Cultura e tempo libero / Mostre

Commenta Stampa

Dopo 40 anni di attesa dal 21 giugno al 2 settembre

Mostre: "Funerali di Pinelli" di Baj a Palazzo Reale

Allestita nel 72, cancellata per l'omicio di Calabresi

Mostre: 'Funerali di Pinelli' di Baj a Palazzo Reale
20/06/2012, 20:06

MILANO - Dopo 40 anni di attesa "I funerali dell'anarchico Pinelli", opera monumentale di Enrico Baj ispirata alla "Guernica" di Picasso, è approdata nella sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano, luogo per il quale fu concepita e realizzata.
Il 17 maggio 1972 l'allestimento era infatti già pronto per l'inaugurazione e i cataloghi freschi di stampa, ma l'omicidio del commissario Luigi Calabresi causò la cancellazione della mostra per non surriscaldare un clima sociale già incandescente. Nel frattempo l'opera ha fatto il giro del mondo, ma non era mai riuscita a tornare nel luogo che ispirò Baj e che ospitò nel 1953 la stessa "Guernica".
 Oggi i tempi sembrano maturi e l'assessore comunale alla Cultura, Stefano Boeri, ha sottolineato che non si tratta certamente di "un'operazione ideologica". L'iniziativa, a suo parere, servirà a a far capire "la potenza di 40 anni di rimozione di un'opera e della storia che racconta", cioè quella degli anni Settanta. La sua volontà è quella di fare della Sala delle Cariatidi la collocazione semi-permanente dell'opera, che il gallerista Giorgio Marconi intende donare a Milano purché trovi sede "adeguata" e non finisca in qualche scantinato.
 - "Enrico - ha raccontato la moglie Roberta - rimase molto male per la mancata inaugurazione della mostra nel 1972, ma capì il motivo".
 L'opera, alta tre metri e lunga 12, era stata donata alla vedova Pinelli che non sapeva però dove metterla. L'artista stesso riuscì così a venderla a Marconi e darne il ricavato alla famiglia del ferroviere anarchico.
 La mostra rimarrà aperta gratuitamente dal 21 giugno al 2 settembre.
Diciotto sono le figure che prendono parte alla scena, più quattro separate dal pannello principale, e undici mani scendono dall'alto. A sinistra assistono alla tragica caduta undici anarchici. I loro volti sono coperti da lacrime, hanno i pugni alzati e portano in mano bandiere. I loro abiti sono fatti di ciniglia, con corde e pezzi di stoffa. Le loro sono espressioni di dolore, sgomento e terrore. Poco più in là, staccate dal pannello, ci sono le due figlie, Claudia e Silvia Pinelli: una tende le braccia verso il padre, l'altra lo piange già. La moglie Licia invece è collocata sulla destra, con un'espressione grottesca, in ginocchio e sconvolta dal dolore. Davanti a lei sette poliziotti, con medaglie sul petto, rotelle al posto degli occhi. Il centro della scena è occupato dal dramma urlato della morte dell'anarchico. Baj distingue i due gruppi anche attraverso l'uso differente dei colori: per le figure sulla destra, che rimandano ai suoi generali, vengono utilizzati colori molto accesi, che si contrappongono con forza ai più cupi toni del grigio con cui sono dipinti gli anarchici. I precedenti artistici sono facilmente identificabili: il riferimento più esplicito è quello a Guernica (1937) di Picasso, riconoscibile immediatamente nel grido disperato dell'anarchico e nella posa deformata della donna, opera che Baj aveva rifatto nel 1969 con tecniche e materiali propri, in omaggio al grande artista spagnolo; l'altro è un omaggio al futurismo di Carrà de I funerali dell'anarchico Galli (1911).
 "La realtà, la vita e la morte di Giuseppe Pinelli - diceva l'artista - si sostituivano nella mia mente al ricordo dei libri letti, degli eroi del passato, del futurismo e del dadaismo da me amati, reclamando, in luogo di un divertito rifacimento parodico-letterario, la celebrazione di una tragedia familiare e politica, che andava rappresentata, anche in pittura, più o meno con i mezzi di sempre".

Commenta Stampa
di Anna Carla Broegg
Riproduzione riservata ©