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Molaro: "Al museo Pecci di Prato successo per l’artista campano"


Molaro: 'Al museo Pecci di Prato successo per l’artista campano'
23/05/2011, 17:05

Un grande successo di pubblico e di critica ha accolto il vernissage della mostra “LIVE! L’arte incontra il Rock”, la mostra di arte contemporanea curata da Luca Beatrice e dal direttore del museo Marco Bazzini ed ospitata dal prestigioso Pecci di Prato, in cui l’artista campano Gianni Molaro espone l’opera più grande della collettiva e che chiude idealmente il percorso. Il “Giudizio Trasversale”, un’opera monumentale nata dall'idea di sostituire la figura di San Bartolomeo (che subì il martirio tramite scuoiamento) nel “Giudizio Universale” di Michelangelo con la figura contemporanea di Michael Jackson che aveva praticamente cambiato pelle, ha trovato infatti una giusta collocazione in questa strepitosa iniziativa nata per raccontare come la storia dell’arte contemporanea e la storia del rock siano andate di pari passo nel tempo, contribuendo alla costruzione dell’universo culturale degli ultimi quarant’anni. Al fianco del quadro di Molaro quindi, figurano le opere di nomi notissimi dell’arte contemporanea come Andy Wharol, Robert Indiana, Alighiero Boetti, Robert Mappelthorpe, Nicola De Maria, Francesco Clemente, Cindy Sherman, Marc Quinn, Damien Hirst e David Lachapelle.

Emblema della sua stessa sofferenza nonché ideale di perfezione estetica, che a tratti sembra aver raggiunto attraverso un’immagine senza età, sesso e quindi angelica, la figura è realizzata in pvc 6 metri x 3 in bianco e nero. Il San Bartolomeo è scontornato ed assente, al suo posto una statua in resina dipinta rappresenta Michael Jackson nel suo aspetto più recente (di pelle quasi bianca con i capelli lisci) a dimensioni naturali, su una nuvola (tutto in resina dipinta) che regge la sua stessa pelle (in lattice) nera con capelli crespi e ricci. L'opera è stata realizzata nel 2007 e sarebbe dovuta essere esposta in un’importante galleria a Londra in occasione del concerto di Jackson prima della sua morte.

Dopo lo straordinario successo di pubblico della sua mostra antologica al Castel dell’Ovo, tra marzo ed aprile, Molaro rappresenterà quindi l’ultimo stadio di questo percorso culturale: quello in cui ci si chiede se negli anni Duemila ha ancora senso parlare di rock star, se senza la rock star può esistere ancora il concerto inteso come evento. Nel 2009, dopo la sua morte, il re del Pop ci lascia la suggestione di un atto incompiuto: This is It, l’ultimo concerto, lo spettacolo che non c’è stato e che mai ci sarà, simbolo della fine di un ipotetico percorso attraverso la storia della nostra cultura.

La mostra resterà aperta fino al 7 agosto, e diventerà poi itinerante.

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di Redazione
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