Cultura e tempo libero / Musica

Commenta Stampa

Scf:"Aperti ai network radiofonici ma devono pagare di più"

Musica e diritti: continua la polemica tra discografia e radio


Musica e diritti: continua la polemica tra discografia e radio
24/05/2010, 18:05

Continua il braccio di ferro tra i grossi network radiofonici e l'altrettanto grande Scf, il consorzio che tutela e gestisce i diritti di oltre 300 aziende discografiche.
Motivo della disputa, come intuibile, sono i compensi che le radio dovrebbero concedere agli artisti e alle etichette discografiche per l'utilizzo dei brani musicali durante le loro programmazioni.
Le radio "incriminate" sono quelle più ascoltate e conosciute della penisola e cioè Radio Rtl 102.5, Radio 105, Rds, Radio Monte Carlo, Virgin Radio, Radio DeeJay, Radio Capital, M2O, Radio 101, Radio Italia. In tutto, queste 10 "sorelle", devono alla Scf circa cinque milioni di euro di compensi arretrati. La questione si è inasprita tanto da portare i contendenti in tribunale anche se, nella giornata odierna, i discografici si dicono pronti a trattare con i network radiofonici a patto che, questi ultimi, ritirino il "ricatto" di boicotaggio nei confronti delle novità musicali.
A spiegare l'intrigata situzione durante una conferenza stampa tenutasi a Milano è proprio il presidente della Scf Saverio Lupica:"Il nostro approccio - chiarisce infatti - e' sempre stato di estrema disponibilita', mentre l'atteggiamento dei network e' stato di ferma chiusura. Se le radio sono disposte al confronto siamo qui, ma devono adeguare i compensi. Il minimo e' il 2%, che paghino almeno quello, oltre agli arretrati. Ci devono quasi tre anni, ossia piu' di 5 milioni di euro".
Rapida la risposta del presidente Fimi Enzo Mazza:"Le radio pagano piu' di energia elettrica che di diritti. Il topolino viene accusato di schiacciare l'elefante". Insomma le aziende discografiche si dicono aperte a trattare ma indisponibili a concedere gratuitamente le proprie produzioni e, dal canto loro, dallo scorso 7 maggio, le radio propongono un'alternativa da out-out ai cantanti: o si firma una liberatoria dove si solleva il network dal pagamento del compenso oppure le ultime novità non veranno diffuse sulle frequenze.
Eppure, se si guarda a tutti gli altri paesi d'Europa (compresa la Grecia) si nota che i grandi network pagano un'aliquota che va da un minimo del 2% (Spagna e Grecia) ad un massimo del 5,6% in Germania e che, dunque, l'1% imposto nella penisola è comunque al di sotto del livello registrato nell'eurozona.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©

Correlati