Cultura e tempo libero / Cinema

Commenta Stampa

Esplode la polemica per i benefici concessi al cinepanettone

Natale a Beverly Hills dichiarato "film d'essai"?


Natale a Beverly Hills dichiarato 'film d'essai'?
23/12/2009, 21:12

Avete presente i classici cinepattoni targati Cristian De Sica e (una volta) Massimo Boldi? Quelli ai quali, per intendersi, basta mettere il nome di una città diversa ogni anno subito dopo la parola "Natale a.." per ottenere un ottimo successo al botteghino?
La trama è praticamente sempre uguale: attori comici di taratura media, la bonona di turno con le tette al vento quel tanto che basta per non scandalizzare troppo le famiglie, skatch ipercollaudati (e spesso prevedibili) interpretati da un  protagonista play boy, ruffiano, fedifrago e piacione che inciampa in diverse disavventure con amanti, mariti gelosi e via discorrendo. Insomma, più che un panettone, per citare lo stesso De Sica:"Ce pare na minestra"(sempre la stessa).
Ecco: diverse voci, poi goffamente smentite dal ministero della Cultura, parlavano di un riconoscimento come film di "interesse culturale e nazionale" conferito dalla Commissione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali addirittura a "Natale a Beverly Hills"; l'ultimo film natalizio per le masse del figlio d'arte del grande Vittorio. La stessa associazione "Cinema d'Essai" ha vivamente protestato, richiedendo un'immediata e radicale revisione delle norme per il conferimento del prezioso riconoscimento che, tra l'altro, assicura ai film che ne usufruiscono diversi benefici di ordine economico. La dichiarazione furente è portata direttamente da Mario Lorini; presidente della Fice, federazione italiana dei cinema d'essai. Secondo Lorin, infatti:"Non sappiamo se e quando sarà emanata la tanto auspicata nuova legge per il cinema, ma il primo provvedimento da adottare subito è senz'altro la revisione della disciplina del cinema d'essai: attribuire la qualifica di 'interesse culturale' all'ultimo film di Neri Parenti, 'Natale a Beverly Hills', rappresenta infatti un vero sabotaggio dell'attuale sistema".
Sempre secondo il presidente, inoltre:"Negli ultimi due anni  siamo rimasti spesso sorpresi dalla scelta di attribuire questa qualifica a opere del tutto prive dei requisiti. Ciò a fronte dei consistenti benefici derivanti, anche indirettamente grazie all'attribuzione automatica della qualifica d'essai, ai film definiti di interesse culturale. La cosiddetta 'legge Urbani' del 2004, introducendo il criterio del 'reference system' per ovviare alla presunta pioggia di finanziamenti statali ad opere non ispirate a logiche di mercato, ha consentito di privilegiare film commercialmente piu' ambiziosi e strutturati, ai danni di autori ed opere più sperimentali e dalla minore resa al botteghino".
"Questa tendenza - conclude amareggiato e preoccupato Lorini - oltre ad imbarazzare fortemente coloro che lavorano da decenni alla diffusione della cultura cinematografica e della diversità dell'offerta, si risolve in un sabotaggio dei vigenti sistemi di sostegno al cinema d'essai, sempre piu' omologato al cinema commerciale".

LA SMENTITA
Ma dal ministero dei Beni Culturali arriva secca e decisa la smenita. In una nota diffusa dal ministero retto da Sandro Bondi si precisa che, Natale a Beverly Hills, "non è stato mai qualificato d'essai" e che, dunque, la pellicola "riveste esclusivamente carattere di film spettacolare ai sensi dell'attuale legge cinema e non è stato mai qualificato d'essai in quanto la commissione competente non l'ha nemmeno visionato. Pertanto - concludono dal ministero - le polemiche odierne sono frutto di notizie totalmente infondate e pretestuose".
Eppure è strano, molto strano, che il presidente in persona dell'associazione cinema d'essai possedesse notizie "infondate e pretestuose" e, senza verificarle, si avventurarsi in una polemica così aspra e ben argomentata. In ogni caso, se la "cultura" della maggioranza degli italiani predilige un certo tipo di film, per buona pace di Lorini, i cinepanettoni sono effettivamente rappresentanti di una "cultura" che, per quanto opinabile, è comunque italiana; o no?

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©