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NOTTE DEI FALO' A NUSCO


NOTTE DEI FALO' A NUSCO
09/01/2009, 13:01

Due giorni di visite guidate ad uno dei cento borghi più belli d’Italia: un’altra novità per la nuova edizione della Notte dei Falò di Nusco, in programma sabato 17 gennaio.

 
Oltre alla musica del Mediterraneo, agli spettacoli e all’enogastronomia d’eccellenza, per due giorni le migliaia di visitatori che arrivano in Irpinia per l’occasione da diverse regioni d’Italia, avranno l’occasione di compiere visite guidate con personale specializzato al centro storico e ai tanti monumenti di Nusco, sia nella giornata di sabato 17 gennaio che domenica 18. Le visite si svolgono su prenotazione, contattando lo Studio A2 di Avellino ai numeri 320.9061021 oppure 393.8769198.
 
La Notte dei Falò di Nusco - fatta di fuoco e suoni, di tradizioni etniche e contadine e di sapori da scoprire – si ripete ormai da quattro secoli con immutata suggestione, unendo tradizione e modernità, in una rivisitazione autentica della memoria secolare di una comunità.
 
Quest’anno già da ora di pranzo saranno aperti gli stand enogastronomici, mentre alle ore 17 come da tradizione il Sindaco Giuseppe Del Giudice accenderà il primo falò, accompagnato da suggestivi fuochi pirotecnici, dall’esibizione degli sbandieratori di Cava de’ Tirreni e dall’avvio della musica, che trasformeranno il centro storico di Nusco in un grande laboratorio di musica etno-popolare a cielo aperto, compiendo un vero e proprio viaggio nel mondo della musica etnica e popolare, con spettacoli e artisti di strada lungo i vicoli del centro storico.
 
Anche quest’anno saranno allestite aree camper presso la zona delle scuole in Via Claudio Ogier.
 
La Notte dei Falò nasce come rito propiziatorio nel XVII secolo. E’ la Festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e della comunità contadina. I primi falò venivano accesi per scacciare la peste, che nel 1656 solo a Nusco fece registrare ben 1200 vittime. In tutto il Regno di Napoli, alla fine del XVII secolo, veniva distribuito il pane di Sant’Antonio, preparato con la parte più pura del grasso di un maiale in tenera età. Si trattava di una sorta di unguento per curare l’infezione da Herpes Zoster, detto il “fuoco di Sant’Antonio”. I falò venivano quindi accesi per purificare i luoghi ma anche i corpi, invocando le virtù taumaturgiche di Sant’Antonio.

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di Redazione
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