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Torre del Greco. Ricordi artistici della Città corallina

Nicola Ascione. Il titano della scenografia, della prospettiva e del colore


Nicola Ascione. Il titano della scenografia, della prospettiva e del colore
18/05/2010, 12:05

 

Nell’ambito di un ciclo itinerante, organizzato dall’Associazione culturale Pro-Loco di Torre del Greco e dal giornale La tofa, il 12 maggio scorso il Presidente del sodalizio torrese Antonio Altiero e il Direttore editoriale de La tofa Antonio Abbagnano, presso la galleria d’arte “Riflessi inconsci” di Maria Scognamiglio, hanno ricordato il maestro Nicola Ascione (1870-1957), indimenticabile artista corallino.
Il maestro Ascione fu allievo di Domenico Morelli e Filippo Palizzi. Si impose come altarista nel 1899 quando, a soli 29 anni, su incarico del Comune di Torre del Greco, realizzò l’altare di fabbrica dal titolo “L’uscita degli ebrei dall’Egitto” e, in via Fontana in direzione di corso Cavour, diede vita all’Altare “d’’a Calabresella”, così chiamato in onore della moglie del committente che, verosimilmente, era di origine calabrese. Fu l’autore, sempre in quest’anno, della “Porta trionfale” di Capo Torre su disegno del prof. Taverna. La costruzione del telaio fu affidata a Michele e Stanislao Di Donato.
Se Enrico Taverna, architetto futurista torinese, fu insuperabile artefice di decorazioni luminose, Nicola Ascione rivoluzionò la tecnica di costruzione degli altari.
I primi altari erano costituiti da stoffe e classificati come di “panno” o di “paratura”. Il cartonaggio era utilizzato per la costruzione delle statue; i veli per le nuvole e la carta dorata, argentata e colorata per le decorazioni.
L’opera intitolata “I Martiri cristiani”, si legò ad un mistero. Essa era di una tale drammaticità pittorica, tanto che il Clero locale decise di conservarla all’interno della Basilica di Santa Croce, sulla porta dell’ingresso principale. Più tardi, purtroppo, l’opera fu distrutta per mano di vandali. Il maestro Ascione, come sempre accade ai grandi spiriti, aveva diversi nemici.
L’impegno pittorico di questo artista va ben al di là della Festa dei Quattro Altari. Egli amava profondamente la Roma antica, dipinse paesaggi costellati di templi, statue, sfingi. Anche nelle pitture di grande impegno pittorico e compositivo, come i soffitti di case padronali, le Chiese, gli Altari infusi di romanticismo, Ascione ricercava e rappresentava, con inusitata abilità, quella atmosfera ricca di sole nostrano.
Un saggio della sua arte è testimoniato da un progetto realizzato per un ventaglio del 1891 dipinto con tempera su seta e esposto nella galleria d’arte di Maria Scognamiglio in occasione della serata dedicata al Maestro.
Con poche tonalità e interventi pittorici realizzava un’opera suprema. Ascione trasfuse eleganza pittorica nell’immortalare il profilo della giovane ritratta sul ventaglio, mostrando un legame profondo alla pittura napoletana del tardo Ottocento.
A ricordare Ascione sono i pensieri dello scultore e pittore Vincenzo Borriello e quelli dello scenografo Raffaele De Maio.
Ma è De Maio che con emozione viva, quasi con pathos, rivela i segreti dell’arte di Nicola Ascione.
“L’altare è un’opera d’arte – racconta - esso rappresenta più di una scenografia, perché non è data una traccia, ma, in realtà, è un soggetto che è nella mente dell’artista. La particolarità di Nicola Ascione - continua- sta nel fatto che dipingeva gli affreschi depositando i colori sull’intonaco. Non utilizzava una tela”.
Il ricordo di Nicola Ascione rapisce ancor più il professore De Maio che, visibilmente emozionato, racconta la vita e l’opera di questo grande Maestro.
“Nicola Ascione era un uomo simpaticissimo, un uomo da bell’èpoque. Dipingeva con eleganza, con straordinaria vivacità. Sempre con il camice bianco, Ascione si accompagnava ad un eterno mezzo sigaro toscano, stretto tra i denti” rammenta De Maio. Poi, ne ricorda la scomparsa: “Nicola Ascione morì a Napoli, in un giorno in cui il sole non brillava in cielo, nel popolare Borgo S. Antonio Abate. Era il 1° marzo 1957. Durante i funerali l’amico e prof. Raffaele Raimondo disse “… in una giornata piovigginosa, grigia, scolorita, si è scolorita una prestigiosa e singolare tavolozza”.
Una relazione ricca di sentimenti d’amicizia e d’ammirazione per il maestro Nicola Ascione. Una evocazione della memoria di questo grande artista di Torre del Greco che il professore e maestro Raffaele De Maio, già scenografo presso il Centro produzione Rai di Napoli fin dal 1960 e artista di spicco della Festa dei Quattro Altari, anch’egli un’icona insuperabile di questo evento corallino per il quale ha avuto un ruolo polivalente: progettista e realizzatore di altari, di altari dipinti e di luminarie, ha voluto regalare ad un nutrito gruppo di convenuti.
De Maio è anche autore di due libri sulla Festa dei Quattro Altari: “La scena della festa” nel 1985 edito da Guida e, nel 2009, “La festa, immagini della memoria” edito dall’Associazione Amici delle Arti – Lucio Beffi.
De Maio è stato anche progettista, negli anni d’oro della Piedigrotta, di diversi carri allegorici. Nel 1990 ha ideato e realizzato il carro trionfale dell’Immacolata a Torre del Greco.
Ivana D’Addona, giovane e talentuosa musicista, ha introdotto e concluso la serata, dedicando al maestro Nicola Ascione alcune delle sue più profonde e straordinarie musiche al piano.
 
 
Nella foto - Nicola Ascione.Ventaglio dipinto con tempera su seta,1891.
 
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di Rossella Saluzzo
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