Cultura e tempo libero / Mostre

Commenta Stampa

Venerdi 15 gennaio con contributi di vari artisti

Ofca rende omaggio al gallerista De Simone


Ofca rende omaggio al gallerista De Simone
09/01/2010, 09:01

CASERTA - “Una strana gioia di vivere”: questo il titolo dell’omaggio che verrà dedicato a Massimo De Simone venerdì 15 gennaio alle ore 19 nell’OfCA, l’Officina Cutillo Architetti di Caserta in via Cesare Battisti 76.

Sarà una serata evento in ricordo del famoso gallerista casertano, che “il vuoto colorava d’arte”. Nell’occasione la poetessa Maria Grazia Calandrone leggerà alcune delle sue poesie
e saranno proiettati filmati originali di Tano Festa e Franco Angeli, oltre ai video curati da Sara De Simone.

Saranno esposte, solo in occasione dell'evento, opere di proprietà dello Studio Oggetto degli artisti Man Ray, Del Pezzo, Paladino, Schifano, Arman, Tapies, Boetti, Angeli, Festa, Kounellis, Beuys, Pistoletto, Chiari, Rotella, Viparelli, Donzelli, Del Donno, Marello e Tariello.

Inoltre, saranno presentate al pubblico le foto di Fabio Donato, oltre agli “appunti fotografici“ di Alessandro Manna.

Matteo De Simone, fratello del gallerista, nel presentare la serata scrive: “Ci sono uomini che vivono sospesi tra terra e cielo sognando un mondo diverso. Non più bello o più brutto, ma un mondo in cui l’arte possa illuminare, confortare, sostenere il nostro destino di essere soltanto uomini. Questi uomini, come scrive Sandro Penna, hanno una strana gioia di vivere.

Ogni cosa per loro deve avere un colore ogni vuoto deve essere colmato, perfino il nero, quando li avvolge, conserva una brillante lucentezza.

Massimo De Simone credeva a volte con sicura innocenza a volte con fiduciosa semplicità in una diversa possibilità di abitare l’esistenza: un mondo in cui l’ignoranza dominante potesse essere, almeno per un attimo, diradata dalla luce di un colore, dalla forma di una pietra, dalla consistente vitalità di un’opera.

Questa iniziativa era stata immaginata da lui poco prima della sua scomparsa, pensava continuamente a programmare nuovi eventi, il suo imperativo era ripartire. Odiava l’immobilità. Era sempre disponibile a lasciarsi possedere dalla passione per un nuovo progetto artistico, aperto a confrontarsi con il diverso ed il non conosciuto, lavorava per l’aggregazione, la connessione, il confronto”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©