Cultura e tempo libero / Clubbing

Commenta Stampa

Napoli: dopo il restyling, ecco la "Galleria19": tunnel di ozio e cultura


Napoli: dopo il restyling, ecco la 'Galleria19': tunnel di ozio e cultura
09/02/2011, 11:02

GALLERIA 19 è una vena che pulsa ritmo e allegria, un tunnel ozioso e culturale. O uno spazio-quiete per studenti, professionisti, fan dello spettacolo, cittadini pigri e turisti a zonzo. Magari, pure una meta silenziosa per trovar pace nel maremoto sociale del centro antico di Napoli. Finalmente apre le porte la Galleria19, l’ambiente a pochi passi dal Monastero di Santa Chiara che fino a un anno fa era noto come Rising South e che da sabato 12 febbario 2011 cambia completamente volto e prospettive, carattere e identità. L’idea è quella di realizzare un ritrovo sviluppato su due livelli che si differenzia dalla precedente struttura anzitutto per la vivibilità dei locali, che già sul fronte strada sono notevolmente ampliati. Difatti questo ingrandimento logistico permette la creazione di una inedita zona bar che verrà utilizzata prevalentemente nella fascia pomeridiana e serale [fino alle 23 circa]. L’area caffetteria, che vibra di parati a tinte bianco/grigio che ricordano set degli anni ’70, ospiterà nei prossimi mesi incontri letterari, appuntamenti vis-à-vis con registi e musicisti, conversazioni su temi d’arte. E ovviamente sarà attiva come felice area ristoro diurna. Perché la Galleria19 è un luogo ove non solo i nottambuli-musicofili troveranno il loro habitat. Anche coloro che già dopo pranzo passeggiano tra i decumani potranno ricoverarsi e godere di un’atmosfera amica. In primis gli studenti universitari, cui saranno dedicati i party stabili del martedì. Diverso il discorso dei due banconi bar. Stop alle opzioni pronte all’uso, stereotipate. Convocato un ebanista, costui ha progettato e tagliato, pezzo per pezzo, i due banconi, ricavandoli dal legno. Al piano superiore, si è scelta una soluzione a dir poco estrosa, con la riutilizzazione di tutti i materiali di scarto del locale pre-esistente, per creare un variopinto puzzle cromatico. Al piano inferiore, i circa 9 metri di vassoio colpiscono per la loro maestosità adornati con luci d’accompagnamento direzionate verso il basso e verso l’alto. E proprio questo sarà il regno del capo barman, Gianluca Morziello, primo classificato per il sud Italia al “World Class 2011” (erano 9mila i partecipanti provenienti da tutto il mondo) che tra le sue invenzioni eccelle nel Cucumber Slumber, cocktail a base di cetriolo fresco pestato, vodka macerata, nettare di mela annurca e orange bitter, servito in doppia coppa Martini. Nei 400 metri quadrati complessivi dove esplodono pareti rosso-sangue e pavimenti neri (al piano inferiore) e gres simil parquet (a quello superiore), c’è anche la possibilità di navigare in internet con sistema wireless. Ma il vanto del rifugio diretto da Roberto Mastrangelo, Massimiliano Miele, Richard Kiley e Cristiano Del Prete è rappresentato soprattutto dalle molteplici postazioni-relax. Una dozzina di aree salotto impostate sul concetto di benessere retro: lampade, ma pure una serie di divani stile Chester originali e poltrone vintage – dai colori verde, nero, amaranto, marrone, beige, grigio – equivalgono a un’offerta di modernariato che vuole far comprendere quanto l’obiettivo sia guardare avanti nell’intrattenimento e nell’accoglienza non senza conservare memoria del passato. Ideologia che si esprimerà man mano anche nelle scelte musicali. Di avanguardia, talvolta, ma anche legate a fenomeni in divenire, esperienze metropolitane, indagini sulla musica elettronica e live più audacemente pop. Così se gli Slivovitz, ensemble multiculturale etno_jazz_funk_rock di radice partenopea, animeranno la performance d’avvio (sabato 12 febbraio dalle 22) ecco che per le prossime settimane il cartellone della Galleria19 include molteplici sperimentazioni tra i verbi easy-listening e rock. La Galleria19 si propone inoltre quale sala alternativa, in cui troveranno terreno fertile proiezioni non prevedibili, anteprime, visual e mostre, senza rinunciare alla sua dinamica musicale. Cosicché è semplice dedurre che non mancheranno happening con dj-produttori dove la componente visiva diventa garanzia di linguaggio contemporaneo. SLIVOVITZ: cantano lo “S.T.R.E.S.S.”, l’“Errore di parallasse” e un insolito “Zorn a Surriento”. E non dimenticano mai di “Mangiare” o di cercare un “Caldo bagno”. Sono questi gli Slivovitz, ensemble jazz-rock-etno attivo dal 2001 composto da Domenico Angarano (basso), Salvatore Rainone (batteria), Derek di Perri (armonica), Marcello Giannini (chitarra), Pietro Santangelo (sassofoni) e Riccardo Villari (violino). Del 2004 è il loro primo omonimo disco, che gli frutta il Premio Toast per il M.E.I. come migliore proposta strumentale. Nel 2005 la crisi/evoluzione trova soluzione nell’ingresso in squadra della cantante Ludovica Manzo. Il forte impatto live denota un chiaro ascendente rock sulla sezione ritmica mitigato dalle capacità improvvisative dei solisti; il tutto fuso in strutture complesse che rimandano al jazz-rock più puro dei primi anni Settanta ma con risonanze etniche dal Mediterraneo all’area balcanica. Tra le influenze, Zawinul, Pastorius, Davis, Tortoise, Primus, Frisell, Marley, Veloso, Led Zeppelin, Zappa

Commenta Stampa
di redazione
Riproduzione riservata ©