo stesso tran tran degli altri due TG e chiudere tutte quelle trasmissioni (Ballarò, Annozero, Parla con me, Che tempo che fa) che non sono sufficientemente servili verso il premier. Ma sta fallendo su tutta la linea. Non solo le trasmissioni suddette rimangono, ma - a parte Ballarò, che rimane sui suoi livelli di share - quest'anno le altre tre trasmissioni stanno guadagnando come ascolti medi. E Fazio ha addirittura fatto una trasmissione (Vieni via con me), insieme a Roberto Saviano, che ha travolto ogni record di Rai3 e ha raggiunto livelli altissimi nella classifica annuale degli share. Inoltre Masi ha preso una serie di iniziative contro giornalisti scomodi come Paolo Ruffini - appunto direttore di Rai3 - che gli si sono ritorte contro, perchè hanno spinto le persone a fare ricorso, avendo la quasi certezza di vincere, vista l'evidente illiceità di certe decisioni. Questo ha provocato l'intervento della Corte dei Conti che ora gli chiede 680 mila euro di danno erariale. Il tutto avendo alle spalle un pungolo non da poco: come dimostrano le intercettazioni telefoniche fatte dalla Procura di Trani, Masi relaziona continuamente Berlusconi sulle proprie iniziative, per ottenerne l'approvazione. Ma, visti i risultati negativi, ottiene solo critiche continue. Tanto che molti sospettano che il governo stia valutando di mandarlo via e sostituirlo con qualcuno di altrettanto fedele ma più efficace.
Dal canto suo, anche Minzolini non se la passa bene. Sin da subito ha mostrato la sua fedeltrà al governo, introducendo nell'edizione delle 20 degli editoriali personali, con i quali però ha solo dimostrato il suo appiattimento totale sulle posizioni del governo ed in particolare di Berlusconi. Inoltre la sua conduzione è motivo di sfottò da più parti. Innanzitutto l'imitazione di Max Paiella durante "Parla con me", un cult molto divertente, ma che non penso piaccia a Minzolini. Ma soprattutto, sul Fatto Quotidiano alcune rubriche che prendono in giro il fatto che sempre più tempo, all'interno del TG1, viene dedicato a servizi di costume, in Italia o all'estero. E così ecco la "Minzoparade", per esempio, dove questi servizi vengono votati e scelto il "migliore", quanto ad irrilevanza.
E in questo senso appare ridicolo l'annuncio fatto dal direttore del TG1, in una intervista a Panorama (un caso che sia il settimanale di proprietà della famiglia Berlusconi?), dove annuncia che a partitre da metà gennaio si farà una rubrica di un minuto nell'edizione delle 20 in cui Minzolini risponderà alle critiche dei colleghi. In realtà in condizioni normali, al direttore di un TG basterebbe rispondere con i risultati, ma non è questo il caso del TG1. Da quando Augusto Minzolini ne è direttore, l'edizione delle 20 ha perso oltre un milione di spettatori, scendendo sempre più vicino al 20%, mentre solo nel 2000 scendere sotto il 30% era considerata una vergogna per l'ammiraglia della Rai. Senza considerare poi gli allontanamenti di Tiziana Ferrario e di Maria Luisa Busi e la promozione di alcuni giornalisti a lui fedeli ma poco capaci. Questo ha ottenuto un risultato per certi versi storico: il referendum organizzato su Minzolini dal sindacato Usigrai ha ottenuto un coro di no superiore al 90% dei votanti.
Di fronte ad un fallimento su tutti i fronti, per Minzolini e Masi esisterebbero due alternative: prenderne atto e dimettersi oppure asserragliarsi sulle loro poltrone come in un bunker. Le loro dimissioni non cambierebbero nulla, dato che verrebbero sostituiti da persone altrettanto fedeli al premier; ma almeno dimostrerebbero di avere ancora un po' di dignità ed amor proprio. Invece asserragliandosi nel bunker non ottengono altro che di peggiorare i risultati della TV pubblica e di aumentare la disaffezione verso la TV dei telespettatori.

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di Antonio Rispoli
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