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Naturalia & Mirabilia alla Galleria d'Arte Il Castello, Trento


Naturalia & Mirabilia alla Galleria d'Arte Il Castello, Trento
15/03/2012, 10:03

In occasione della loro prima mostra nella città di Trento, si è deciso di affiancare l’erbario di Elena Brazzale all’insettario di Aura Zecchini affinché si completino a vicenda. Forme e cromie si effondono dalla fragrante/organolettica pittura delle due artiste, le quali sembrano attingere ai segreti scrigni della natura. Se com’è vero la natura aiuta a capire meglio la realtà in cui l’uomo vive, è altresì possibile riconoscere in essa ambiguità e latenze umane; allo stesso modo in cui Zecchini fa corrispondere le sue diafane figurazioni ai vizi capitali (“Superbia” e “Invidia” sono i nomi di alcuni suoi quadri, mentre un’intera serie di opere su carta reca il nome di “Accidia”), ecco che Brazzale implementa le specie botaniche con antropici ammennicoli, creando una commistione tra Dioscoride e Galeno, ossia tra la botanica e l’anatomia. Poiché la natura è indissolubilmente legata all’uomo, ai suoi cambiamenti, alle sue scelte, le due artiste riconsiderano la concezione antropocentrica – che non è soltanto unità di misura per tutto ciò che esiste, ma rappresenta viepiù un universo fatto a nostra immagine e somiglianza – alla maniera di Henri-Frédéric Amiel, perché «noi siamo tutti visionari e ciò che vediamo è la nostra anima nelle cose».

Esercitando la propria volontà sulla natura, le due artiste trapassano in essa e si mantengono in bilico tra naturalia, artificilia e mirabilia. Organici e voluttuosi, i lavori di Elena Brazzale suggono la propria vita dalla sensibilità tecnica e umorale dell’acquerello; su piccoli o grandi fogli di carta assistiamo quindi a una trasfigurazione vegetale, con stravaganti specie botaniche che mettono in mostra la loro pruriginosa – e comunque effimera – esistenza. Nei dipinti su tela l’artista accentua ancor più l’effetto di horror vacui: “Germogli”, “Grovigli” e “Giardini” si affastellano in modo indissolubile, trasformandosi in un vortice di colori e decorazioni al limite dell’astrazione (ma che non per questo risultano meno reali). Le opere di Aura Zecchini si inseriscono invece nella grande tradizione della natura morta, che a ben guardare è un “trionfo della vita”. La calma apparente che si annida in queste opere non è così quiescente come vorrebbe darci a intendere: con un disegno stilizzato, rapido e dinamico, l’artista ci mostra la vitalità del mondo vegetale mentre si sublima nella varietà del linguaggio pittorico. Le infiorescenze naturali finiscono così per confondersi o camuffarsi con il brulicare degli insetti, che cercano di ghermire la scena del quadro. Lo sguardo lenticolare dell’artista-entomologa si ostina a osservare quel “popolo dell’erba”, sempre frenetico, sempre indaffarato, che nasconde dettagli sorprendenti, quasi volesse accentuare la nostra inclinazione alla contemplazione e all’intimismo.

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di Redazione
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