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Nidil Campania: "Chi fa male alle donne fa male alla società"


Nidil Campania: 'Chi fa male alle donne fa male alla società'
23/11/2012, 11:46

"Chi fa male alle donne fa male alla società" è quanto afferma in una nota NIDIL CGIL Napoli e Campania alla vigilia della Giornata Internazionale contro le violenze sulle donne.

"Siamo soliti pensare alla violenza esclusivamente come ad un atto fisico - afferma Antonella Pacilio, componente della
segreteria del sindacato degli atipici CGIL - ma le aggressioni cui è sottoposto il mondo femminile assumono forme molteplici e spesso difficilmente dimostrabili e denunciabili".
"Mi riferisco alla violenza morale, fatta di atteggiamenti, di frasi, ma anche di carriere interrotte a causa di sessismo e pregiudizio". 
"Così come è violenza la mancanza di un welfare in grado di sostenere le lavoratrici e l'impossibilità, specie al sud, di trovare un lavoro che sia in grado di far conquistare ad una donna l'emancipazione economica che è il primo tassello per l'emancipazione femminile".
 
"Già l'anno scorso - continua Pacilio - NidIL Napoli e Campania aveva denunciato quanto la precarietà fosse donna. Tale dato con la crisi si è andato ad acuire. Le donne, e ad affermarlo non è solo NidIL ma lo SVIMEZ, sono segregate tra part-time coatto e inattivismo e la questione femminile nel nostro Paese si pone essenzialmente come una questione meridionale".
"E' lo stesso istituto - afferma Pacilio - a denunciare che non è esagerato oggi parlare di vera e propria segregazione occupazionale delle donne che nel Mezzogiorno scontano una precarietà lavorativa maggiore sia nel confronto con i maschi del Sud sia con le donne del resto del Paese".

"La quota di donne meridionali occupate con un contratto a tempo parziale (27,3%) - precisa Lucia Capezzuto, componente
 della segreteria NidIL Napoli e Campania - è inferiore di quasi 3 punti rispetto a quella del Centro-Nord (29,9%) e, aspetto ancora  più allarmante è che il 67,6% di queste lavora part-time perché non ha trovato un lavoro a tempo pieno".
"Ma è un altro dato - aggiunge  Capezzuto - a darci uno spaccato della condizione di subalternità cui sono relegate le donne, specie se meridionali, e cioè il tasso di inattività che riguarda ormai due donne meridionali su tre".
"Ciò che colpisce, però, è che quasi l’82% delle donne inattive del Mezzogiorno afferma che la decisione di non cercare lavoro dipende in primis dalla prospettiva di un’occupazione con una retribuzione bassa e discontinua. In pratica - conclude Capezzuto - molte donne preferiscono stare a casa perchè la retribuzione spesso non è in grado di coprire le spese necessarie a consentire alla lavoratrice di affrontare in modo adeguato i carichi di lavoro e di conciliare questi con i tempi di vita".

"Lavoro scarsamente qualificato e sottopagato è  la firma dell'occupazione femminile in Campania e nel Meridione" - afferma il coordinatore regionale di NidIL Napoli e Campania Angelo Savio.
"Parliamo di giovani studentesse o laureate e di madri, spesso separate o divorziate, che affollano i call center, o forniscono servizi socio-assistenziali".
"Sono donne che si accontentano di stipendi da fame che lavorano per quelle cooperative che forniscono in appalto servizi per enti pubblici dalle casse vuote, impossibilitati a pagarle. Sono tantissime le vertenze aperte dal NIdIL nel corso degli ultimi mesi - conclude Savio - segno della cecità di Governo e istituzioni locali sulla necessità di investire sul buon lavoro che è prima di tutto, occupazione femzminile". 

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di Redazione
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