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Napoli, al Tin "Le donne nella vita di Bertolt Brecht" e "La moglie ebrea"


Napoli, al Tin 'Le donne nella vita di Bertolt Brecht' e 'La moglie ebrea'
11/04/2011, 13:04

Michele Del Grosso ambienta “La moglie ebrea” in uno spazio claustrofobico dove Judith Keith si muove come un leone in gabbia. La quarta parete è completamente eliminata per favorire il dialogo con gli spettatori che dapprima rappresentano i fantasmi di tutti gli ebrei che hanno perso la vita nei campi di concentramento e poi, nel corso della piece, si trasformano in aguzzini, in tedeschi nazisti capaci di qualsiasi mostruosità. Judith Keith li vede come ossessioni che avanzano e che la divorano e che, anche se lei cerca di tenere lontano, finiscono per schiacciarla definitivamente. Un sipario specchiato segna il confine, la separazione tra la realtà, incombente e minacciosa dell’esterno e l’ambiente interno, borghese in cui la donna si rifugia per far sì che i suoi occhi non vedano ciò che sta accadendo per strada, alle sue spalle, lì dove il delirio imperversa.

Tra un telefonata e l’altra, che Judith fa per dire addio alle persone più care, il sipario viene aperto: urla laceranti, sirene, spari, cani che abbiano, pianti, lamenti strazianti, è l’inferno, insomma, che entra in casa Keith. A quel punto la donna non può più fingere, neanche con sé stessa. E’ costretta a prendere una decisione. Dopo aver fatto un monologo rabbioso e di che ha come oggetto l’assurdità del nazismo e di coloro che vi hanno preso parte, tra cui lo stesso marito, che “se ne sta seduto lì e non dice niente”, ella, confermando il proprio nazionalismo ebraico decide di fare le valigie e partire. Molto probabilmente perderà la vita in una delle tante camere a gas, macchine mortali che hanno decimato un’intera popolazione.

Del Grosso non mette in scena solo la vicenda di un’ebrea vissuta nel periodo nazista, ma pone l’attenzione sull’esperienza di una donna che per un atto d’amore e di coraggio rinuncia a tutto: a se stessa, alla propria femminilità, alla propria agiatezza, alla famiglia, andando decisa a testa alta verso una morte certa e orribile.

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di Redazione
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