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La crisi del settore e la poca pubblicità

NauticSud 2011: Le critiche e i consensi

A parlarne sono stati i diretti interessati

NauticSud 2011: Le critiche e i consensi
25/03/2011, 16:03

NAPOLI- Anche per quest’anno è stato organizzato il Salone della nautica presso la Mostra D’Oltremare di Napoli. L’evento, un’istituzione nella città partenopea è simbolo di un mercato importantissimo, quello nautico che da sempre è molto a cuore ai cittadini napoletani e non solo.
Nonostante l’entusiasmo e l’affetto del pubblico che da sempre caratterizza questo evento, ad essere critici per questa 42° edizione del Salone, che da qualche anno presenta la doppia esposizione, alla Mostra D’Oltremare e alla Marina di Mergellina, non sono stati solo i visitatori, ma anche gli stessi espositori, i quali, nonostante gli sforzi organizzativi, fatti per essere presenti, non hanno riscontrato l’affluenza di visitatori che si aspettavano. Tra le cause, non solo il momento altamente critico a livello economico, ma anche il clima che non è stato clemente, il numero ridotto di barche esposte, di cantieri e di operatori del settore presenti. A parlarcene sono stati i diretti interessati.
Circa la situazione del mercato della nautica in Italia, il primo a parlarcene è stato il dottor Marco Monsurrò, della Coelmo e presidente dell’ANRC, l’associazione delle aziende nautiche della Campania
Com’è lo stato del mercato nautico in Italia?
“Credo che ci sia stato un punto di discontinuità nel sistema economico italiano e più in generale mondiale. Siamo tornati finalmente a livelli almeno sostenibili, e quindi anche la nautica, che produce e commercializza prodotti particolari ed eccezionali, risente del ritorno di standard economici più sostenibili. Sicuramente la situazione attuale ha fatto diminuire la classe di diportisti. Questa categoria che prima poteva permettersi una barca, adesso è divenuta ridotta, e questo anche perché non c’è più la finanza agevolata per sostenere l’acquisto di un’imbarcazione. Oggi solo chi ha realmente la disponibilità finanziaria acquista una barca”.
Crede che ci siano altri mercati che possano sostenere questo settore?
“Sicuramente, mercati come quelli cinesi, asiatici, mercati medio orientali che sono stati influenzati in maniera ridotta dalla crisi mondiale. Inoltre il fenomeno dell’acquisto all’estero esiste ma resta sempre marginale, e chi lo fa è per avere dei vantaggi di natura fiscale.”
Qui al NauticSud c’è una clientela internazionale?
“No, purtroppo si tratta di una clientela locale”.
Se volesse dare un giudizio personale sull’andamento della fiera di quest’’anno?
“È una manifestazione che sicuramente risente della situazione generale. Le manifestazioni fieristiche sono lo specchio di una situazione esterna, che ha delle cause che spesso superano quelle dell’organizzazione”.
A livello organizzativo cosa si dovrebbe fare secondo Lei?
“Sicuramente le prove in acqua, idea che abbiamo anche noi sposato nella nostra manifestazione “Navigare” che si terrà a Napoli dal 28 aprile al 1 maggio, e che è sicuramente vincente”
Anche il Direttore tecnico e responsabile estero della Manò Marine di Rosario Colella, Valerio Vaccaro risponde alle nostre domande: “ Qualcosa per questo mercato si stia muovendo in Italia, diciamo che ci sono maggiori domande rispetto agli scorsi anni, e questo implica un segnale di crescita della produzione, anche per quanto riguarda i mercati esteri. Tutto il mercato europeo sta iniziando a crescere, soprattutto la Spagna e per quanto riguarda la Manò Marine ci saranno molte soddisfazioni, perché il prodotto piace”.
Secondo lei qual è l’acquirente tipo in Italia?
“Oggi l’acquirente è abbastanza vario. Qui in Fiera abbiamo portato quasi tutta la gamma, anche se l’interesse della clientela è per le barche medio piccole, ed è questa una fascia di utenza elevata, oppure scelgono le imbarcazioni grandi, il segmento medio è quello che inizia un po’ a calare. Per quanto riguarda la clientela internazionale, rispetto agli altri anni, si è iniziata vedere una clientela che non è solo locale, con qualche presenza di visitatori provenienti da fuori regione”. Anche al Dott. Vaccaro abbiamo chiesto un’opinione personale sull’organizzazione della fiera e la risposta è stata: “Diciamo che la struttura è quella che è. C’è stato qualche miglioramento dal punto di vista ‘ornamentale’, ma ci sarebbe ancora moto da fare”.
Cosa si dovrebbe fare per migliorare il settore della nautica in generale e qui nel nostro territorio?
“Il problema principale è la mancanza di porti, ma per questo dovrebbero intervenire le istituzioni che non sono sempre presenti”.
L’aspetto generale del mercato della nautica in Italia non cambia neanche per Giuseppe Schiano, del gruppo della Nautica Schiano : “La situazione qui in Italia non è delle più rosee. Sappiamo che il mercato della nautica è un settore saturo, ma questo perché abbiamo avuto degli anni con picchi massimi di vendite, oggi invece c’è un ritorno alla normalità sia per quanto riguarda le dimensioni sia per la tipologia delle barche. Il mercato si sta orientando verso il gommone o la barca da pesca. Certo si vende, ma in minore quantità. Il mercato della nautica è un mondo a sé, anche perché c’è bisogno di molta passione, e si deve incoraggiare la gente ad avvicinarsi a questo mondo implementando anche i servizi. La barca è un bene di lusso e deve essere preservato come tale, ma si deve comunque dare anche la possibilità di andare in acqua e di possedere un’imbarcazione piccola o media senza dover sostenere spese eccessive”.
Non cambia anche il parere sul NauticSud: ” Ha sempre un suo valore, diciamo ‘affettivo’ anche se l’organizzazione è carente”.
Proseguendo la nostra visita, e dopo aver attraversato i primi padiglioni, arriviamo negli ultimi due, dove infine lo spazio è stato riservato alle barche più grandi. Qui abbiamo incontrato Maurizio Micello, della Rio Yacht, che ha affermato : “Non è un buon periodo, ma si riesce a vendere. Il NauticSud è favorevole per questo mercato e ci permette sempre di vendere, ma già da qualche anno l’organizzazione lascia a desiderare. Credo che questo sia l’ultimo anno di quest’organizzazione. Le cose che si dovrebbero fare sono tante, ad esempio aumentare i posti barca, e soffermarsi su un miglioramento delle gestioni”.
Proseguendo abbiamo visitato lo stand della Sessa, parlando con il responsabile Paolo Barra: “L’Italia è sicuramente uno dei primi produttori d’imbarcazioni da diporto-ha affermato Barra- però dato il momento di crisi generale, è un settore che si sta spegnendo. È stato favorito dal leasing prima francese e poi italiano, però ciò non è bastato. Bisogna aspettare e resistere, oltre che continuare a investire. Sicuramente ci sono i mercati dei paesi emergenti, e non solo quello cinese, ma anche quello sud americano e quello indiano, il problema è che in questi paesi non ci sono ancora le strutture per poter vendere barche. C’è un potenziale mercato, che può contare su una classe emergente, ma non ci sono porti a sufficienza e non è ancora ben sviluppata la cultura della nautica o, come per esempio in Cina, dove non tutti amano prendere il sole. L’organizzazione di quest’anno -prosegue Barra- è come al solito, sicuramente migliore rispetto a dieci anni fa, ma ancora insufficiente per quelle che sono le esigenze di noi operatori. Promuovere il mercato significa anche creare nuove strutture”.
Nel Salone abbiamo incontrato Giuseppe Caniglia, imprenditore napoletano, che insieme all’ingegner Inno, ha intrapreso alcune iniziative commerciali, che ci ha risposto : “Certamente oggi il comparto della nautica attraversa un momento poco felice, per una serie di problemi strutturali non risolti, cui se ne sono aggiunti altri di carattere economico. Credo che da ora si dovrà ragionare in termini associativi, per affrontarli e cercare di risolverli. In Italia e al sud ci sono tutte le competenze e le capacità per uscirne rafforzati, anche rivolgendosi a mercati internazionali dove l’economia è da anni in forte crescita e dove in alcuni casi sta nascendo e in altri crescendo la voglia di barche, e di tutto ciò che la nautica può offrire. Principalmente le nostre iniziative si rivolgono a questi mercati, iniziando dalla Cina, dove abbiamo alcuni progetti a breve, tra cui la partecipazione di una delegazione d’imprenditori del settore alle Fiere Internazionali di Shanghai e di Qingdao, con la promozione d’imbarcazioni e prodotti di eccellenza del Made in Italy in maniera permanente.
L’ultima intervista è stata per Vincenza Gallo dei cantieri Salpa che ci ha detto : “ Risentiamo molto anche di altri fattori, per esempio di eventi disastrosi come quello dell’economia o come quello accaduto in Giappone, elementi che possono sicuramente influenzare il nostro settore.Un aspetto che ci colpisce è quello della filosofia del tipo di cliente cui si rivolge quest’azienda. Molta attenzione è data alla famiglia. L’utente è scelto con cura e si cerca di dare particolare valore all’uso della barca, considerata come una cosa positiva e non solo come bene di lusso. Un momento per stare insieme e insegnare il rispetto per la natura - prosegue - e allo stesso tempo avvicinare anche i giovani a questo concetto. Speriamo che in questo momento di crisi ci siano i clienti migliori, quelli più educati alla nautica da diporto e quelli che possano veramente apprezzare il mare, perché in passato c’è stato l’abuso nel comprare la barca senza neanche averne la passione o saperla condurre.”
Cosa ne pensa dell’organizzazione del NauticSud?
Ci sarebbe dovuta essere una maggiore pubblicità. Non essendo una grande fiera, dovuta anche ai pochi espositori, quello che potrebbe emergere è un segnale negativo, e questo potrebbe portare a un disamore del cliente che l’anno prossimo potrebbe pensarci bene prima di visitarla. Speriamo che la gente non ci faccia caso e dimentichi.
Ha notato particolari differenze con la fiera Big-Blu di Roma?
La fiera di Roma è bellissima come struttura, ma anche lì ci sono delle cose che non vanno. Hanno tenuto troppo distanti le due tipologie di offerte presenti nei padiglioni, e quindi è stata a mio parere troppo dispersiva. Sono quindi due fiere che devono essere riviste. A conti fatti -prosegue- sembra assurdo che una città come Napoli, dotata di un paesaggio invidiabile, di un amore smisurato per la nautica, non sia capace ancora una volta di valorizzare le proprie potenzialità. Il salone internazione delle barche da diporto potrebbe essere il fiore all’occhiello della nostra città, e favorire non solo il settore della nautica ma anche il turismo. Con le nostre credenziali potremmo essere conosciuti ancora di più, non solo in Italia ma anche all’estero. Come sempre restiamo indietro, e quello che continua a caratterizzarci è purtroppo la mediocrità.

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di Alessia Tritone
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