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"Nina 'a scimunita": la condizione delle donne del Sud Italia a teatro


'Nina 'a scimunita': la condizione delle donne del Sud Italia a teatro
03/05/2012, 11:05

Il libro-intervista “Anticorpi”, della scrittrice Luisa Cavaliere, diventa uno spettacolo teatrale sulla condizione della donna nel Sud Italia: “Nina ‘a scimunita”.
Il monologo, scritto e diretto da Fiorenzo De Vita, prende vita sul palco grazie all’interpretazione dell’attrice Biancarosa Di Ruocco, portando in scena le parole, i ricordi e la vita di tre celebri donne del Sud esistite realmente e tutt’oggi attive in campo culturale (due sono scrittrici, tra cui la stessa autrice, mentre Emma Dante, a cui è dedicato lo spettacolo, è una regista teatrale), incarnate nella figura di Nina, simbolo dell’emancipazione da una cultura oppressiva.
L’analisi sociale insita allo spettacolo parte dalla messa in mostra di quelli che sono i preconcetti verso la figura della donna per sfociare in una critica più ampia che mette in mostra come questi atteggiamenti non si fermino alla sola oppressione della figura femminile in quanto tale ma sono alla base dello svilimento del pensiero umano in toto, modi di pensare limitati e limitanti che permettono a piaghe quali la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta di trovare terreno fertile dove attecchire.
“Nina ‘a scimunita” rappresenta un percorso, doloroso ma dovuto, di emancipazione, di una donna incinta, bambina e vecchia al contempo, costretta a dover crescere più in fretta del dovuto.
Lo spettacolo è un omaggio alle donne narrate dall’autrice, Luisa Cavaliere, ma anche alla regista teatrale Emma Dante, sin dal titolo, ispirato a un personaggio della sua opera “Carnazzeria”.
«Il lavoro teatrale diventa nel nostro progetto anche un momento didattico importante, volto alla sensibilizzazione dei giovani (e anche non) nei confronti di una società che ancora vive nella tacita accettazione di una discriminazione razziale vera e propria basata sul genere, una società di stampo patriarcale che rivela questa sua natura subdola nelle sue più perverse manifestazioni: la mercificazione del corpo femminile e la conservazione della struttura di sistemi-famiglia su cui si fondano le strutture della mafia. Situazione che tuttavia mette luce anche sulla faccia positiva di questa medaglia: una forza inespressa della donna del sud Italia, che per secoli è stata capace di sopportare tale condizione e che deve cominciare ad essere vista come potenziale positivo, creativo, partecipativo nella creazione del futuro delle nostre terre».

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di Redazione
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